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Petrucci e la sfida della vita: in BMW per vincere, in barba alla sfortuna

Nel 2026 Danilo avrà tra le mani la moto dell'utimo dominatore tra le derivate di serie Razgatlioglu e per lui sarà una prova del nove. A 34 anni la carta tedesca potrebbe essere l'occasione per lasciare un segno importante nelle due ruote

SBK: Petrucci e la sfida della vita: in BMW per vincere, in barba alla sfortuna

Al  termine di Gara 1 ad Aragon aveva dichiarato: “Avverto la pressione di ereditare la moto che vince tutte le domeniche”. Anche se il Mondiale SBK appena concluso a Jerez non si è poi rivelato  un assoluto monologo, ma ha garantito alla Ducati di Bulega la possibilità di mettersi in mostra, quella che si troverà ad affrontare Danilo Petrucci a partire dalla prossima stagione ha effettivamente il sapore dell’impresa.  Se tra le fila del team Barni il ternano ha potuto trovare “giustificazioni” per delle prestazioni non sempre da prime posizioni trattandosi di una struttura piccola e priva degli agi di una factory, con BMW, sin dal debutto iridato in Australia il prossimo febbraio, sarà chiamato al risultato.

Una squadra vincente desidera soltanto ripetersi, di conseguenza per l’ormai ex ducatista il tempo dell’apprendistato potrà durare quanto un amen, poi sarà chiamato a dare prova di essere all’altezza del compito e  della fiducia che i tedeschi gli hanno accordato preferendo puntare sulla sua esperienza, anziché prediligere la freschezza e la sfrontatezza della gioventù.

Avere tra le mani un mezzo che con Toprak Razgatlioglu ha volato, non significa comunque che avrà davanti a sé una discesa. Al di là dell’obbligo di fare bene, l’italiano dovrà liberarsi di un elemento che ne ha finora influenzato e penalizzato il percorso sportivo: la sfortuna, presente perlopiù sottoforma di infortuni, in corsa, ma ancor più di sovente in allenamento.

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Era già successo nel 2024 quando cadde da una moto da cross fratturandosi mandibola e clavicola e si è ripetuto alla vigilia del round dell’Estoril con un incidente in palestra che gli ha provocato la rottura del quarto metacarpo della mano destra, impedendogli di prendere parte ai due eventi decisivi che avrebbero potuto consacrarlo a terzo assoluto della generale permettendogli di salutare Borgo Panigale con il sorriso.

Capace di buttare costantemente il cuore oltre l’ostacolo, ogni volta l’ex MotoGP ha dimostrato di sapersi rialzare, ma soprattutto di non avere timore delle sfide, anche quelle più estreme. Si pensi ad esempio alla sua doppia partecipazione alla Dakar, la prima in sella ad una KTM nel 2022, dove vinse addirittura una tappa, ma pure lì si trovò alle prese con cadute più o meno gravi, come quella nella sesta speciale che richiese cinque punti di sutura al gomito, e la seconda proprio quest’anno su un camion Iveco Powerstar, avventura che però ha dovuto chiudere anzitempo per un capottamento  a cui è seguito un problema di saluto ad uno degli altri due membri dell’equipaggio.

Vincitore di due GP nella top class del Motomondiale, precisamente al Mugello nel 2019 e a Le Mans nel 2020, in SBK ha calcato più volte il podio riuscendo però a brillare soltanto nel weekend di Cremona del 2024 dove fu imprendibile per chiunque. Adesso, come detto, Petrux dovrà, per forza di cose, cercare di invertire la tendenza avversa della sorte e dare tutto per complicare la vita all’amico Bulega, il quale già viene dato per vincitore di un Mondiale con pochi o nulli altri papabili al titolo.

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Alla luce dell’ultimo infortunio, però,  anche la marcia di avvicinamento alla nuova vita con il marchio di Monaco di Baviera ha subito uno stop. Infatti, il recente intervento chirurgico alla mano gli renderà impossibile essere al via della prima due giorni di test in programma il 21 e il 22 ottobre in Andalusia. Dunque, per questo motivo, per saggiare finalmente la sua nuova BMW, acquisita da un tre volte iridato, dovrà attendere addirittura il 26 e 27 novembre. Non certo un aiuto.

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Chiara Rainis