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Baldassarri: “Con Go Eleven solo grazie ai soldi? Chi ne capisce sa quanto valgo”

INTERVISTA - “Ho voluto chiarire, perché mi ha mandato in bestia aver perso delle opportunità in passato proprio per dei piloti con la valigetta. Go Eleven era la mia priorità dal 2024, hanno visto il fuoco nei miei occhi. La MotoE? La gente non è pronta per l’elettrico”

SBK: Baldassarri: “Con Go Eleven solo grazie ai soldi? Chi ne capisce sa quanto valgo”

Lorenzo Baldassarri ci ha sempre creduto. Anche quando è stato sul punto di mollare, di appendere il casco al chiodo dopo le mille difficoltà che ha incontrato in una carriera costellata da infortuni e alti e bassi, il pilota marchigiano ha sempre trovato la forza di andare avanti. Di continuare a perseguire la sua passione, con la strenua convinzione che un giorno sarebbe riuscito a rialzare la testa e a tornare a lottare per le posizioni che gli competono.

Una voglia di rivalsa e una fiducia nei propri mezzi che lo hanno portato a lottare per il titolo all’esordio in MotoE, e prima ancora in Supersport, e che lo porteranno nel 2026 a tornare a schierarsi al via del Mondiale Superbike. Raccogliendo il testimone da Andrea Iannone, in sella alla Ducati del team Go Eleven. Lo abbiamo contattato a pochi giorni dall’annuncio, per farci raccontare come sta vivendo questo momento.

Lorenzo, finalmente è arrivata l’occasione che stavi aspettando.
“Sinceramente, negli ultimi due anni ero in un limbo in cui non sapevo nemmeno io se gettare all’aria anni di sacrifici, di fatica fisica e mentale, di soldi e di sponsor; o se provare ancora, per l’ennesima volta, a rialzarmi. Ci sono tante cose dietro le quinte che le persone non vedono e anche in Moto2, con infortuni su infortuni, avevo pensato di smettere. Ma per fortuna ho dei genitori che hanno sempre supportato ogni mia scelta. Adesso, con questa firma posso tirare un sospiro di sollievo. Sono molto contento, perché Go Eleven è una squadra familiare, che ha voglia di fare, che lavora in modo professionale e che credo che possa finalmente mettermi nelle condizioni per poter stare sereno, fare il mio lavoro, dare il massimo e divertirmi. Ottenendo ovviamente anche il riscontro di cui abbiamo bisogno in termini di risultati. Avrò anche una moto che non ha bisogno di pubblicità: la versione stradale della Panigale, con cui ho corso anche al CIV, andava da Dio e sono andato molto forte. Non vedo l’ora di provare la versione da pista, che dicono essere di un altro livello”. 

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Sai già quando la proverai per la prima volta?
“Non ancora. Sarei dovuto andare a Jerez per i test, ma purtroppo non è detto che parteciperemo. Il team sta facendo di tutto per cercare di farmi fare qualche giro con la moto nuova prima della fine dell’anno. Sono ancora in attesa, quindi non è ancora detta l’ultima parola, però non penso sarà fattibile partecipare a quel test”.

Considerando come ti sei trovato con la versione base della nuova Ducati, credi che la Panigale V4 R possa essere la moto giusta con cui esprimere tutto il tuo potenziale?
“Sì. Le sensazioni che ho avuto la prima volta che l’ho provata sono state un po’ come quelle che avevo quando mi ero cucito addosso la Moto2: guidavo d’istinto e corpo e moto erano un binomio perfetto. Con la Moto2 ero sempre un po’ sacrificato in termini di leve e di peso, mentre questa moto sembra costruita per la mia stazza. Credo che potremo dire la nostra già in partenza. Anche se dovrò sicuramente adattarmi alle nuove Pirelli e alla moto in versione pista, che è sempre diversa da quella stradale, ma non è necessariamente più difficile. Una volta messe le ruote in pista, potremo capire qual è il punto di partenza e fissare degli obiettivi su cui lavorare”. 

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Hai qualche ambizione in particolare per il prossimo anno?
“Non nascondo che mi piacerebbe raggiungere dei podi e magari la mia prima vittoria nel Mondiale Superbike. Mi piacerebbe affacciarmi qualche volta al podio e al gradino più alto, che nel mio primo anno, per una serie di motivi, vedevo purtroppo con il binocolo. Ma come dicevo prima, fisseremo degli obiettivi dopo che sarò sceso in pista e in base al livello che avrò in occasione della prima gara. Sarà una bella sfida e sono pronto a tutto”.

In Superbike non ripartirai soltanto da una nuova moto, ma proprio da una maturità e un progetto completamente diversi da quelli che avevi all’esordio con GMT94.
“Sì. Avrò un team che ha esperienza, anziché una squadra alle prime armi con una moto che faceva fatica anche con il team ufficiale. Poi adesso sono cresciuto e sono maturato, anche grazie al debutto in MotoE. Tanti lo considerano un campionato di serie C, ma non è stato semplice. Lì cambia tutto: non solo la moto ma anche il format, che non ti permette di girare molto. Una delle mie debolezze in passato era essere veloce sin dai primi turni e in MotoE penso di essere migliorato molto in questo aspetto. È stata una bella palestra e mi ha dato tempo per riflettere, resettare e ricaricare le batterie”.

Come è nata questa opportunità con Go Eleven?
“Avevamo già parlato l’anno scorso, ma dopo il rinnovo di Iannone non se n’è fatto nulla. Si parlava di una seconda moto, ma né io né la squadra eravamo pronti, quindi non ho voluto forzare. Nel frattempo mi si era anche aperta la possibilità di correre in MotoE, così ho deciso di farmi un anno di ricarica elettrica (ride ndr.). Quest’anno abbiamo ripreso i contatti circa a metà stagione. Ho tenuto questa opzione un po’ in stand-by, per fare una serie di valutazioni sul futuro, ma non nascondo che rappresentava una delle mie priorità sin dall’anno scorso. Quando ho saputo che avrebbero comprato la moto nuova mi sono buttato e ho unito le forze con le persone che mi sostengono e mi sono vicino, per trovare un accordo insieme al team e le condizioni migliori per poter esprimere al massimo il mio talento”. 

Tramite i social hai subito voluto rispondere a chi dice che è solo questione di soldi. 
“Sì. Lì per lì mi sono fatto una grossa risata, perché mi fa ridere il fatto che fino a questo momento mi sono sfumate spesso delle grosse possibilità proprio perché sono arrivati dei piloti con la valigetta e senza un curriculum come il mio, che ho dimostrato di poter vincere in tutte le categorie, a parte la Superbike. È una cosa che mi ha mandato in bestia in passato. Quindi, ci tenevo a chiarire per chi magari ha cominciato a vedere le gare l’anno scorso, ha visto che ero quasi ultimo in Supersport e si è chiesto come avessero fatto a prendermi. È un discorso che ci può anche stare (ride ndr.). Questo è stato il motivo di quello sfogo, anche se non serve a niente: è meglio che a parlare siano i risultati. Chi ne capisce sa quanto valgo, cosa ho fatto e cosa posso fare”. 

Quale pensi sia l’aspetto che ha convinto Gianni Ramello e la sua squadra a puntare proprio su di te?
“Penso sia stata la mia fame e la voglia di rivincita. Quando ho parlato di persona con Ramello e Sacchetti, credo abbiano visto proprio quel fuoco e quella voglia nei miei occhi. Poi sanno che sono un pilota veloce, che ho ottenuto dei gran risultati e che spesso gli alti e bassi dipendono da una serie di situazioni che vanno oltre il pilota. Il talento è sempre quello, ma io sono evoluto: ho migliorato il mio approccio alle gare, con le persone e con tutto quanto. Sono un pilota che non smette mai di migliorare e di impegnarsi. Anche loro hanno voglia di rivincita e di un po’ di serenità dopo un anno difficile e hanno pensato che insieme avremmo formato una bella combinazione”. 

Prima di pensare al 2026, però, dovrai provare a chiudere in bellezza in MotoE.
“Sì, sono ancora in lotta per il titolo e il campionato è tiratissimo. Sin dall’inizio della stagione mi ero prefissato l’obiettivo di essere costante, più che esplosivo. Aver sempre chiuso tra i primi 6, tranne Gara 1 a Misano, è proprio ciò che mi ha portato a essere uno dei contendenti al titolo, con 12 punti di ritardo dalla vetta. Però mi manca ancora la vittoria. Non vedo l’ora che arrivi l’ultima gara a Portimao”.

L’ultimo Round prima della sospensione del campionato. Cosa ne pensi di questo epilogo?
“Ce l’hanno comunicato a Misano ed è stato sicuramente un bel colpo per le squadre e per i piloti, molti dei quali sono rimasti a piedi. È un peccato che sia finito tutto, perché si trattava comunque di un Mondiale, con delle moto fighe e delle gare combattute fino all’ultima curva. Però credo che la breve durata e il fatto che le moto non fanno rumore renda il tutto un po’ ostico. Forse la gente non è ancora pronta all’elettrico, ma in futuro potrebbe anche tornare”.

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Daniela Piazza