Scattato dall’ottava posizione e giunto terzo al traguardo Alvaro Bautista ha chiuso il sabato di Jerez soddisfatto non solo per il risultato ottenuto, ma soprattutto per i bei duelli di cui si è reso protagonista. “È stata una gara divertente. Peccato che la battaglia fosse per il terzo posto e non per la vittoria, ma almeno ho fatto un po’ di spettacolo. Nel complesso sono contento perché ieri non mi ero sentito molto a mio agio in sella, un po’ come lo scorso anno tanto che ero caduto essendo al limite, ma dopo aver apportato una modifica all’assetto stamane, in un attimo si è risolto tutto”, ha affermato evidenziando poi i soliti problemi lo stanno accompagnando da mesi.
“Come sempre i primi giri sono stato un passeggero. Quando cerco di indirizzare la moto in un certo modo, lei non mi segue. Dopo 6/7 giri la situazione migliora, ma prima posso solo cercare di difendermi e non perdere tanto. Questa è una lezione che ho imparato man mano in quanto nei primi round spingevo sin dal via più di quanto la moto riuscisse a sostenere e cadevo. Adesso invece, riesco ad essere costante”, ha spiegato.
Lo spagnolo è stato protagonista di un testa a testa con Vierge e Alex Lowes con tanto di doppio sorpasso in contemporanea. “Quando hai due piloti vicini tra loro può capitare. Generalmente cerchi di passarne uno. Ad certo punto sei lì, freni e ti rendi conto che rischi di colpire l’altro, dunque puoi solo rilasciare i freni ed andare lungo, ma sono stato fortunato a fermare la moto. E’ stato bello. Alla curva 2 ho fatto anche un bel salvataggio perché ero quasi per terra e pure lì sono stato fortunato. In quel frangente Xavi e Iannone mi hanno ripassato, comunque mi sono divertito con quei sorpassi”, ha confessato.
In merito all’approccio con cui si è avvicinato a Gara 1 l’iberico ha quindi rivelato: “Ieri pomeriggio ho capito di dover tenere la mente sgombra e non pensare troppo alle prove libere perché ero molto frustrato non essendo riuscito a guidare. Dunque, mi ero ripromesso di fare la gara su Locatelli che era il mio riferimento per il weekend. Tuttavia, il mio capotecnico Giulio Nava mi ha proposto di apportare una modifica inedita, ho accettato ed effettivamente c’è stato un miglioramento”.
Proprio l’ingegnere italiano ha deciso di non seguire l’ex MotoGP nella sua avventura in Barni nel 2026, ma di trasferirsi in Yamaha dove si occuperà di Locatelli: “E’ la vita e fa parte del processo, ma sicuramente sentirò la sua mancanza. Per me sarà strano sedermi al box e vedere facce diverse, ma sono molto orgoglioso del lavoro fatto assieme. Abbiamo cominciato in MotoGP con un progetto completamente nuovo come quello Aprilia ottenendo anche diversi bei piazzamenti nel periodo conclusivo e in SBK la storia la conoscete. Lo considero un membro della mia famiglia, un fratello maggiore. A volte però un cambiamento può risultare positivo in quanto permette di cambiare prospettiva. Uscire dalla zona di confort può portare ad un miglioramento o ad un peggioramento, ma voglio essere ottimista e credere che mi porterà ad essere maggiormente competitivo. La voglio considerate come una ventata di aria fresca”.
Malgrado sia nello sport da tanti anni l’emozione del podio e del sentire il proprio nome urlato dai tifosi è sempre grande: “Mi fa ancora più piacere perché adesso capisco molto di più, la vita e i suoi dettagli. Quando sei giovane e tutto va bene credi che la vita sia tutta a colori, ma poi quando arrivi a quasi 41 anni come me, con una famiglia e tante esperienze positive e negative alle spalle, riesci ad apprezzare molto di più le cose. Quando la gente viene a parlarmi e mi dice che si ricorda di avermi visto correre in un tal evento è qualcosa di speciale. Fa parte del gioco e della motivazione”.
Facendo un bilancio delle recenti annate con il team Aruba ha quindi asserito: “Questi ultimi due anni sono stati più complicati del previsto e l’unico modo per tornare quello di prima sarebbe avere lo stesso regolamento di allora e moto uguali per tutti. Adesso hanno voluto equilibrare le prestazioni prendendo come riferimento i piloti più pesanti. Ma perché non quelli più piccoli o perché non utilizzare un manubrio 10 cm lungo per chi è più alto? Dunque, a mio avviso bisognerebbe tornare a correre tutti nelle stesse condizioni e mantenere soltanto il peso minimo della moto perché ognuno di noi può comunque avere dei vantaggi per una determinata caratteristica. In questa categoria chi pesa di meno è penalizzato”.
Infine, a domanda sul miglior momento del suo percorso professionale ha replicato: “Difficile sceglierne uno. Direi comunque il campionato vinto nel 2022 dopo tanto lavoro e le difficoltà vissute in Honda. Arrivare e vincere è stato l’apice della mia carriera”.