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Gran Premio del Giappone: il Bello, il Brutto e il Cattivo

Il Marc Marquez che non ti aspetti è quello che si abbandona alle lacrime. Il Pecco Bagnaia che hai aspettato per troppo tempo è quello che vince il GP di Motegi

MotoGP: Gran Premio del Giappone: il Bello, il Brutto e il Cattivo

Il Marc Marquez che non ti aspetti è quello che si abbandona alle lacrime. Il Pecco Bagnaia che hai aspettato per troppo tempo è quello che vince il GP di Motegi. In Giappone il rosso è il colore della felicità per una domenica benedetta. Marquez ha chiuso il suo cerchio con la maestria di un Giotto, un centro perfetto come è stato tutto il suo 2025. La sua seconda vita non ha nulla da invidiare alla prima.

IL BELLO – Più di un titolo, più di un numero, più di una coppa, più di una festa, più di Marc Marquez. Il supereroe ha lasciato cadere la maschera, ha pianto e riso, ha capito cosa significhi veramente vincere. In Giappone abbiamo vinto il lato più intimo di Marc, non il pilota ma l’uomo. Se possibile, ci è piaciuto ancora di più di quando guida.

IL BRUTTO – Nel paese del Sol Levate, l’astro KTM è tramontato. Acosta fa quel che può e anche di più. Gli altri hanno solo fatto chilometri su e giù per le curve di Motegi, circuito un po’ fuori mano per una passeggiata. Questo è quello che ha passato il convento, non resta che pregare che l’Indonesia riservi qualche soddisfazione in più. Ci vorrebbe poco.

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IL CATTIVO – È tornato il Pecco Bagnaia che conoscevamo, quello veloce e chirurgico tra i cordoli. Quello che si trova più a suo agio a parlare con i tempi sul cronometro invece che davanti ai microfoni. L’unico problema è che la trasformazione è arrivata troppo tardi. Se vorranno spiegarci cosa è cambiato, sono ancora in tempo.

LA DELUSIONE – Nessuno si aspettava che Marc non vincesse il titolo a Motegi, ma Alex non ha fatto nulla per creare un po’ di suspense. Nel fine settimana magico del fratello, il pilota di Gresini non è riuscito a tirare fuori un coniglio, una colomba, nemmeno una farfalla dal cilindro. Nulla di male, ma ora è meglio guardarsi le spalle da Bagnaia.

LA CONFERMA – Non di solo MotoGP vive l’appassionato. Date uno sguardo in Moto2, a Dani Holgado, e non ve ne pentirete. Debuttante solo di nome, nei fatti ha corso come un veterano. Applausi.

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L’ERRORE – Apprezziamo la precisione di Jorge Martin, non era semplice sbagliare completamente quella frenata e centrare l’unico pilota che avrebbe dovuto evitare. Non infieriamo oltre, ha già pagato a carissimo prezzo il suo errore.

IL SORPASSO – Era quello che aveva più da perdere, è quello che ha dato più spettacolo. Qualche sorpasso Marc Marquez non lo fa mai mancare, lo ringraziamo anche per questo.

LA SORPRESA – Chi si rivede, Joan Mir sul podio. Mancava da così tanto tempo che hanno dovuto insegnargli la strada per raggiungerlo. Se lo è meritato e si è tolto qualche sassolino dalla scarpa. Si è scagliato contro chi lo aveva sottovalutato, ma non è che lui avesse dato molto motivi per fare altrimenti.

LA CURIOSITA’ – Il Giappone piace ai piloti. In tutte la classi si sono visti caschi dedicati alla cultura, al cibo, al paesaggio, alla letteratura, alla storia, alla grafica, alla natura, agli animali nipponici. Quando il troppo stroppia. 

IO L’AVEVO DETTO – Gigi Dall’Igna una settimana fa: “non basta un giorno di test per risolvere una situazione così delicata come quella di Pecco”. Anche gli ingegneri sbagliano, e non potrebbero essere più contenti di averlo fatto.

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Matteo Aglio