Nonostante la sua Sprint Race sia durata appena sei giri Jack Miller si è affermato tra i protagonisti principali del sabato di Buriram per merito di una qualifica da quarta posizione rivelatasi ben al di là delle più rosee previsioni. Partito carico e con tutte le intenzioni di dare battaglia, l’australiano però non ha valutato bene lo stato delle coperture buttando così via un quasi sicuro traguardo in zona punti.
"Al momento critico della gomma, quando ha raggiunto il picco della temperatura e della pressione avevo tutto sotto controllo, poi però ha iniziato a calare e io ho ignorato le avvisaglie – ha ammesso - Avevo Morbidelli davanti e sinceramente credevo che la battaglia tra lui e Bagnaia mi avrebbe aiutato. Ho cercato di essere pulito, ma forse ho rischiato troppo. Speriamo di aver imparato la lezione per domani, comunque nel complesso mi sono divertito. So di poter gestire la moto e farla scivolare come voglio, quindi le sensazioni in sé sono buone”.
Immancabile la domanda sulle dichiarazioni di Fabio Quartararo, suo collega di marca, che, a caldo, ha sostenuto che il quarto riscontro nel Q2 sia stato ottenuto a cervello sconnesso. “Non esiste pilota che non spenga il cervello per entrare con una moto in curva a 300 km/h. Se fosse acceso direbbe di fermarsi, ma questo è il nostro lavoro. Nella Sprint il mio era ben funzionante. Sapevo cosa stavo cercando di fare, ovvero prendere margine da chi mi seguiva e avvicinarmi a chi mi precedeva”, il suo commento.
“Ero convinto che il gruppo si sarebbe riunito e che ci sarebbero stati dei sorpassi, però qui le manovre sono complicate e in ogni caso mi avrebbero rallentato. Di positivo c’è che la gomma posteriore era in buone condizioni – ha quindi considerato - La Yamaha è conservativa da questo punto di vista, per cui ero certo che avrebbe giocato a mio favore, ma non sono riuscito ad approfittarne. La differenza con la KTM? Gli pneumatici rispondono meglio in curva”.
Infine, sulle eventuali vibrazioni e le criticità nell’interpretare il comportamento della M1, il 30enne ha spiegato:“Non ne abbiamo ed ecco perché mi vedrete sempre il sorriso sulla faccia. Anche oggi dopo l’incidente le cause sono apparse subito chiare. Avrei dovuto tenere il mio cervello leggermente più acceso. Dopo aver trascorso tre mesi giù dalla moto e un lungo periodo di scarsa competitività, tornare della partita specialmente su un tracciato come questo in cui abbiamo fatto i test e tutti sono alto livell,o è stato bello”.