Una macchina, una moto e un motore fuoribordo: Suzuki ha voluto rendere omaggio in un modo speciale a Kevin Schwantz nell’anniversario dei 30 anni dal suo titolo mondiale. La Swift Sport Hybrid, la GSX-8S e il DF200AP sono stati presentati alla presenza del campione texano nella cornice di Autolook Week in piazza San Carlo a Torino. Sono previsti solo 5 esemplari per i tre modelli (anzi, 4 per il fuoribordo, perché Kevin ne ha voluto uno per sé) che potranno essere prenotati dalle 9.34 del 4 settembre attraverso il sito Suzuki.
Schwantz si è goduto un bagno di folla a Torino, partecipando a un talk show insieme a Franco Uncini e moderato da Livio Suppo, senza rinunciare a una parata per le vie delle città sulla sua Suzuki 500 del 1989: “La mia moto preferita: non era molto affidabile, ma potentissima”.
Naturalmente ha parlato di moto, del passato e del presente.
Kevin, è strano guardare la tua 500 e pensare alle MotoGP moderne.
“Penso sempre che le mie moto fossero le migliori, l’era dei 2 tempi è stata speciale, dalla vittoria di Agostini a quella di Roberts jr, ci sono state gare bellissime, le migliori che abbiamo visto. Però lo sviluppo ha preso un’altra direzione, ora siamo nell’era dei 4 tempi e bisogna fare il meglio con quello che si ha”.
Non sembri troppo convinto di questo cambiamento.
“Per me si sarebbe dovuto restare con i 2 tempi, erano moto da gladiatori (ride). Il mondo va avanti e siamo nell’epoca dei 4 tempi, ma secondo me dovrebbero togliere un po’ di elettronica, anche se capisco che le moto sono sempre più veloci e per godersele servono i controlli. Anche i top rider faticherebbero senza”.
Chi vincerebbe in MotoGP senza elettronica e senza aerodinamica?
“Nessuno, ma vedremmo molti piloti nella ghiaia (ride)
In tanti pensano che i piloti della tua generazione potessero fare sulla moto maggiormente la differenza rispetto a quelli di oggi.
“C’è tanta elettronica sulle moto di oggi che aiuta a fare quello che noi facevamo manualmente, come il controllo di trazione o quello dell’impennamento. Non avevamo tutte queste cose e il pilota aveva più importanza, potevi avere una moto non ottima in prova e poi riuscire a vincere se eri nella giornata buona. Le nostre erano moto violente, porto rispetto a ogni pilota che le ha guidate”.
Ora alcuni sostengono che Bagnaia vinca solo perché guida una Ducati.
“Quando diventi campione del mondo è sempre una combinazione del pilota e della moto. Ducati è la migliore moto al momento, ma Bagnaia è un gran pilota, mi piace”.
Venerdì a Barcellona le 6 moto giapponesi erano in fondo alla classifica, come te lo spieghi?
“È qualcosa di incredibile, c’erano 2 Yamaha e 4 Honda. Non so cosa sia successo, ma il segno è che i giapponesi stiano faticando. Le gare sono così, ci sono momenti belli e altri brutti, devi cercare di fare il massimo. Sono sicuro che in Giappone stiano lavorando duramente per essere sicuri che non accada più una cosa del genere”.
Puoi capire cosa stiano passando piloti come Marquez o Quartararo in questo momento?
“È orribile quando la tua moto non ti permette di stare davanti. Agli inizi della mia carriera, nel 1987 e agli inizi del 1988, quando era arrivato il nuovo motore V4, avevo avuto solo poche volte l’opportunità di essere competitivo, quando pioveva. È difficile per un pilota non avere tutto nelle proprie mani e cercare di non farsi male. Il problema è che quando hai un infortunio non puoi sviluppare la moto, migliorarla, non è facile”.
Alcuni dicono che per Marquez sarebbe meglio lasciare la Honda.
(ride) “È come quando mi chiedono quanti campionati avrei potuto vincere se avessi guidato una Honda? Nessuno può rispondere. È difficile dirlo, probabilmente Honda sta lavorando più che mai, potrebbero tornare competitivi in 6 mesi o in 2 anni, chi può dirlo”.
Un pilota come Marquez può aspettare?
“È difficile, in questo momento ci sono degli ottimi piloti in Ducati, Aprilia e KTM. Forse Marc potrebbe essere migliore di loro, ma troverebbe una moto completamente diversa, dovrebbe imparare tutto da capo”.
Chi pensi sarà il prossimo pilota che potrà vincere in MotoGP?
“Acosta. Mi piace e penso che farà bene in MotoGP. Sta facendo un buon lavoro in Moto2, è consistente, in passato ha fatto molti errori, ma mai enormi. Credo che starà davanti anche nella classe regina”.
Ti piacerebbe guidare una MotoGP?
“Non ci penso. Mi piacerebbe guidarla, ma senza dovere allenarmi di nuovo per spingerla al limite (ride)”.
Come spieghi il fatto che non ci siano più piloti americani in MotoGP?
“La ragione principale è che nel campionato americano non corrono ufficialmente i costruttori, al contrario di quello che succedeva ai miei tempi. Infatti io fui chiamato da Suzuki per passare al Mondiale, ora non c’è questa possibilità e la transizione è più difficile”.

