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SBK, Petrucci: “Non ne potevo più della MotoGP, ora finalmente guido come voglio"

Danilo è tornato a sorridere dopo la prima uscita con la Panigale: “ Qui in Superbike il livello è alto, ma sono motivato e come  primo giorno non siamo lontani. Finalmente guido una moto con gomme tonde senza chattering"

SBK: Petrucci: “Non ne potevo più della MotoGP, ora finalmente guido come voglio"

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A Jerez è iniziato un nuovo capitolo della carriera di Danilo Petrucci che, dopo aver affrontato la Dakar e le piste sconnesse del MotoAmerica, si è unito al team Barni per guidare la Panigale V4R nel suo habitat naturale: il Mondiale Superbike, dominato da Alvaro Bautista nel 2022. Uno scenario che ha ridato il sorriso al ternano, che meno di due anni fa aveva perso la voglia di continuare a competere. 

“Nella seconda metà del 2021, in MotoGP, non ne potevo veramente più - ha ammesso Petrux - La Dakar mi ha fatto ritrovare un po’ la voglia di andare in moto e di vedere meno ingegneri possibile intorno a me. Poi, andando in America, mi sono reso conto che ancora mi piace correre e mi sono detto che se dovevo farlo volevo farlo in un campionato del Mondo, con la moto che ha vinto il Mondiale”. 

Proprio l’opportunità che gli ha offerto il team Barni: “Con loro ho corso nel 2011 ed è stato uno degli anni più belli per me - ha chiosato il 32enne - So che Barnabò è una persona che tiene molto alle prestazioni della moto ed è stato quello che mi ha dato la fiducia per venire qui, perché so che ha molta dedizione per questo lavoro e l’ha trasmessa anche al resto del team. Il livello è alto, ma come primo giorno non siamo lontani”.

La prima presa di contatto con la sua nuova moto ha infatti lasciato delle ottime sensazioni a Petrucci, che non nasconde di aver provato un po’ di nervosismo in vista del debutto

“Ero abbastanza teso. Era dal 3 ottobre che ho guidato la Suzuki in Thailandia, che non salivo su una moto da pista. Ho fatto cross, ma era tanto che non giravo. Le sensazioni però sono state buone fin dall’inizio - ha raccontato il ducatista - Chiaramente, le priorità erano capire il set-up di base e le gomme, perché era dal 2011, quando facevo il tester per la Panigale, che non usavo le Pirelli. La prima impressione però devo dire che è buona. Me le ricordavo buone e le ho trovate anche meglio. Sono delle belle gomme, ti danno una gran fiducia e ti restituiscono tanti feedback, facendoti capire quando sei al limite”.

Sesto pur non avendo tentato l’attacco al tempo, il ternano può dirsi più che soddisfatto sia del risultato che della sua nuova cavalcatura: “Sul finale non ho fatto il time attack perché ero stanco e non siamo ancora messi bene con l’assetto. Penso che ci proveremo domani, ma la classifica è l’ultima delle cose. C’è da fare, da migliorare la moto, però, per oggi, devo dire che sono contento del feeling - ha ammesso Danilo - L’anno scorso avevo guidato la 2021, mentre oggi ho guidato la 2022 e si è visto un piccolo passo avanti come erogazione, ma la cosa più bella è stata non avere tutto quel chattering che avevo in America. Finalmente mi è sembrato di guidare una moto con le gomme rotonde. Penso che abbiamo molto margine per migliorare. Ho sentito che la 2023 è un pochino meglio. Noi l’abbiamo nel box e stanno arrivando tutti i pezzi. Ma la cosa che più mi interessa è avere un set-up di base che mi faccia sentire comodo”

Comodità che gli è certamente mancata nella sua avventura oltreoceano.

In America fai fatica a fare un lavoro di evoluzione del set-up durante l’anno, perché le piste sono tutte diverse l’una dall’altra, poi ci sono le buche e in alcune magari trovi anche quattro tipi diversi di asfalto nella stessa curva. Già oggi abbiamo fatto delle prove e capito un po’ i miglioramenti, mentre la qualità dell’asfalto di tante piste in America non ti permette di capire e di fare questo genere di percorso - ha spiegato Petrux - Jerez è una pista bellissima e a guidandoci con questa moto mi è sembrato che il tempo si fosse fermato a 2/3 anni fa quando correvo in MotoGP, perché ha funzionato tutto e sin dall’inizio siamo stati davanti”.

C’è ancora un po’ di strada da fare per raggiungere Bautista, riferimento della categoria, ma Petrucci sembra avere già in mente la direzione da intraprendere: “Non ho visto Alvaro in pista. Ho girato quasi sempre da solo. Avrei voluto vedere più piloti, ma ho girato un po’ con Locatelli - ha raccontato - Io andavo più forte della Yamaha, ma lui frenava e per me sarebbe stato davvero difficile passarlo e immagino anche Toprak. Nonostante la nostra sia una buonissima moto, per domani dobbiamo migliorare un po’ la frenata e soprattutto la trazione, perché tra me e Alvaro c’è una bella differenza di peso: 1/3 del corpo in più. Dobbiamo migliorare”.

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