“Roberts? Kenny Roberts, il motociclista? Dovete seguire questa strada, fino in fondo. Sulla sinistra troverete l’ingresso di un ranch. Lo riconoscerete perché in alto quel matto ha messo una mini-bike. Ehi! Attenti al portafogli!”.
Ci siamo guardati con fare interrogativo io e Gigi, Soldano il fotografo, e abbiamo imboccato quella strada. Pochi chilometri dopo, come ci avevano detto, abbiamo trovato l’ingresso del ranch.
Un’ora prima avevamo telefonato a Kenny, avvertendolo del nostro arrivo.
“Scherza sempre, Kenny: ha detto che dormiremo in terra”, ho riportato a Gigi, che ha fatto spallucce.
Vabbè, a quel punto ci siamo immessi su una strada sterrata e siamo saliti sulla collina. Non c’era propriamente una villa. Sembrava che fosse una sistemazione provvisoria. Attorno tanta terra e diverse vacche.
“Mi servono per tenere l’erba bassa”, ci ha risposto Roberts quando abbiamo scherzato chiedendogli se si stesse trasformando in un contadino.
All’interno della casa, sul muro, c’erano resti di una torta al cioccolato.
“C’è stata una festa e i ragazzi hanno fatto un po’ di casino, ieri”, ha detto Kenny e poiché si stava facendo tardi ci ha allungato due cuscini. Due grandi cuscini.
“Potete sistemarvi lì per la notte”, ci ha detto, indicandosi un angolo della sala.
La moquette era alta e spessa. Non si stava male. Ci siamo sdraiati.
“Beh, abbiamo fatto la Dakar. Dormiamo và”, ha detto Gigi.
La mattina presto Kenny era già in piedi, per accompagnare i ragazzi a scuola. Quando è tornato, capellone da Cow Boy in testa, si è appoggiato alla staccionata e io ho iniziato ad intervistarlo e Gigi a filmarlo.


