MotoGP, Rossi: "Dopo Ducati ero disperato, senza Yamaha mi sarei ritirato"

"Li ringrazierò sempre per quello. Quest'anno ho fatto pochi punti e mi do un 5, la M1 ha vinto tanto quindi merita un 7"

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Valentino Rossi ha vissuto tanti ‘finali di stagione’ nella sua carriera, ma questo sarà diverso dagli altri perché domenica lascerà il box del team ufficiale Yamaha, dove era arrivato nel 2004, poi un biennio di lontananza in Ducati prima di tornarci. Insieme hanno ottenuto tanti successi e il Dottore sarà ancora legato alla Casa di Iwata nel 2021, ma indosserà altri colori, quelli del team Petronas.

Valentino, se ti guardi indietro quali sono i ricordi che hai più impressi nella mente?

Ci sono stanti tantissimi bei momenti da quando sono arrivato nel 2004, ma quello che mi ricordo maggiormente è quanto parlai con Lin Jarvis e mi diede la possibilità di tornare nel team ufficiale dopo i due anni con Ducati. In quel momento ero disperato e se senza quell’opportunità probabilmente avrei smesso di correre. Di questo sarò sempre grato a Yamaha. La nostra storia è divisa in due, nella seconda parte ho vinto meno ma ci sono stati comunque momenti incredibili. Mi mancherà moltissimo questa squadra”.

Passiamo a questa stagione, che voti daresti a te e a Yamaha?

È stato un anno difficile, ho fatto pochi punti. In qualche gara sono stato veloce, ma dopo il secondo GP di Jerez non sono più riuscito a salire sul podio sfortunatamente, anche se a Misano ci ero andato vicino. Per questo mi darei un 5, mentre Yamaha ha vinto molte gare, quindi merita un 7.

Vinales ha detto che la priorità per la M1 2021 è trovare maggiore grip al posteriore.

Abbiamo sofferto molto di questo problema e quando non riusciamo a fare funzionare le gomme la moto diventa difficile da guidare. Quindi sono d’accordo con lui, ma contemporaneamente bisogna lavorare anche per migliorare la velocità massima”.

Maverick ha detto anche che l’errore è stato cambiare strada dopo il 2016.

Il passaggio dal 2016 al 2017 è stato cruciale per Yamaha, perché abbiamo iniziato a soffrire. Prima di quel momento avevamo una moto molto competitiva, che permetteva di lottare per il titolo. Non saprei però dire se sia stato colpa della Yamaha o merito dei nostri avversari, che sono migliorati di più. Dobbiamo riuscire a progredire come hanno fatto loro.

La Suzuki soprattutto. Dovizioso ha detto che il suo segreto è la semplicità, sei d’accordo?

Sicuramente è una moto più semplice della Ducati, che lavora sempre molto per portare nuove soluzioni. Penso che Suzuki abbia fatto un grande lavoro migliorando i suoi punti di forza e ha dato ai suoi piloti una moto che ti aiuta a guidarla e questo è importante nell’ottica del campionato”.

Domenica sarà l’ultima gara per Crutchlow e Dovizioso, che effetto ti fa?

Non mi piace mai quando una carriera finisce. Cal è partito dalla SBK e poi ha avuto una bella carriera in MotoGP. Mi ricordo in particolare la sua prima vittoria a Brno nel 2016, gara in cui arrivai 2°. Con Dovi ho una lunga relazione, iniziata dai tempi delle minimoto. Con lui ho fatto tante battaglie, in Malesia nel 2016, abbiamo lottato per tutta la gara e poi lui vinse”.

Parliamo adesso di tuo fratello Marini, ancora in corsa per il titolo della Moto2.

Sarebbe potuto arrivare a questa gara con più punti, è un peccato, per lui non è ancora finita ma lo svantaggio è abbastanza grande e non è tutto nelle sue mani. Luca ha avuto un momento difficile dopo Le Mans, ha preso una gran botta e poi la gara si è corsa in condizioni difficili, la cosa peggiore. Anche ad Aragon ha preso solo qualche punto ed è un peccato, perché ha dimostrato di avere la velocità per giocarsi questo campionato fino alla fine”.

Tu come vorresti finire questo campionato?

Arrivo da un momento difficile, dopo avere preso il Covid ho avuto un problema tecnica nella prima gara di Valencia, la seconda sono riuscito a finirla ma non sono stato molto veloce. È un punto per ripartire, voglio fare una bella gara, avere delle belle sensazioni in sella”.

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