MotoGP, Ben Spies: "Casey Stoner è l'unico pilota che mi abbia sconvolto"

"Anche Marquez mi ha sorpreso. In MotoGP non sono mai riuscito a essere a mio agio, la differenza con una SBK è enorme. Un pilota con cui avrei voluto correre? Bayliss"

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Non tutte le storie hanno un lieto fine, non quella di Ben Spies. Il texano aveva iniziato la sua carriera da predestinato: aveva dominato il campionato SBK americano (3 titoli consecutivi dal 2006 al 2008), arrivò nel Mondiale SBK e lo vinse al debutto, poi passò in MotoGP. Sembrava potere fare altrettanto anche nel motomondiale, ma nel 2013 dovette ritirarsi a causa degli infortuni.

In un’intervista rilasciata a MotoAmerica (la trovate qui sopra), il texano ha parlato a lungo della sua storia, partendo da quel titolo mondiale vinto in SBK nel 2009.

"Se non avessi vinto il Mondiale SBK mi sarei arrabbiato. Mai a mio agio con la MotoGP"

“Logicamente c’era una montagna di incognite, era tutto nuovo, gomme, squadra sospensioni, l’80% dei circuiti. Sapevo che sarebbe stata una delle cose più difficili che avrei fatto, ma arrivavo da tre titoli nell’AMA, ero al top, onestamente mi sarei arrabbiato se non avessi vinto - ha rivelato - Il mio obiettivo era arrivare e vincere la prima gara a Phillip Island, anche se non è successo. È stato bellissimo conquistare il titolo”.

Il prossimo scalino era il motomondiale.

“Il livello in MotoGP non mi aveva sorpreso, in verità lo hanno fatto solo due piloti. Parlo di Marquez, ma soprattutto Casey Stoner a volte faceva delle cose che mi hanno sconvolto - ha spiegato - Tutti gli altri erano molto veloci, al massimo livello senza ombra di dubbio, ma il punto più importante è che in MotoGP non ho mai mai avuto la sensazione di esprimermi al massimo, non mi sono mai sentito al 100% a mio agio su quelle moto”.

Spies è entrato nei dettagli.

La gente non capisce la differenza fra le varie moto, è enorme - le sue parole - Ero cresciuto su delle moto che non avevano aiuti elettronici e si muovevano da tutte le parti, vai in SBK trovi un po’ di elettronuica, poi salti su una MotoGP, che ha una grande velocità in curva e non si muove per niente: sono differenze enormi. Se devo  essere sincero, solo in 2 o 3 Gran Premi ho sentito di potere portare al limite una MotoGP, di guidare come facevo in SBK”.

"Il motivo del mio ritiro? Praticamente non ho più la spalla destra"

Il problema più grosso, però, sono stati gli infortuni. Ben ha spiegato senza mezzi termini il motivo del suo addio alle corse.

La mia spalla destra praticamente non esiste più - ha affermato - Mi sono operato 7 volte, non ho più la stabilità necessaria. Avrei potuto sottopormi ad un altro intervento per sistemarla, ma se fosse andato male sarebbe stato molto doloroso e mi sarei dovuto nuovamente operare, tutto questo per correre forse per altri 3 anni, i dottori me lo hanno sconsigliato”.

C’è stato un episodio, che non aveva mai rivelato prima, che gli aveva fatto capire quanto gravi fossero le sue condizioni fisiche.

Mi ricordo che nel 2013 ero al Mugello, stava percorremdo la chicane prima dell’ultima curva, all’uscita della destra stavo facendo una bella derapata, nulla di eccezionale, ma la gomma ha ripreso aderenza e l’anteriore ha preso una sbacchettata e mi ha fatto uscire la spalla, non ho potuto chiudere il gas, ho perso il punto di frenata di una cinquantina di metri, sono riuscito a rallentare nella ghiaia e a non andare a sbattere contro il muro - ha raccontato - Cosa sarebbe successo se mi fosse capitato qualcosa di simile nei primi giri della gara? Avrei potuto coinvolgere due o tre piloti a più di 300 all’ora. È stato il momento in cui ho capito di essere nei guai. Avevo provato a recuperare, ero rientrato a Indianapolis ed era stato un casino. Ho corso in AMA con un polso rotto, ci sono infortuni che puoi gestire, ma non alla spalla, soprattutto quando non è stabile. Mi sarei voluto ritirare in un modo migliore, ma è andata così”.

"Ai piloti americano servirebbe crescere con Moto2 e Moto3"

Recentemente ha girato in pista con l’amico Stoner e segue ancora le corse, dando una mano anche a Garrett Gerloff che ha debutto quest’anno nel Mondiale SBK. Il tempo degli americani, però, sembra finito da tempo.

Se guardiamo agli inizi della mia carriera, ma anche a quelli di Hopkins, di Hayden, di Edwards, tutti abbiamo iniziato con le 125, poi siamo passati alle 250 e così via - ha spiegato - Questo ti permette di crescere. Il campionato MotoAmerica dovrebbe avere delle categorie simili a Moto2 e Moto3”.

In Moto2, però, si sta parlando molto di Joe Roberts, che infatti è andato in Europa molto giovani per seguire la trafila nelle classi minori prima di approdare alla Moto2.

Non l’ho seguito negli ultimi due anni, quindi non conosco i dettagli, ma ora sto iniziando a farlo. Hopkins lavora con lui e mi scrivo abbastanza spesso con John, penso sia la persona giusta in quel ruolo, è importante avere qualcuno con cui confidarsi. Perché Joe ha fatto il click ora? Penso che parte sia merito di John e parte della nuova moto la sua opinione.

"Un futuro da team manager? Non dico di no. Mi sarebbe piaciuto battermi con Bayliss"

Ora Spies si gode la sua famiglia, ma non esclude, prima o poi, di tornare alle corse dall’altra parte della barricata. Come team manager.

Non sarei contrario, ma io mi impegno in una cosa solo quando sono sicuro che sia fatta nel modo giusto. Non è qualcosa a cui dico no, ma dovrei esserne sicuro al 110% o non lo farei” la sua opinione.

L’ultima curiosità è sul pilota con cui avrebbe voluto correre.

Sicuramente con Troy Bayliss - ha detto Ben - Sapendo come entrambi guidiamo sarebbe stato bello e divertente. Purtroppo si ritirò quando io arrivai in SBK”.

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