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MotoGP, Meregalli: "A Yamaha serve tempo, come Ducati dopo Stoner"

Parla il team manager: "Non bastano pochi mesi per stravolgere una moto, grandi nei test di Brno. Rossi stufo? No, è sempre determinato"

MotoGP: Meregalli: "A Yamaha serve tempo, come Ducati dopo Stoner"

La Yamaha non sta passando un buon momento, se in inverno e nelle prime gare c’era stato qualche segnale di speranza, Le Mans e Mugello hanno raffreddato gli animi. La M1 fatica a tenere il passo della migliore concorrenza e sia Valentino che Vinales, dopo 6 gare, sono già praticamente tagliati fuori dalla lotta per il campionato. Massimo Meregalli, il team manager della squadra ufficiale, non nasconde le difficoltà ma è anche sicuro che la strada intrapresa sia quella giusta.

Dal 2004 c’era stata sempre almeno una Yamaha  sul podio al Mugello. Fino alla scorsa domenica…

Mi sento di giudicare quel Gran Premio come un incidente di percorso. Ci aspettavamo di soffrire nell’ultimo settore della pista a causa della minore potenza del nostro motore, ma anche di poterci difendere nelle parti guidate del tracciato”.

Invece cosa è successo?

Domenica le temperature si sono alzate e questo ha fatto sì che diminuisse il grip dell’asfalto. Quindi il nostro vantaggio a centro curva si è ridotto, per essere veloci in percorrenza abbiamo bisogno di avere aderenza. Venerdì e sabato Vinales, Morbidelli e Quartararo erano forti nei primi tre settori per poi perdere nell’ultimo, ma il caldo in gara ha annullato questo vantaggio”.

A Rossi è andata ancora peggio.

Purtroppo il suo fine settimana è stato compromesso per l’errore nelle FP3 che lo ha tenuto fuori dall’ingresso diretto in Q2. È difficile recuperare al Mugello partendo 18° e con il livello attuale di prestazioni che c’è in MotoGP. Se fosse partito da una posizione migliore, avrebbe potuto ottenere un risultato in linea con quello di Le Mans, quindi comunque non sul podio”.

Come hai visto Valentino dopo quella gara, non c’è il rischio che si stufi se i risultati continueranno a non arrivare?

Anche la Ducati dopo avere perso Stoner ci ha messo tanti anni a tornava competitiva. Io innanzitutto penso solo a riuscire a trovare il prima possibile le prestazioni che stiamo cercando. Valentino nel box è sempre il solito: determinato e voglioso di migliorare la moto, non ho visto cambiamenti”.

È passato il primo terzo di campionato: Ducati, Honda e Suzuki hanno vinto tutte almeno una gara, voi no.

Ci è mancata la vittoria, ma abbiamo fatto 2 secondi posti con Valentino in Argentina ed Austin e una pole in Qatar e un podio a Jerez con Maverick. Inoltre siamo riusciti a migliorare, se non a risolvere, il problema della durata delle gomme. Purtroppo, a discapito della potenza massima del motore, già a Le Mans le Ducati ci scappavano via all’uscita dall’ultima curva e al Mugello è stato ancora peggio”.

Cosa significa convivere con questo limite?

Sapevamo che quest’anno avremmo dovuto farlo ci e a volte questo ci obbliga a perdere tempo per trovare il pelo nell’uovo per migliorare in altri aree. Ci complichiamo un po’ la vita da soli per riuscire a essere meno penalizzati in rettilineo. Però ci sono dei segnali positivi”.

Quali?

Arriviamo da due anni in cui abbiamo avuto molti problemi, ora siamo riusciti a trovare una base su cui lavorare, non stravolgiamo più la moto da un GP all’altro. Inoltre abbiamo un programma di sviluppo, che ci era mancato nel recente passato”.

Però Honda e Ducati continuano a sfornare novità, Yamaha sembra ‘ferma sul tronco’.

Honda e Ducati hanno una base solida, noi abbiamo dovuto ritrovarla, facendo anche dei passi indietro. Per stravolgere una moto non bastano 3 mesi, altrimenti si rischia di perdere l’affidabilità. Con l’attuale motore abbiamo risolto i problemi di erogazione, di freno motore e di consumo delle gomme, ma purtroppo abbiamo dovuto rinunciare a qualche cavallo”.

Lo sviluppo del motore è proibito durante la stagione.

Sì, ma nei test dopo la gara di Brno e poi sempre ad Agosto a Misano proveremo un prototipo della moto 2020, propulsore compreso. L’obiettivo è quello di trovare maggiore potenza senza penalizzare la guidabilità”.

Sarà una rivoluzione, magari un V4?

No, niente di questo. Ci conoscete (sorride)”.

Come vi sta aiutando il team Petronas? Alcuni vedono Quartararo come una spina del fianco per la vostra squadra.

Al contrario, Fabio è una bellissima realtà e il suo stile di guida di addice perfettamente alla M1. Non possiamo più considerarlo una sorpresa e solo dei fattori esterni gli hanno impedito di ottenere risultati importanti in gara. Inoltre sia lui sia Morbidelli, al contrario del passato, guidano moto molto simili a quelle di Rossi e Vinales. Non posso entrare nei particolari, ma dire che sono uguali al 90%. Questo fa bene a entrambi i team, i dati sono completamente condivisi ed è un aiuto anche per lo sviluppo”.

Qual è stato fino a ora l’apporto del test team con Folger?

“Le prime uscite gli sono servite a riprendere confidenza con la moto, ma nelle ultime prove al Mugello è riuscito a entrare nell’ottica del collaudatore. Il suo aiuto sarà importante nei prossimi mesi e un test team con base in Europa ci permetterà di velocizzare lo sviluppo”.

Con quale spirito parti per il GP di Barcellona?

Con uno spirito di riscatto e consapevole che sarà un altro circuito difficile per noi, a causa del lungo rettilineo. Assen e il Sachsenring ci saranno più favorevoli, ma non parto da casa già sconfitto”.

Nei test di lunedì vedremo qualcosa di nuovo?

Lo so che dopo i risultati del Mugello vorreste vedere subito delle novità, ma non si può fare molto in una settimana. Per noi saranno dei test interlocutori, che serviranno a prepararci per quello importante di Brno”.

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