Oggi, ad Austin, Marquez e Valentino non si incontreranno. Non sono presenti nella conferenza stampa di apertura del GP per via dei loro risultati e, forse, ci sarà un faccia a faccia domani in Safety Commission. Ad aprire il fine settimana texano è stato Marc, in una conferenza in cui ha cercato soprattutto di smorzare i toni.
“Non provo rancore verso Valentino, sono pronto anche a parlargli domani. Magari ci vedremo in Safety Commission, ma ci saranno tante cose di cui parlare” butta acqua sul fuoco.
Negli ultimi 10 giorni, del resto, in molti hanno detto la loro sul caso: Schwantz ha sostenuto che Marquez dovrebbe essere messo ‘sotto stretta sorveglianza’, Rossi che ha paura di correre con lui.
“In tanti hanno dato opinioni diverse e sono tutte rispettabili, io preferisco concentrarmi sulle gare - la risposta - È rispettabile anche quello che ha detto Rossi, ma io sinceramente non ho mai avuto paura di nulla in moto. Posso confermare quello che dissi dopo la gara: ho sbagliato, sono stato penalizzato e sono andato a scusarmi”.
Lo spagnolo non ha cambiato idea: si prende la propria parte di responsabilità per quello che è successo a Termas de Rio Hondo, ma non vuole essere messo alla gogna.
“Certo che ho rivisto gara, mi piace analizzare ogni cosa - spiega - È stata una situazione nuova per me, ho fatto alcune cose bene e altre male. In fondo siamo piloti e persone, andiamo tutti al limite e possiamo fare degli errori. Il fine settimana in Argentina è stato difficile e complicato, soprattutto la gara, e sono successe tante cose. Io sono un pilota e una persona a cui piace imparare da ogni ogni situazione, anche dagli errori. Credo che in tanti possano imparare da quel weekend e migliorare per il futuro”.
Tutto iniziò dalla sua Honda ammutolita in partenza e, ora, si è scoperto che la causa non è stata un errore del pilota.
“Honda ha analizzato il problema molto in profondità - rivela - Qualcosa nel cambio non ha funzionato, sto parlando di un problema elettronico che gli ingegneri stanno cercando di risolvere. In Argentina, a Crutchlow era successo lo stesso inconveniente nelle prove ma aveva pensato a un suo errore. Peccato che a me sia accaduto sullo schieramento, ma anche questa è un’esperienza importante per il futuro”.
Più che lo spegnimento della moto, Marquez è però stato messo sotto accusa per non essere uscito dai box e avere ignorato le indicazioni dei commissari.
“Sapevo che dovevo alzare mano e l’ho fatto, forse per due soli secondi ma quando ti trovi in quella situazione ti sembra di averla tenuta alzata per il doppio del tempo - ammette - Non vedevo arrivare e quindi stavo portando la moto verso la corsia box. La fortuna, o la sfortuna, è stata che ho provato a riaccendere la moto e ci sono riuscito, di solito non capita mai con una MotoGP. Da lì è iniziata la confusione, c’è stata un’incomprensione con la Direzione Gara e tutti abbiamo imparato qualcosa da quello che è successo”.
Marquez, però, sembra volere soprattutto metterci una pietra sopra e guardare avanti.
“Sono stato in Brasile per due giorni, poi a Minneapolis per vedere la gara Supercross, una delle mie grandi passioni e ora sono ad Austin - racconta - Questo è un Gran Premio in cui di solito mi diverto e non vedo l’ora di iniziare a guidare. In questo momento voglio concentrarmi su me stesso, non do importanza ad altro. Ho imparato in passato che è meglio stare defilati in certe situazioni”.