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PROVA Yamaha MT-09 Y-AMT: la frizione sparisce, il divertimento no

VIDEO - La Yamaha MT-09 Y-AMT mantiene intatto il suo DNA da hooligan: il cambio robotizzato aggiunge efficacia e divertimento senza toglierle carattere

La prima sensazione è strana. Sali in sella, guardi il manubrio, guardi giù… e manca qualcosa. Manca la leva della frizione. E per chi è cresciuto con l’idea che una moto vera debba parlare anche attraverso la mano sinistra, quel vuoto lì all’inizio fa rumore.

Poi però accendi la Yamaha MT-09 Y-AMT, fai due curve, senti cantare il CP3 e capisci una cosa molto semplice: non manca davvero nulla. Anzi. C’è tutto quello che serve per divertirsi come un animale tra le curve, e in più c’è un sistema che cambia radicalmente il modo in cui entri in connessione con questa moto.

Ci mette poi pochissimo a rispondere alla domanda che chiunque si fa quando vede questo sistema applicato alla naked che meglio di qualsiasi altra punta il cielo con l'anteriore: impenna bene anche così? La risposta è un grandissimo SI!

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YAMAHA MT-09 Y-AMT
YAMAHA MT-09 Y-AMT

Perché la MT-09 con Y-AMT non è una naked addomesticata. Non è una MT-09 che ha deciso di diventare più comoda e meno cattiva. È ancora quella hooligan di sempre, ancora quella moto che a ogni manata di gas ti ricorda perché il progetto MT-09 sia uno dei più riusciti degli ultimi anni. Solo che adesso lo fa con una tecnologia che aggiunge un livello ulteriore di efficacia, velocità e coinvolgimento.

Ed è proprio qui che sta il cuore del discorso. Perché sulla carta il rischio era evidente: prendere una moto dal DNA teppistico, istintivo, quasi rabbioso come la MT-09 e montarci sopra un sistema robotizzato poteva sembrare un’eresia. La realtà, invece, è che Yamaha ha avuto coraggio e ci ha preso in pieno. Non ha usato la sua tecnologia per addolcire la moto, ma per esaltarne il lato sportivo. E infatti il vero posto in cui la Y-AMT ha senso non è tanto nel traffico, dove pure è comodissima, ma nel misto. È lì che capisci quanto sia intelligente liberarti dal lavoro del piede sinistro e della frizione per lasciarti più pulito, più concentrato, più presente su frenata, inserimento e uscita.

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In modalità manuale il sistema si comanda con i bilancieri al manubrio sinistro: uno per salire di marcia, uno per scalare. La sensazione è particolare, modernissima, quasi automobilistica nel senso più nobile del termine. Ma la cosa sorprendente è che dopo pochissimo smetti di pensare allo strumento e inizi a pensare solo a come guidare meglio.

Il risultato su strada è davvero notevole. Le cambiate sono veloci, fluide, pulite. Non c’è quasi mai quella sensazione artificiale che spesso accompagna le tecnologie troppo “presenti”. Qui tutto accade in modo molto organico. La moto continua a sembrarti viva, meccanica, fisica. Solo che invece di pensare a coordinare mano, piede e gas, ti concentri molto di più sulla traiettoria e sul ritmo.

YAMAHA MT-09 Y-AMT
YAMAHA MT-09 Y-AMT

Questo, sulla MT-09, vale doppio. Perché il CP3 da 890 cc resta il vero mattatore della scena: 119 cavalli, 93 Nm, un’erogazione sempre piena, elastica, corposa, con quella voce roca e sporca il giusto che da anni è uno dei marchi di fabbrica più riusciti di Yamaha. È un motore che non ti accompagna soltanto: ti provoca, ti invita, ti stuzzica continuamente. E il bello è che il sistema Y-AMT non lo filtra, non lo anestetizza, non gli mette la museruola. Semmai ne valorizza ancora di più la schiena e la rapidità di risposta, perché quando la moto spara fuori dalle curve tu devi solo pensare a tenerla in traiettoria e ad azionare il comando al momento giusto.

Poi certo, c’è anche la modalità automatica. E funziona bene. Molto bene, anzi, nell’uso urbano o quando vuoi semplicemente rilassarti. Il sistema prevede due logiche AT: la modalità D, più dolce e turistica, pensata per tenere il motore basso di giri e favorire fluidità e maneggevolezza, e la D+, che invece lascia il CP3 più libero di respirare, tiene i regimi più alti più a lungo e cerca una risposta più sportiva.

Personalmente, però, è proprio la modalità manuale quella che ha più senso su una moto del genere. Perché è lì che la MT-09 continua a essere se stessa fino in fondo. Ti lascia tutto il gusto della scelta, tutto il piacere della staccata fatta bene, della marcia infilata al momento giusto, del motore tenuto in tiro come vuoi tu. Solo che lo fa con una rapidità e una pulizia che, in certi frangenti, ricordano davvero sistemi da motorsport. E allora sì, inizi a capire perché Yamaha abbia deciso di debuttare proprio sulla MT-09 con questa tecnologia: per mandare un messaggio chiaro. Il punto non era semplificare. Il punto era rendere ancora più intenso il controllo.

YAMAHA MT-09 Y-AMT
YAMAHA MT-09 Y-AMT

Anche perché la base tecnica della MT-09 resta solidissima. Il telaio compatto e agile continua a essere uno dei suoi punti di forza, così come la triangolazione in sella, con il manubrio vicino al busto che non ti carica troppo l’avantreno ma ti lascia comunque una percezione chiarissima di quello che succede davanti. La posizione è naturale, non stanca, e ti permette di guidare bene sia rotondo sia sporco, sia pulito sia da teppista. È una moto che resta sempre leggera tra le mani, sempre pronta a cambiare direzione, sempre con quell’avantreno un po’ svelto e quel retrotreno che ti ricorda costantemente quanta voglia abbia il CP3 di alleggerire il muso.

E qui arriviamo al vero tema: il prezzo da pagare.

Dal punto di vista dinamico, i circa 3 kg in più sono davvero poca cosa rispetto a quello che ricevi in cambio. Dal punto di vista economico, la differenza è nell’ordine di circa 600 euro rispetto alla versione standard. Una cifra che, vista la qualità dell’esperienza offerta dal sistema, appare tutt’altro che fuori fuoco.

Questo non significa che sia tutto perfetto al cento per cento.
C’è un dettaglio su cui Yamaha può ancora limare: lo stacco da fermo in prima, soprattutto usando la mappa più sportiva. In quel frangente ogni tanto si avverte ancora un leggerissimo effetto on-off, una piccola ruvidità iniziale che nel resto della guida invece sparisce quasi completamente. Non è un difetto grave, non rovina il sistema, ma è uno di quei particolari che noti proprio perché tutto il resto funziona così bene.

Per il resto, la sensazione è quella di un progetto arrivato a una maturità altissima. Anche perché attorno al cambio c’è una MT-09 già evoluta, con il suo TFT da 5 pollici, la connettività smartphone e un pacchetto elettronico molto completo. E in questa configurazione Y-AMT aggiunge anche una sensazione generale ancora più tecnologica, più sofisticata, più moderna.

Alla fine, il punto è molto semplice.

La Yamaha MT-09 Y-AMT non snatura la MT-09. La interpreta da un’altra angolazione. Le toglie due gesti storici — frizione e pedale del cambio — ma in cambio ti restituisce più focus, più velocità di esecuzione, più libertà nei movimenti, più concentrazione sulla parte più bella della guida. E lo fa senza intaccare il suo carattere, senza spegnere quella vena da hooligan che da sempre la rende una delle naked più riconoscibili e più divertenti del mercato.

Pensavo anch’io che un sistema del genere potesse toglierle qualcosa.
Dopo tanti chilometri, la sensazione è opposta: questa tecnologia sulla MT-09 ha assolutamente senso. E in certi momenti, soprattutto quando la strada si stringe e il ritmo sale, riesce perfino a fartela godere ancora di più.

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Marco Caregnato