C’è una teoria che torna ciclicamente in moto, come le battute sul “marketing è marketing”: tre è il numero perfetto. Triumph questa cosa la sa da un pezzo, e con la nuova Trident 800 sembra volerlo ribadire con la calma di chi non deve dimostrare nulla, ma ha voglia di mettere insieme un pacchetto fatto bene e, soprattutto, divertente.
L’abbiamo vista dal vivo a EICMA, l’abbiamo aspettata con curiosità e oggi finalmente l’abbiamo messa alla prova a Cipro, su strade che sembrano disegnate apposta per una naked: asfalti che invogliano, curve che arrivano in sequenza e quel misto guidato che ti fa capire in fretta se una moto è “amica” o se vuole farti sudare per meritartela. Qui, la Trident 800 ti dà la risposta nei primi chilometri, ancora prima di abituarti al dettaglio più destabilizzante della giornata: sì, si guida a sinistra. Sul lato “sbagliato”. Ma la moto, quella, è dalla parte giusta fin da subito. Se volete conoscere tutti i dettagli tecnici di questa moto ECCO IL LINK. Se invece siete curiosi di sapere tutto quello che mi ha trasmesso in sella, proseguite nella lettura della prova.
TRIUMPH TRIDENT 800 - Quando semplicità non vuol dire banalità
La sensazione dominante, appena sali in sella, è che Triumph abbia puntato su una parola chiave: facilità. La Trident 800 è semplice, accessibile, mai intimidatoria. Non è una moto che ti mette pressione, non prova a farti sentire in difetto, non ti chiede di essere un pilota per essere apprezzata. Ti lascia entrare nel ritmo con naturalezza, e quando sei lì, nel flow, ti accorgi che sotto quell’atteggiamento tranquillo c’è una sostanza più che interessante.
La posizione di guida è pensata per farti stare comodo. Rispetto a naked più sportive della famiglia Triumph, qui sei meno caricato in avanti e più “seduto dentro” la moto, con una triangolazione riuscita anche se non sei esattamente un fantino. Io supero il metro e novanta e su molte medie naked finisco per sentirmi un po’ compresso; sulla Trident 800 invece l’abitabilità è buona. Le gambe restano inevitabilmente leggermente piegate se sei alto, ma Triumph ha lavorato bene di ergonomia e, soprattutto, non ho avvertito quella fatica che a volte arriva quando la postura ti costringe a “stare su” la moto invece che “con” la moto. Qui ci stai, punto. E la sella merita un applauso: comoda, ben sostenuta, con uno schiumato che ti fa pensare ai chilometri senza ansia.
Poi, ovviamente, c’è lui: il tre cilindri. E qui Triumph gioca in casa. La Trident 800 porta in dote 115 cavalli, ma il punto non è fare la gara dei numeri con le rivali o fissarsi su quanto sia “di più” rispetto alla 660. Il punto è come te li dà. L’erogazione è lineare, pulita, facile da sfruttare anche se non hai “pelo sullo stomaco”, ma allo stesso tempo ha quella schiena che ti sostiene quando esci dalle curve e vuoi dare un colpo di gas in più. È un motore che non ti tradisce mai: ti accompagna quando passeggi e ti fa sorridere quando alzi il ritmo. E poi, diciamolo, la colonna sonora è una di quelle cose che su una Triumph diventano parte dell’esperienza. Il sound del triple è sempre speciale, e qui c’è anche un bel ringhio di aspirazione che in sella ti regala proprio quella sensazione da “ok, questa è una moto viva”.
TRIUMPH TRIDENT 800 - Tutto quello che serve, nessun vezzo inutile
Sul fronte elettronica, la dotazione è di livello e soprattutto è sfruttabile. I riding mode sono regolabili dal menu, il traction control lavora bene e in una giornata come questa – con strade guidate e ritmi variabili – apprezzi il fatto di avere un pacchetto completo senza complicazioni. Ma la vera menzione speciale, per me, va al cambio. Negli ultimi anni Triumph ha fatto un salto netto, e qui si sente: il quickshifter funziona davvero bene. L’ho usato sia quando si guida allegri, sia in città facendo apposta quelle cambiate un po’ “sporche” per metterlo alla prova. Risultato? Veloce, preciso, non perde un colpo. È una di quelle cose che magari dai per scontate finché non ne provi una che non va, e allora capisci quanto conti nella guida di tutti i giorni.
Tra le curve, la Trident 800 mostra il suo lato più interessante: una ciclistica abbastanza raffinata da farti spingere quando ne hai voglia, ma mai impegnativa. Qui mi viene da definirla camaleontica. Ci vai a spasso in relax, te la godi nel quotidiano, la usi in città senza sentirti “in lotta” con la moto, e poi quando esci fuori e la strada si apre diventa una compagna di giochi credibile. Non è una supernaked cattiva da cordolo e pista, non è quel tipo di arma da streetfighter con cui vuoi “mangiare” l’asfalto. È una moto da real life, ma di quelle che nella real life sanno anche essere parecchio divertenti.
C’è però un dettaglio di assetto che ho notato chiaramente. La Trident 800, di base, è piuttosto rigida. È una scelta precisa, e quando guidi sul bello ti ripaga con sostegno e precisione. In città, invece, il mono posteriore può risultare un po’ secco sulle buche e sui dossi, con quelle reazioni asciutte che su asfalti imperfetti si sentono. La buona notizia è che si può intervenire con le regolazioni per cucirsi addosso la risposta della moto. Quindi non lo vivrei come un limite definitivo, ma come un’impostazione di partenza più sportiva che comfort, coerente con l’idea di dare alla Trident 800 una personalità più vivace della 660.
TRIUMPH TRIDENT 800 - Bellezza senza tempo
E poi c’è l’estetica, che secondo me è uno dei motivi per cui questa moto farà breccia senza troppi sforzi. La Trident 800 è bella, pulita, ben disegnata. Ha quella sensazione rara di moto nata per essere nuda, non di meccanica svestita all’ultimo momento. Guardi il serbatoio, i dettagli del motore, l’insieme delle linee, e capisci che c’è un progetto dietro, non solo un esercizio di stile. Il risultato è un look con un sapore vagamente vintage ma pienamente moderno, e soprattutto con un’eleganza aggressiva che funziona sia sotto al sole di Cipro sia davanti al bar all’ora dell’aperitivo.
Se devo trovare davvero il pelo nell’uovo, oltre al mono in città, c’è la strumentazione. È un mix con un TFT molto piccolo e una parte digitale sopra: è chiara, fa quello che deve e non manca nulla, ma oggi molti si aspettano display più grandi e più “scenografici”. Qui Triumph ha scelto la semplicità, e personalmente l’avrei preferito un filo più generoso. Detto questo, stiamo parlando di dettagli, non di sostanza.
E la sostanza è che Triumph con questa Trident 800 ha centrato un obiettivo preciso. È una moto completa, facile, bella da vedere e bella da guidare. È quella scelta trasversale che riesce a parlare a chi arriva dalla 660 e vuole qualcosa di più, ma anche a chi è esperto e cerca una compagna di avventura semplice da interpretare, senza estremismi, con un pacchetto convincente. Il prezzo è 9.995 euro, quindi sì: “sotto i diecimila”. E sì, lo so già: mi prenderete in giro. Ma ragazzi… marketing è marketing. Da marzo la trovate nei concessionari.


