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Aprilia SR GT 400: DNA da moto VERA!

VIDEO - L’Aprilia debutta nel segmento degli scooter crossover con un progetto nuovo e sorprendentemente vicino al mondo moto. Sotto la pioggia hanno convinto le qualità delle ciclistica e la perfetta risposta del gas. Un commuter evoluto che fa divertire anche i motociclisti

Il segmento degli scooter crossover continua a crescere perché intercetta un’idea di mobilità sempre più desiderata: quella di un mezzo capace di tenere insieme la praticità del commuter urbano e una certa libertà di movimento che ambisce a valicare i confini della città. È in questo spazio che si inserisce l’Aprilia SR GT 400, che sarebbe del tutto riduttivo leggere come la semplice evoluzione di cilindrata degli SR GT 125 e 200. Il nuovo scooter di Noale nasce infatti da un progetto più ambizioso, con soluzioni tecniche e stilistiche che guardano apertamente al mondo delle moto Aprilia, dal segmento enduro a quello delle sportive. L’obiettivo è chiaro: trasferire il DNA dinamico della Casa di Noale dentro uno scooter di media cilindrata.

Per capire se questa alchimia funzioni davvero, l’abbiamo messo alla prova su quel boccolo di curve che da Santa Margherita Ligure s’arriccia lungo il clivio del Monte Fasce. L’arrampicata è stata fredda (5 gradi in cima al Monte) e dura, ma non per l’SR GT - che in mezzo alle curve, come avrò modo di dirvi, si destreggia ben bene - bensì per colpa del cielo, uno straccio grigio zeppo d’acqua che dopo appena 10 o 15 minuti di strada ha deciso di strizzarsi proprio proprio sopra le nostre testoline. Tamburellato dalla pioggia, in mezzo a curve lucide e asfalti specchiati, l’Aprilia SR GT 400 ha dunque ricevuto il suo battesimo. Un battesimo che ha portato a galla – quasi letteralmente, data l’inclemenza metereologica – con chiarezza, la sostanza del progetto.

Una delle qualità decisive in un contesto avverso come quello riservatoci dalla Liguria, è la fiducia che il mezzo riesce a trasmettere a chi guida. E sull’SR GT, fiducia fu.

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Un progetto nuovo, non un semplice salto di cilindrata

Perché l’SR GT 400, prima ancora che uno scooter crossover ben costruito e molto ben rifinito, è un mezzo che prova a trasferire dentro questa categoria una cultura tecnica e dinamica profondamente motociclistica. È il punto da cui bisogna partire per leggerlo bene. Anche perché Aprilia, qui, non ha semplicemente allargato di cilindrata una piattaforma già esistente. Come ha spiegato Davide Cattaneo, il giovane designer che ne ha plasmato le forme, il 400 nasce da un foglio bianco. E questa origine si avverte non solo nelle proporzioni e nei volumi del veicolo, ma anche e soprattutto in come è stato pensato il suo impianto tecnico.

L’estetica resta coerente con la famiglia SR GT, che mixa in maniera organica due codici stilistici differenti, ma sul 400 troviamo tale miscela ad un grado di pienezza e maturità superiore. Il frontale conserva la firma luminosa tipica del marchio, il gruppo ottico a tre elementi che dal 2009 apre lo sguardo della RSV4, mentre proseguendo lungo la fiancata anteriore ci imbattiamo in volumi decisi e spigoli vivi, lì per evocare quella robustezza avventuriera necessaria quando si oltrepassa il perimetro urbano. Un esempio ne è la pedana rafforzata, evidente richiamo al mondo off-road. Scorrendo, arriviamo al posteriore, dove le linee si affilano e alleggeriscono. Il codone è teso, snello. slanciato, punta all’in sù, e anche qui è evidente la familiarità col nasino aguzzo della RSV4. La coda, inoltre, vede il gruppo ottico posteriore integrato al portatarga. Dettagli stilistici che riflettono la volontà di allontanarsi dal linguaggio più convenzionale del maxi scooter per virare su codici motociclistici. Un esercizio formale perfettamente in linea con la filosofia ingegneristica che si nasconde sotto la “pelle” del mezzo.

Ciclistica da Aprilia: telaio, forcella e fiducia sull’acqua

La parte davvero interessante, infatti, comincia sotto la carrozzeria. Il telaio è una doppia culla in tubi d’acciaio ad alta resistenza, irrigidito e sviluppato con una logica che guarda al rigore ciclistico e non alla sola facilità d’uso. Aprilia ha lavorato sulle geometrie per tenere contenuto l’angolo del cannotto di sterzo e ridurre l’avancorsa, così da ottenere una risposta più pronta dell’avantreno e una migliore rapidità nei cambi di direzione. È una scelta che, sulla carta, racconta una precisa intenzione e su strada, soprattutto sotto la pioggia, si traduce in una sensazione concreta di ordine, precisione e controllo.

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I dati più eloquenti sono però due. Iniziamo dal primo: il peso. Con 186 kg in ordine di marcia e un rapporto peso/potenza di 7 kg per kW, L’SR GT 400 si posiziona al vertice assoluto della categoria. Un dato che, cronometro alla mano, vale lo scatto 0-60 metri coperto in soli 5 secondi. Una leggerezza che, abbinata ad una ciclistica degna del nome Aprilia, rende veramente gustosa e scattante la guida di questo maxi-scooter.

Abbiamo accennato alla facilità di guida e alla ciclistica, ecco allora la seconda “attrazione” dell’SR GT: la forcella. L’SR GT 400 è il primo scooter Aprilia ad adottare una forcella con doppia piastra, e non una forcella qualsiasi: la sospensione da 41 mm a steli rovesciati derivata direttamente dalla RS 457. Questo dettaglio, da solo, dice molto circa la direzione del progetto. Non è un’operazione di facciata, è un elemento che modifica il modo in cui il mezzo legge la strada. L’avantreno ha sostegno, presenza, una consistenza rara in questo segmento. Nei tratti attorno a Santa Margherita bastava affrontare una curva allagata, o “cadere” in quelle buche impozzangherati che vedi all’ultimo, per sentire che davanti c’è un appoggio pieno, sicuro, sincero. La forcella lavora con un’escursione di 120 mm, la stessa disponibile al retrotreno, e contribuisce in maniera decisiva a fare dell’SR GT 400 uno scooter che, più che galleggiare, si pianta sulla traiettoria. Il tutto nonostante l’importante luce a terra di 19cm, di chiara impronta fuoristradistica.

Al retrotreno, poi, agisce una coppia di ammortizzatori a gas con serbatoio (dorato, come gli steli delle forcelle) separato, regolabili nel precarico. Qui Aprilia ha cercato un equilibrio non banale: mantenere un sostegno dinamico credibile senza compromettere del tutto la vocazione urbana del mezzo. Il risultato, da quanto emerso nella prova, è una taratura che privilegia il controllo e la compostezza. Sul veloce e sul misto lo scooter è veramente saldo, granitico; sulle sconnessioni più cattive può risultare un pelo secco dietro, ma resta coerente con l’idea generale di uno scooter che non vuole filtrare tutto, quanto piuttosto restituire sempre una certa qualità di contatto con il terreno.

Anche l’impianto frenante porta con sé una parentela significativa. Davanti troviamo un disco flottante da 300 mm con pinza radiale a quattro pistoncini, e il disco è lo stesso utilizzato dalla Tuareg 660. Un altro di quei particolari che ben racconta il modo in cui Aprilia ha costruito questo mezzo: non cercando componenti “adeguati” al segmento scooter, ma pescando dal proprio patrimonio motociclistico soluzioni già collaudate, con un’identità precisa. Su strada, questa scelta si traduce in una frenata potente ma ben modulabile, con un attacco deciso senza essere brusco. Sotto la pioggia, che è sempre il banco di prova più severo per capire se un impianto sia solo energico o davvero gestibile, l’SR GT 400 ha restituito un comportamento convincente: l’anteriore frena con autorevolezza, ed è puntuale anche il lavoro del freno posteriore, con disco da 240 mm, che ha sempre risposto in maniera percettibilmente apprezzabile quando ho provato a “pulire” le traiettorie in uscita o ad alleggerire in ingresso il carico sull’anteriore. Inoltre, tutti i fiumiciattoli di pioggia che spesso attraversavano la strada  da parte a parte, non sono solo stati dei guastafeste, grazie a loro ma a loro insaputa, abbiamo potuto apprezzare il lavoro della suite elettronica. L’SR GT 400 è infatti munito di un controllo di trazione (ATC – Aprilia Traction Control) regolabile su due livelli d’intervento (Max e Min) ma è anche del tutto disinseribile in mappa Off. L’ABS Bosch, poi, è ben tarato ed interviene sempre con poca invasività. Qui una piccola chicca per gli amanti dell’ultimo miglio di strada bianca: al posteriore l’ABS è disinseribile.

Una piccolissima pecca dell’impianto frenante: la leva del freno anteriore mi è sembrata avere un po' troppo gioco prima di cominciare davvero a mordere.

Il pacchetto ruote completa il quadro. All’anteriore c’è un 16 pollici, al posteriore un 14, soluzione ormai classica per i crossover ma qui interpretata con una logica precisa: aumentare la capacità di lettura del terreno davanti, mantenendo dietro compattezza e trazione. Gli pneumatici Mitas Enduro Trail-ADV 2, sviluppati specificamente per questo modello, durante la prova bagnata hanno sfoggiato un livello di grip che mi ha stupito, contribuendo in modo sostanziale al senso di sicurezza generale. La luce a terra di 190 mm, poi, rafforza ulteriormente la natura ibrida del mezzo: abbastanza elevata da affrontare senza ansia pavé, buche, rotaie e compagnia cantante, senza però scivolare nella caricatura pseudo-offroad.

Un monocilindrico rifinito bene, con una risposta del gas impeccabile

Veniamo al motore, che pur partendo da una base conosciuta all’interno del gruppo Piaggio (quella del Beverly), è stato reinterpretato con cura. Si tratta del monocilindrico da 399 cc, raffreddato a liquido, quattro valvole, capace di 36 CV a 7.500 giri e 37,7 Nm a 5.700. Ma il dato nudo qui conta fino a un certo punto. Più interessante è il lavoro fatto attorno all’unità: biella più lunga e ottimizzata, pistone alleggerito in alluminio stampato per ridurre le inerzie, sistema PCV per contenere le perdite di pompaggio, accensione Twin Spark con doppia candela all’iridio, frizione a bagno d’olio. Tutte soluzioni che non servono solo ad abbellire la scheda tecnica, ma a ottenere una risposta più fluida, un’erogazione più piena, una minore ruvidità di funzionamento e un comportamento complessivamente più rifinito. Da applausi, ma da applausi veramente, la risposta al primo tocco di gas: chirurgica, morbida, dolce, completamente immune all’effetto on/off. Una qualità super apprezzata su un fondo infame come quello che abbiamo trovato in Liguria, dove la rotondità della ripresa partendo da gas chiuso, specie nei tornantini più lenti, ha fatto veramente la differenza, agevolando sia il lavoro delle sospensioni, che non devono pensare ad ammortizzare strappi, sia la sensazione di comfort e controllo per chi guida. Anche la trasmissione è stata tarata per dare prontezza nelle partenze e pulizia nella risposta, evitando quegli effetti di trascinamento o quelle incespichi che spesso separano un motore corretto da uno realmente piacevole da usare.

Su un percorso asciutto tutto questo avrebbe probabilmente prodotto un bel divertimento. Sotto la pioggia, invece, ha prodotto fiducia. Che è forse il complimento migliore. L’SR GT 400 ha mostrato un gas pu-li-tis-si-mo, mai brusco, un avantreno piantato, un telaio che tiene insieme precisione e leggibilità, una frenata forte ma governabile, una ciclistica che continua a trasmettere informazioni anche quando il fondo si sporca d’acqua. In altre parole, lo scooter di Noale ha fatto emergere la propria qualità in una situazione non ideale, ma in una condizione reale, di quelle che per l’appunto mettono giorno per giorno alla prova i mezzi di questo genere. 

Ergonomia, dotazioni e un’identità dinamica fuori dal comune

E qui centrale la posizione di guida. La sella è posta a 820 mm da terra, il manubrio è largo, alto, quasi da naked, il tunnel centrale obbliga a una postura meno rilassata e più raccolta. Sono tutti dettagli che spostano l’esperienza verso una dimensione più attiva. Non si è seduti “sopra” lo scooter in modo passivo, scordatevi (e menomale) le poltrone a due ruote: sull’SR GT 400 ci si sente inseriti nel mezzo, con la possibilità di caricare l’anteriore, seguire la curva e usare il corpo in maniera naturale. È una differenza sottile finché si parla in astratto; diventa molto concreta quando si capisce l’influenza della triangolazione sul feeling alla guida. Non è per niente usuale su un maxiscooter mettersi in punta di piedi e usare le gambe per guidare, azione che invece mi è venuta assolutamente spontanea per via di un’ergonomia indovinata, comoda, sì, ma capace di ravvivare la guida quando volete godervi un po' di curve.

Soffermandoci un attimo all’altezza della sella, io sono alto 1.68m e non ho mai avuto alcuna difficoltà o incertezza nei movimenti da fermo. Non toccavo per terra a pianta piena, ma con un 50% abbondante della suola si. Sempre in tema ergonomia, bisogna accennare al generoso serbatoio di 12l inserito in un tunnel centrale che trova posto tra le vostre gambe. La soluzione non è minimamente d’impaccio durante la guida, ma comporta l’alzata, non proprio trascurabile, dell’arto inferiore sia per scendere che per salire dal mezzo, il che può rappresentare un leggero impedimento per chi in giornata compie tanti spostamenti.

In ogni caso, l’SR GT 400 è ricco di tutte le dotazioni che contano davvero nella vita pratica: keyless di serie, vano sottosella capace di accogliere un casco integrale (e, non so, un telo da mare, un costume e un paio d’infradito) presa USB-C all’interno di un piccolo ma pratico vano nel retroscudo, strumentazione TFT da 5 pollici ben leggibile, parabrezza regolabile su cinque posizioni per 70 mm di escursione (molto efficiente aerodinamicamente, forse un pochino striminzito per i più alti). C’è anche la piattaforma Aprilia MIA, che aggiunge connettività e gestione delle funzioni smartphone. Tutto utile.

Ma la cifra del grande di famiglia SR GT, ve l’abbiamo detto, sta altrove, e precisamente nel modo in cui Aprilia è riuscita a imprimere dentro un veicolo destinato anche al commuting urbano una qualità dinamica riconoscibile, figlia della propria tradizione sportiva e motociclistica. Quando si dice che “a Noale le moto le sanno fare”, è proprio vero. E non nel senso superficiale da slogan per cui l’SR GT 400 “sembra una moto”, formula che spesso lascia il tempo che trova, ma in quello più concreto per cui alcuni suoi organi fondamentali - forcella, posizione di guida, risposta del gas, rapporto peso/potenza - lavorano davvero secondo una logica che viene dal mondo moto e il piacere di guida che ne deriva è un parente stretto stretto.

La giornata di Santa Margherita Ligure, falcidiata dalla pioggia, ha finito per raccontarlo meglio di qualunque lancio su strade perfette. Ha tolto un po' d’enfasi e piacere immediato, quello indubbiamente, lasciando però intatta la sostanza. E la sostanza dice che l’SR GT 400 è uno scooter crossover pensato con serietà, con componenti scelti non per fare scena ma per costruire comportamento, e con un’identità dinamica che nel segmento non è affatto comune.

Prezzi e livree

Il nuovo SR GT 400 è già in vendita con un prezzo a partire da 6.750 euro, mentre bisogna aggiungerne 200 per aggiudicarsi la versione Rally Replica che abbiamo avuto in prova. Esclusa questa colorazione ereditata al mondo delle corse fuoristrada, sono tre le livree disponibili: la nera Rugged Black e le due tonalità di grigio, Boudler Grey e Dusty Grey.

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Gianluigi Mazza