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Gran Premio di Le Mans: il Bello, il Brutto e il Cattivo

Martin raggiunge l'estasi mistica con due vittorie, Bezzecchi fa punti ma non gli basta, Marquez si ritrova ancora una volta in infermeria
Gran Premio di Le Mans: il Bello, il Brutto e il Cattivo

Il nero è il colore della nuova stagione di MotoGP. Va bene con tutti. Martin, Bezzecchi e anche Ogura lo portano con disinvoltura sul podio. Il rosso, invece, sembra diventato demodé, sta dalle parti dell’arancione. C'è stato anche chi ha visto tutto grigio, come Marc Marquez.

IL BELLO – Spacca cupolini con un pungo, cita le sacre scritture, piange e ride. L’estasi mistica di Jorge Martin arriva con due vittorie. Quando guida in quel modo sembra un dono del cielo. Ci chiedevamo se l’avremmo mai ritrovato dopo una lista di fratture che sarebbe servito un libro per contenerle tutte, lo abbiamo scoperto migliore di prima.

IL BRUTTO – Ancora operazioni, medici, tempo lontano dalla moto, lavoro per rimettersi in forma. Marc Marquez non conosce la pace, come l’eroe di un romanzo deve affrontare altre difficoltà quando sembravano terminate. Ha dalla sua uno spirito che non si piega mai, a differenza delle ossa e delle viti nel suo corpo. Fosse un altro, lo daremmo per finito, ma lui non è come gli altri.

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IL CATTIVO – Le gare di Moto3 e Moto2 sono state ridotte a delle Sprint per la pioggia, sia mai che possano ritardare la partenza della MotoGP. Per anni abbiamo detto di non chiamarle “classi minori”, ora sappiamo che lo sono per chi organizza il campionato. Senza di loro non ci sarebbero i piloti che abbiamo oggi e avremo domani in MotoGP, ma non devono comunque disturbare.

LA DELUSIONE – Bezzecchi teneva in mano la coppa del 2° posto come fosse il premio di consolazione in una corsa dei sacchi all’oratorio. Aveva ragione, perché se vuoi essere un vincente devi volere solo vincere. Essere arrivato dietro al coinquilino di box è ancora peggio, ma ora Marco sa cosa lo aspetta e sa anche benissimo cosa deve fare.

LA CONFERMA – A volte ci si dimentica perché lo chiamano “El Diablo”. La sua Yamaha sarà una pentola senza coperchio, ma basta lui per metterci una pezza. Fabio Quartararo ha lottato per dei piazzamenti come si stesse giocando un titolo. Lo ha fatto per se stesso, per il suo pubblico di casa e per chiunque capisca qualcosa di motociclismo. Bravò!

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L’ERRORE – Ci aveva esaltato a Jerez, ci stupito a Le Mans, ma questa volta per i motivi sbagliati. La gara di Alex Marquez è durata poco più di un giro. Una manciata di ghiaia il souvenir dalla Francia.

IL SORPASSO – Quello di Di Giannantonio su Acosta alla penultima curva per il 4° posto, o il primo degli altri, se preferite. La manovra è stata bella, ma Pedro non ha apprezzato che Fabio dopo si girasse a guardarlo. “Nessuno mi sorpassa guardandomi” ha avvertito lo spagnolo. Preparate i popcorn per Barcellona.

LA SORPRESA – Rivedere Matteo Bertelle su podio non è solo una sorpresa, è una bella sorpresa. Dopo tutto quello che ha passato, si meritava una gioia. Gli auguriamo sia solo la prima di tante.

LA CURIOSITA’ – Come passa il tempo: non vedevamo un giapponese sul podio della MotoGP da Valencia 2012, con Nakasuga. Ai Ogura ci ha fatto sentire un po’ più vecchi, ma lo perdoniamo.

IO L’AVEVO DETTO –Pioggia”: è stata la parola più usata nel paddock di Le Mans fin dal mattino del giovedì. Naturalmente, non è piovuto.

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Matteo Aglio