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Steiner: "Per continuare con KTM servono garanzie, non ho 6 mesi"

VIDEO - Ad Austin, Gunther Steiner racconta i primi mesi alla guida di Tech3: l’approccio prudente, l’ambizione di far crescere la squadra, il confronto tra MotoGP e Formula 1 e il nodo tecnico più delicato, quello del futuro partner. KTM scelta prioritaria, ma non scontata

Ad Austin, nel weekend del GP delle Americhe, Gunther Steiner fa il punto sui suoi primi passi alla guida di Tech3 con il realismo di chi sa di essere arrivato in un mondo nuovo e con l’ambizione di chi non ha alcuna intenzione di limitarsi a partecipare. L’ex team principal di Haas spiega di voler osservare, capire e solo dopo intervenire, ma allo stesso tempo fissa già una traiettoria chiara: crescere fino a portare il team stabilmente davanti. Sullo sfondo resta però il tema più delicato, quello del futuro tecnico della squadra: Steiner conferma che l’opzione ideale sarebbe restare con KTM, ma ammette anche che Tech3 si sta guardando intorno e che, senza precise garanzie, la permanenza non può essere data per scontata.

Come stanno andando questi primi mesi, alla terza gara?
"Bene, sto imparando. È questo che mi dà motivazione: devo imparare molto. Io ho sempre fatto così, i primi sei mesi servono per capire, non puoi arrivare e dire subito cosa è giusto e cosa è sbagliato. Le persone che lavorano qui sanno fare il loro mestiere, non aspettano certo me per sapere cosa devono fare. Sono tutti capaci, tutti con grande esperienza. Io sono qui per imparare e poi per capire se posso portare qualche idea diversa, sperando che sia anche migliore".

Questo approccio così adattabile lo hai costruito negli anni, passando dal rally alla Formula 1, alla Nascar e ora alla MotoGP?
"Sì, anche se qui è tutto completamente diverso. Però alla fine si parla sempre di motorsport: invece di quattro ruote ce ne sono due. Per questo dico che devo imparare, perché sicuramente qui ci sono cose che vengono fatte in modo diverso e magari anche meglio che in altri campionati. Non è che copiando da un altro motorsport fai sempre meglio. Qui c’è gente capace, che lavora da tanto tempo e fa le cose giuste. Però c’è sempre qualcosa da imparare e magari anche qualcosa da dare, qualche idea vista altrove che potrebbe funzionare. Naturalmente bisogna sempre farlo insieme, non è che entro e dico: da oggi si fa così perché mi sono svegliato storto".

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L’idea della MotoGP è nata davvero due anni fa, quando eri qui ad Austin con la tuta di pelle nera?
"Sì, è nata proprio lì. Avevo lasciato la Formula 1 ed ero venuto qui con un mio amico solo per divertirmi. Durante il volo di ritorno verso casa, visto che abito in America, mi è venuta l’idea che non sarebbe stato male avere una squadra in MotoGP. Da lì ho cominciato a interessarmi a come si potesse fare, a come funzionassero licenze, team e tutto il resto. Quindi sì, è nata proprio in quel momento".

E in quel periodo che altre idee avevi per il futuro?
"Io non voglio diventare grande, questo è il mio problema: voglio sempre rimanere bambino. Però faccio tante cose. Ho una mia azienda di compositi, seguo altri progetti. A me piace sempre fare qualcosa di nuovo, prendere un’idea e trasformarla in realtà. Non solo sognare, ma rendere possibile un sogno: è questo che mi piace. In quel periodo ero già molto preso anche dalla televisione in Formula 1, che faccio ancora adesso. Anzi, quest’anno viaggio quasi più di quando ero in Formula 1. Ho moltissime cose da fare, però questa è una sfida che mi interessa perché a me piacciono le corse. È una cosa che mi appassiona davvero".

Ti ritrovi di nuovo con Liberty Media intorno, dopo l’esperienza in Formula 1. Senti una responsabilità nel rendere la MotoGP più “circus”, più spettacolo?
"Più che responsabilità, ho voglia di fare qualcosa in quella direzione. Per me “circus” significa soprattutto più intrattenimento per la gente. Quello che Liberty ha fatto bene in Formula 1 è stato aggiungere tante cose attorno alla gara. Io non amo fare paragoni continui, perché la MotoGP deve scrivere la propria storia e non copiare quella di un altro sport. Però il concetto è chiaro: il Gran Premio resterà sempre la cosa più importante del weekend. Se poi intorno ci metti tante altre cose, è meglio per tutti. A chi non piacciono i contorni, basta non guardarli. La gara resta lì, non cambia. È come in Formula 1: la corsa è rimasta quella, ma attorno c’è molto di più. E nessuno è obbligato a consumare tutto. Questa è la cosa che Liberty sa fare molto bene".

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Sei una persona ambiziosa. Hai già in mente un piano quinquennale per Tech3?
"Assolutamente sì. Il piano di una squadra deve essere quello di avere successo. All’inizio magari il successo può voler dire entrare nei primi dieci, ma quando ci sei arrivato devi avere un piano per migliorare ancora. Io non sono una persona che si accontenta nel partecipare. Ognuno può vivere lo sport come vuole, ma per me bisogna puntare sempre a crescere, passo dopo passo".

Quando vedresti realistico uno scenario con una Tech3 in lotta davanti?
"Se venissi qui a dire che l’anno prossimo vinciamo le gare, la gente avrebbe ragione a prendermi per matto, perché oggi è quasi impossibile. Niente è impossibile, ma quasi. Però il mio obiettivo è arrivare a giocarmi il podio. Tech3 l’anno scorso ci è già salita una volta, quindi in MotoGP si può fare qualcosa in più rispetto alla Formula 1, anche perché qui il pilota conta tantissimo. L’obiettivo è migliorare da dove siamo adesso e continuare a farlo fino ad arrivare dove vuoi arrivare. E se sei ambizioso, dove vuoi arrivare è vincere".

Hai due campioni del mondo in squadra: come stanno?
"Purtroppo Maverick ha ancora qualche problema alla spalla che si è rotto l’anno scorso. Vediamo come la gestisce qui. Poi ha già dei piani per cercare di risolvere davvero il problema. Questo è l’obiettivo. La fortuna, se così si può dire, è che adesso ci sono alcune settimane in cui non deve salire in moto e speriamo che riesca a sistemarsi. Poi entrambi devono ancora trovare il feeling con la moto. Nei test era andata bene, ma nelle prime due gare non sono riusciti a trovare le sensazioni giuste. Da quello che sto imparando, la nostra moto va meglio nei circuiti con frenate e inserimenti, mentre soffre un po’ di più nelle curve lunghe e veloci". 

Quale risultato pensi sia realistico, anche in funzione delle tue ambizioni?
"Per quello che ho visto nelle prime gare, tutto quello che porta nei primi dieci è già importante. Direi che chiudere tra il quinto e il decimo posto sarebbe già un successo".

E sulla moto? Restare con KTM è ancora l’ipotesi più probabile?
"Di voci qui ce ne sono perfino troppe. Noi comunque dobbiamo guardarci intorno, fa parte del mio mestiere capire che cosa c’è sul mercato. L’ideale è sempre restare con un partner, se ce l’hai, però bisogna anche vedere che cosa offrono gli altri. Non puoi semplicemente dire che si va avanti così e basta, perché al momento i risultati per noi non sono strepitosi e bisogna capire bene che strada prendere. Abbiamo ancora qualche mese, ma non tantissimo tempo per decidere. Questa è la vera difficoltà: se avessi altri sei mesi sarebbe molto meglio, ma non li ho. Dobbiamo capire cosa fare. Ripeto, per noi l’ideale sarebbe restare con KTM, però per farlo mi servono certe garanzie".

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Marco Caregnato