Non si possono trarre conclusioni da una sola gara, ma è innegabile che quello della Yamaha sia stato un avvio di stagione da dimenticare. Due i punti che conta nella classifica Costruttori della MotoGP dopo la Thailandia. Quattordici quelli raccolti nel Mondiale Superbike, grazie soprattutto al provvidenziale arrivo della pioggia in Gara 2.
Un disastro preventivabile nella classe regina del Motomondiale, dove la Casa dei tre Diapason sa bene di avere davanti a sé una montagna da scalare per rendere competitivo il nuovo progetto V4. Un po’ meno tra le derivate di serie, dove la truppa in blu ha fatto molta più fatica rispetto a quanto ci si aspettasse in inverno.
Partenza da incubo a Phillip Island
Le prime avvisaglie delle difficoltà incontrate dalla Yamaha si erano viste già nel lunedì e martedì di test a Phillip Island. Il primo test su asciutto di un precampionato flagellato dal maltempo.
L’unica R1 a figurare nei primi dieci posti della classifica combinata della due giorni era stata quella del neo-acquisto Xavi Vierge, autore del nono tempo. Più attardato il suo compagno di squadra Andrea Locatelli, che non aveva trovato il giusto feeling con la moto e aveva chiuso 16°, tra le R1 GRT del rookie Stefano Manzi e di Remy Gardner. Una posizione insolita per il bergamasco, abituato a ben altri standard sulla pista australiana. Dove ha conquistato tre podi e altri sette piazzamenti in Top 10 nel triennio 2023-2025.
Nessuno stravolgimento nel weekend di gara, ma il Loka è riuscito comunque a difendere l’onore della Yamaha. Grazie a una rimonta sul bagnato di Gara 2, dal 15° posto in griglia al 5° finale, dopo aver chiuso 13° e 14° le precedenti due gare. Un accenno di luce in un fine settimana da incubo. Sia per Vierge, caduto nelle due gare lunghe e assente in Superpole Race per un problema tecnico. Sia per Gardner e Manzi, rallentati da una condizione fisica non perfetta e da un doppio ritiro al sabato, che li ha portati a chiudere il weekend con in tasca soltanto 3 e 2 punti rispettivamente.
Peggio ancora del 2025
Anche l’anno scorso Phillip Island non aveva regalato grandi gioie alla Casa giapponese, che aveva perso Jonathan Rea per infortunio prima ancora che cominciasse il Round. Ma per quanto nero fosse stato quel weekend, non era stato una debacle paragonabile a quella di questa stagione. Sopratutto per Locatelli, che non era mai andato così male con la R1.
Migliore dei piloti Yamaha anche lo scorso anno, Andrea aveva inaugurato il 2025 con un due settimi posti e un sesto in Superpole Race. Mentre il team GRT aveva collezionato 8 punti con Dominique Aegerter, in un altro weekend da dimenticare per Gardner sulla sua pista di casa.
Alla Yamaha non mancano le attenuanti, come gli acciacchi fisici dei suoi alfieri e il fatto di schierare due piloti che devono ancora prendere familiarità con la R1. Oltre al fatto che un tracciato particolare come quello australiano non è di sicuro il banco di prova più adatto per giudicare il vero valore di una moto.
Per questo, team e vertici di Yamaha Motor Europe mantengono la calma e confidano in una svolta in Europa. Quando si tornerà a competere su piste più tradizionali e con gomme a cui sono più avvezzi.
Cambio di passo in Europa?
Già nell’imminente due giorni di test a Portimao si comincerà a far luce sui veri valori in campo e sull’entità dei passi avanti che Locatelli e compagni potranno compiere a partire dal secondo appuntamento della stagione. La sensazione però è che il flusso di carburante maggiorato e i piccoli aggiornamenti come il forcellone rinnovato di cui gode quest’anno la R1 possano non bastare per lottare con continuità per i podi e per le vittorie a cui ambiscono.
Mentre gli avversari si rinnovano, le squadre Yamaha lavorano di fino per spremere fino all’ultima goccia di potenziale da una R1 che affonda le sue radici nel progetto del 2015, con cui il costruttore giapponese tornò a competere nella Superbike iridata l’anno seguente. Una base sensibilmente aggiornata nel corso del 2024, con l’introduzione di una nuova aerodinamica con alette integrate, ma che inizia a risentire in maniera sempre più evidente del peso dei suoi anni.
Cosa serve per lottare con costanza ai vertici di un campionato che continua ad alzare l’asticella? La risposta più semplice potrebbe essere una nuova R1. Immettere un nuovo modello sul mercato non sembra però rientrare nei piani a breve termine della Casa dei Tre Diapason, concentrata più sulla sfida in MotoGP che sul tornare presto al top nel Mondiale Superbike.
Il timore, quindi, è che dietro all’amara apertura di Philip Island si nasconda molto più di un fine settimana sfortunato. Ovvero, i limiti di un progetto che si fanno sempre più difficili da nascondere. In Portogallo avremo i primi responsi su quella che sarà la vera competitività della Yamaha.