Comincia con il sorriso e con grande entusiasmo questo nuovo capitolo con Ducati della carriera di Iker Lecuona. Sebbene l'inverno non sia andato come da programma per via del maltempo, che ha rovinato i primi test dell'anno, in occasione della conferenza stampa di presentazione del team Aruba.it Racing, il pilota spagnolo si è detto soddisfatto della sua prima presa di contatto con la sua nuova moto e la sua nuova squadra. E non vede l'ora di dimostrare il suo vero valore nella stagione che scatterà a fine mese in Australia.
Iker, come sono andati i test invernali?
“Devo dire che è stato uno dei peggiori inverni di tutta la mia carriera. Di solito abbiamo la possibilità di girare almeno per una giornata intera, ma in questo caso non è stato possibile e il fatto di aver girato in condizioni miste ha reso tutto ancora più difficile. Inoltre ho cambiato squadra, moto, praticamente tutto, quindi non ho trascorso abbastanza tempo in sella. Però, sono davvero felice delle sensazioni che ho avuto. Devo ancora imparare molto sulla squadra e sulla moto, ma penso che siamo sulla strada giusta”.
Cosa ti ha impressionato di più della Panigale V4 R?
“Da un lato è più semplice da guidare, ma dall’altro è anche piuttosto complessa. Arrivo dalla Honda, dove dovevo forzare la moto per andare forte. Se provavo a guidare in modo più rilassato o in maniera più gentile, i tempi non arrivavano. Con la Ducati è diverso: devo cambiare molto il mio stile di guida. Devo pensare a rilassarmi e ad essere più gentile. Non serve forzare, perché se lo faccio vado più piano. Ho ancora molto da imparare sulla moto, ma durante l’inverno il team mi ha fornito una Ducati di serie, ho lavorato molto su quest’area e credo sia andata abbastanza bene. La moto funziona veramente bene, l’elettronica e il consumo delle gomme sono incredibili. In generale sono rimasto molto impressionato”.
È tanto diversa dalla Honda?
“Assolutamente. Non c’è paragone. Anche a livello di freni: in Honda hanno i Nissin e i Brembo frenano molto meglio. Nel complesso, la Ducati va meglio”.
Questa è la più grande opportunità della tua carriera?
“Sì, al 100%. Ho sempre detto che non ho mai avuto una vera occasione di vincere un campionato, o di lottare al vertice, perché non ho mai avuto la moto o la squadra per poterlo fare. Ora sono nella miglior squadra del campionato, che lotta per il titolo da molti anni e lo ha anche vinto più volte. Ho la miglior moto e un compagno di squadra come Nicolò, che ha già lottato per il titolo. Questa è certamente la più grande sfida della mia carriera: se non ci riesco, la responsabilità è soltanto mia. Adesso non ho scuse per non lottare per la vittoria”.
Con così tanti cambiamenti in griglia, cosa ti aspetti dalla stagione 2026 del Mondiale Superbike?
“È difficile dirlo. In BMW sono arrivati due piloti molto forti, che sono stati entrambi miei compagni di squadra in MotoGP. So che sono forti, ma vedremo. Miguel avrà delle difficoltà arrivando dalla MotoGP, perché sarà tutto nuovo per lui. Anche Danilo salirà su una nuova moto, quindi vedremo quanto velocemente riusciranno ad adattarsi alla moto. Nicolò ha già dimostrato di poter lottare per il titolo. Yamaha e Bimota erano lì davanti in alcune gare, ma in altre avevano ancora il potenziale necessario. Poi c’è Bautista, che per me è un punto domanda, perché ha fatto molta fatica l’anno scorso, ma ha anche vinto dei titoli. Poi ci sono io, che voglio essere a mia volta lì davanti. Vediamo cosa accadrà”.
Come descriveresti Nicolò come pilota?
“Ha molto talento e grande potenziale. Lo conosco dai tempi della CEV. Ha avuto qualche difficoltà in Moto2, ma in Supersport ha lottato per vittorie e titolo, poi ha vinto il campionato ed è passato direttamente in Superbike, dove ha lottato di nuovo per il titolo. Ovviamente ha molto talento e per me è positivo avere un compagno di squadra così, perché ho dei dati da studiare per arrivare al suo livello il più velocemente possibile”.
C’è qualcosa che puoi imparare da lui?
“Per ora è difficile da dire perché non abbiamo fatto molti giri sull’asciutto. Nelle curve lente siamo abbastanza simili, ma nelle curve veloci lui ha molta fiducia. Ma si parla dei test che abbiamo fatto a ottobre dopo la gara, quindi non lo saprò fino a che non arriveremo in Australia”.
Pensi che questa sia l’occasione per vedere il vero Iker?
“Sì, al 100%. Non ho mai avuto la possibilità di mostrare davvero il mio potenziale, perché non ho mai avuto la moto per farlo. In Tech3 ho fatto abbastanza bene, tutti dicevano che ero veloce, ma non è bastato per avere una sella in MotoGP. Poi, in Honda è andata come è andata. Sono pronto. L’anno scorso ho fatto molta fatica e ho imparato molto come pilota e come persona. Quindi, penso di essere pronto a lottare”.
Cosa diresti oggi all'Iker che non è riuscito a restare in MotoGP?
“Sinceramente, l’unica cosa che cambierei del mio passato è la mia personalità e alcune decisioni nella vita privata, soprattutto nel 2020. Ma alla fine tutto succede per una ragione: senza certi errori non sarei arrivato fin qui, nel miglior team. Quindi, non gli direi nulla se non: divertiti. È la cosa che mi è mancata di più in MotoGP. Lì lavoravo tanto, ma non mi divertivo davvero”.