Si è chiusa a Sepang l’ultima giornata di Shakedown MotoGP, la tre giorni riservata principalmente a collaudatori, rookie e a Yamaha, unica Casa ancora con le concessioni. Come sempre in questi contesti, la classifica dei tempi va letta con attenzione: condizioni, strategie e obiettivi di lavoro incidono molto più che in un test “ufficiale”.
In cima alla lista tempi ha chiuso Aleix Espargaró con 1’57”173, un riferimento significativo soprattutto perché ottenuto nelle ore più favorevoli, quando la pista era più fresca. Alle sue spalle Pol Espargaró su KTM in 1’57”299, a poco più di un decimo. Entrambi i tempi risultano frutto di una ricerca della prestazione, elemento che rende ancora più necessaria cautela nell’interpretazione complessiva.
Al di là dei cronometri, il dato più evidente è l’intensità del lavoro svolto da Honda durante l’inverno: la sensazione è quella di un programma tecnico ampio e di un impegno importante in pista. Anche KTM conferma un punto di forza ben noto, potendo contare su collaudatori di assoluto livello come Pol Espargaró e Dani Pedrosa.
Terzo crono per Yamaha, con Fabio Quartararo, staccato di circa mezzo secondo dalla vetta. La Casa giapponese, però, sembra essere tra quelle che hanno macinato più chilometri e raccolto più dati. A sottolinearlo è stato anche Paolo Pavesio, Managing Director Yamaha, evidenziando il salto organizzativo rispetto a Valencia: dalle poche moto “nuove” disponibili allora, a un parco molto più ampio a Sepang, con mezzi dedicati sia ai piloti titolari sia al test team, dove figurano Augusto Fernández e Andrea Dovizioso.
Quarto tempo per Alex Rins, a circa sette decimi, seguito da Jack Miller a circa nove decimi. Da segnalare inoltre l’ottima progressione di Diogo Moreira, che dopo due giorni di adattamento ha centrato un 1’58”338, a 1”165 dal miglior tempo: un distacco contenuto per un debuttante, e un segnale di crescita evidente. Poco più indietro Toprak Razgatlıoğlu, comunque vicino e senza pagare un margine eccessivo.
Più arretrate Aprilia e Ducati nei riferimenti cronometrati, ma con una motivazione chiara: i rispettivi collaudatori, Lorenzo Savadori e Michele Pirro, hanno lavorato soprattutto su sviluppo e preparazione delle moto in vista dell’arrivo dei piloti ufficiali e dei riferimenti più attesi. In altre parole, non si è cercato il giro “da classifica”, ma la costruzione della base tecnica per i prossimi test.
Archiviato lo Shakedown, il programma prevede due giorni di pausa a Sepang, utili anche per rifiatare dopo l’intensa attività in pista. Da lunedì il paddock tornerà ad animarsi, fino alle giornate centrali — martedì, mercoledì e giovedì — quando inizieranno i test più indicativi per inquadrare i valori reali.
Durante la giornata c’è stato anche un confronto con Paolo Pavesio, che ha accettato di incontrare un ristretto gruppo di giornalisti. Nel punto mercato sono arrivate smentite nette: nessuna firma di Quartararo con Honda e nessun accordo già definito con Martin per Yamaha. Il messaggio, più in generale, è stato improntato alla prudenza, con l’idea di proteggere il lavoro del team in una fase in cui la stagione deve ancora cominciare e i test “veri” devono ancora iniziare.
Parallelamente allo Shakedown, Sepang e Kuala Lumpur hanno ospitato anche la presentazione del team Gresini, per la prima volta organizzata fuori dall’Italia. L’evento ha celebrato i 30 anni della squadra, confermandone il clima familiare e l’impostazione conviviale, ma anche l’ambizione sportiva.
Dopo un 2025 chiuso da protagonista — con Alex Marquez riferimento del team e risultati di alto profilo — le aspettative restano elevate. A complicare il quadro c’è però una notizia pesante: l’infortunio al femore di Aldeguer, rimediato in allenamento, che potrebbe condizionare la presenza nei prossimi appuntamenti, dai test di Buriram fino all’inizio della stagione. Nonostante questo, nell’ambiente si respira determinazione e l’obiettivo è farsi trovare pronti appena possibile.
Sul fronte contrattuale, filtra inoltre la volontà di proseguire con Ducati anche dal 2027, con un’intesa che appare solida e che è stata implicitamente rafforzata dalla presenza, alla serata, dei vertici di Ducati Corse: Gigi Dall’Igna e Davide Tardozzi.