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Arenas, dalla Moto2 alla SSP: “tra 2 anni saprete perché è finita con Gresini”

L’INTERVISTA “Ho vinto il titolo Moto3, ma le moto non sono solo una questione di velocità. Ringrazio Nadia Padovani, era dispiaciuta. Non volevo essere un numero in Moto2, Motocorsa mi aveva cercato per la Superbike. La MotoGP? Con Marquez...

SBK: Arenas, dalla Moto2 alla SSP: “tra 2 anni saprete perché è finita con Gresini”

Un nuovo inizio… Albert Arenas ha salutato lo scorso novembre il paddock del Motomondiale, scegliendo di ripartire dalla Superbike. Vincitore della Moto3 nel 2020, lo spagnolo non è riuscito a raccogliere ciò che sperava in Moto2; di conseguenza, la decisione di guardare altrove si è rivelata quasi inevitabile.

L’ultima fermata del suo percorso è stata Gresini, ma ora lo attende una nuova sfida in SuperSport, con il team AS Racing di Andrea Quadranti. Per l’occasione lo vedremo in sella alla Yamaha R9, con l’intento di sorprendere e recitare un ruolo da protagonista.

Di questo e molto altro abbiamo parlato direttamente con Arenas, a ridosso delle vacanze natalizie.

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“In parte è stata una mia decisione cambiare paddock, perché non avevo grandi opportunità per essere al top. Ovviamente c’era dispiacere nel non restare in Moto2, ma al tempo stesso ho avuto un’offerta importante con un progetto e un contratto. Penso fosse arrivato il momento di cambiare e provare qualcosa di nuovo, anche se c’è un pizzico di tristezza, perché non ho potuto portare a termine il mio processo di evoluzione. In SSP so che c’è un progetto molto emozionante e non vedo l’ora di esserci”, racconta Arenas.

Cosa pensi ti mancherà della Moto2?
“Ancora non so cosa mi mancherà, perché l’avventura si è conclusa da poco. Di certo mi mancheranno piste come Barcellona, Mugello, Losail e Silverstone, così come alcune persone. Al tempo stesso sono curioso di cosa troverò di qua”.

Nel 2020 Arenas vinse il titolo, battendo piloti come Fernandez e OguraCome mai non è arrivato in MotoGP?
“Difficile spiegarlo… Ognuno di noi aveva talento. Le corse non sono solo andare forte, ma riuscire a sviluppare quel talento. Forse ho commesso errori o preso decisioni sbagliate, pensando che una scelta fosse migliore di un’altra. Il 2023 è stato un anno chiave: sarei dovuto esplodere, ma non sono riuscito a mettere tutto insieme, in termini di mentalità e squadra”.

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Quest’anno si è conclusa l’avventura in Gresini. Qual è il ricordo che conservi di Nadia Padovani?
“Era dispiaciuta. Forse non era del tutto felice in quel momento, ma ci siamo augurati il meglio a vicenda. Sono comunque molto grato a lei, perché sta facendo un gran lavoro in MotoGP e le auguro il meglio”.

Possiamo dire che il piano di Arenas è vincere in SSP e poi passare in SBK?
“Diciamo di sì! A Suzuka mi ero trovato bene con la Superbike, una moto che non conoscevo su una pista sconosciuta. Proprio lì ho iniziato a maturare l’idea di un nuovo Campionato da cui ripartire, perché sentivo che era arrivato il momento. Non volevo restare in un Campionato dove sarei stato un numero. Potevo anche restare in Moto2, ma non solo per far numero”.

Con chi hai parlato di questa nuova sfida?
“Ho parlato con Terol e Alex Rins. Loro mi hanno ascoltato e gli sono tanto grato”.

Fino a qualche anno fa la Superbike accoglieva i piloti in uscita dalla MotoGP, adesso il trend sembra invertito…
“Voglio prendermi questo rischio e vedere cosa succederà, considerando che piloti come Toprak e Bulega hanno raggiunto grandi traguardi seguendo questo percorso. Inoltre, in futuro arriveranno anche le Michelin e sarà interessante capire il comportamento delle moto”.

Qual è il ricordo che conserverai di questi anni in Gresini?
“Il Mugello resterà un bellissimo momento, che porterò sempre nel cuore”.

Albert, domanda secca: come mai con Gresini è finita?
“Magari tra 2-3 anni potrò spiegarlo. Per ora preferisco concentrarmi sulla SuperSport e sulla nuova sfida”.

Che idea hai della SSP?
“È una categoria molto impegnativa, con piloti forti e di alto livello: penso a Oncu, che ha lottato fino all’ultimo con Manzi, oppure a Aegerter e Masia. Per me sarà tutto nuovo e da scoprire. La Yamaha è una moto completamente nuova e dovrò imparare passo dopo passo, consapevole del percorso che mi aspetta. Ringrazio Yamaha per questa opportunità e non vedo l’ora di essere in sella alla R9”.

Albert, quanto è difficile convivere con la pressione?
“È vero, mi metto pressione addosso, perché voglio alzare sempre l’asticella. Alla fine, quella pressione è necessaria: se l’obiettivo è diventare un campione, ti aiuta a spingerti oltre. Io la sento, ma è per un fine positivo: essere migliore di quanto ero ieri”.

È vero che Motocorsa ti aveva cercato?
“Certo, confermo! Sono stato molto vicino a Motocorsa, ma alla fine ho valutato cosa fosse meglio per la mia carriera. Ho scelto un progetto solido e eccomi qua con Yamaha, che mi ha offerto un piano strutturato e ricco di dettagli importanti. Non vedo l’ora di costruire questa nuova carriera”.

Che MotoGP sarà quella del 2026?
“Marc resta il favorito. Aprilia ha mostrato cose interessanti, ma le moto non cambieranno più di tanto. Non penso vedremo grandi stravolgimenti: la storia sarà più o meno la stessa. Forse la KTM farà qualcosa in più, spero anche Yamaha, ma non prevedo sorprese”.

 

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Riccardo Guglielmetti