Phillip Island è uno dei circuiti più amati dai piloti sul calendario, ma ad amarlo più di ogni altro è sicuramente Jack Miller, che una volta l'anno torna in patria a fare acrobazie sulle due ruote, magari proprio nella curva da pochi anni intitolata a lui. Le lancette del tempo in questi dieci e più anni di MotoGP non si sono mai fermate per Jack, che non ha mai perso il suo distintivo umorismo, e per l'australiano il weekend di casa avrà un sapore speciale.
Lo avrà non solo per il traguardo raggiunto, questa sarà la sua 250esima partenza, ma anche perchè a saggiare le curve del suo cortile preferito sarà questa volta una Yamaha, la sua quarta casa dal suo approdo in classe regina. Una Yamaha che nonostante le difficoltà di questi ultimi anni sta dimostrando una grande crescita, una Yamaha che anche sulle capacità dell'australiano ha scommesso il suo futuro, preferendolo ad Oliveira, e che guarda anch'essa le lancette di un orologio, quello che batte il tempo rimasto prima di affrontare il grande salto al V4. In tutto ciò, c'è anche spazio per l'introspezione: nella sua lunga carriera Jack ha affrontato generazioni di piloti all'apice della competitività, e condividere ora la griglia con giovani talentuosi come Acosta ed Aldeguer "fa paura ad un vecchio", come commenta l'australiano col solito umorismo, ma fa anche sognare per il futuro. Un futuro in cui Miller vuole esserci, perchè la sua storia non è ancora conclusa e perchè forse questa MotoGP ha ancora bisogno di un tocco di thriller in più.
"Dopo molte gare sulla Yamaha in questa stagione, la sensazione sulla carta è che Phillip Island si presti bene alle capacità della M1 - esordisce Jack Miller - su questo tracciato è importante portare velocità in curva e la moto è in grado di farlo oltre a cavarsela bene nelle curve. Non ci sono molti punti start&stop quindi potremmo fare bene sotto questo punto di vista. Anche guardando le condizioni meteo, abbiamo visto che la moto non sembra essere influenzata molto dal vento quindi potenzialmente non ci arrabbieremo troppo per quelle raffiche di vento attese per domenica. Allo stesso tempo però sarà così per tutti, quindi il primo focus sarà quello di iniziare bene con le libere del venerdì. Gli scorsi due weekend sono stati un po' frustranti per me, non che non ci fosse velocità ma non siamo stati costanti".
Dal 2026 vedremo anche il debutto del nuovo motore V4, una chance per te e per la Yamaha di tornare a lottare nelle prime posizioni.
"Penso di si, ovviamente come ogni novità è ancora un progetto nelle sue fasi iniziali. Ne abbiamo avuto degli assaggi a Barcellona e a Misano, e nel tempo limitato che abbiamo avuto a disposizione sono rimasto soddisfatto della direzione intrapresa, ovviamente dovremo continuare a lavorarci concentrandoci sul riuscire a sfruttare al massimo la ruota posteriore, ma senza compromettere troppo i punti forti della Yamaha come l'incredibile anteriore con la sua capacità di curvare. E' chiaro che siamo ancora agli stage iniziali, ma credo che il lavoro da fare rimasto ora sia quello più facile in termini concettuali".
Oltre al tuo GP di casa, questa sarà anche la tua 250esima presenza, sei il primo australiano a raggiungere questo traguardo nelle tre classi, in un viaggio che va avanti da dieci anni. Che significato ha per te guardando anche al futuro?
"Non sapevo di aver raggiunto questa cifra, l'ho scoperto prima ascoltando alla tv e mi sono detto "davvero?", e ora mi ritrovo qui, in questa conferenza con due giovanissimi spagnoli ed un vecchio australiano. E' bello aver raggiunto questo traguardo, ma guardo anche al futuro e i miei piani non finiscono col 2026, penso di avere ancora molto da poter offrire, e che il meglio debba ancora venire".
Al tuo fianco hai due giovani talenti come Acosta ed Aldeguer, che consigli daresti loro data la tua esperienza in MotoGP?
"Non penso che abbiano bisogno di consigli, stanno già facendo tutto nel modo giusto. Guardo alla stagione da rookie di Acosta lo scorso anno, e a quella di Aldeguer quest'anno, e vedo dei ragazzi di 20 anni con una mentalità da veterani perchè hanno lottato tra di loro e contro piloti competitivi da sempre. In un certo senso fa paura per ciò che ci riserverà il futuro perchè questi ragazzi sono sempre più giovani ma già pronti per affrontare il mondo ed i piloti migliori. Per lo sport è un qualcosa di incredibile, ma per i vecchi come me fa anche paura", scherza l'australiano.
Dovendo però affrontare le condizioni climatiche qui a Phillip Island, la tua esperienza potrebbe rivelarsi decisiva.
"L'esperienza non aiuta poi così tanto, o non mi sarebbe sfuggita una vittoria perfetta a Le Mans quest'anno nonostante questi dieci anni di esperienza, scherza ancora, questa è la MotoGP, i livelli sono altissimi e si spinge al massimo ad ogni giro. Nel saper leggere le condizioni e scegliere la gomma sicuramente l'esperienza può aiutare, ma in termini di livello di guida e a saper quando e dove spingere... questi ragazzi sono in MotoGP per una ragione, sono pronti e sanno come affrontare tutto ciò".