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Tutti felici per Marquez, ma aspettiamo la risposta Ducati su Bagnaia

VIDEO - Marc ha vinto il titolo, risorgendo grazie alla sua tenacia, al suo coraggio ed al suo immenso talento. Ma perché in Ducati non danno una spiegazione tecnica su tutto il difficile 2025 di Pecco?

Siamo già proiettati verso il Gran Premio di Indonesia, ma è impossibile non tornare con la mente a quanto accaduto domenica scorsa a Motegi. In Giappone abbiamo assistito a due veri e propri miracoli. Il primo porta la firma di Marc Márquez, tornato a vincere un Mondiale dopo il 2019. Un’impresa che assume i contorni della leggenda se si considera l’incidente del 2020, le quattro operazioni subite e la lunga strada percorsa per ritrovare competitività. La sua è stata una vittoria di resilienza, di forza mentale e di fiducia in se stesso, resa possibile anche dal sostegno costante della famiglia e del fratello Álex.

Il calore che Márquez è riuscito a generare attorno a sé lo si è visto nel dopo gara: non solo Ducati e il fratello a congratularsi, ma anche tutta la squadra HRC, nonostante il divorzio ormai imminente. Un segnale di quanto il campione spagnolo sia stato capace di creare legami profondi, al di là dei confini tecnici e contrattuali.

Ma a Motegi c’è stato anche un secondo “miracolo”, quello di Pecco Bagnaia. L’italiano ha completato un fine settimana perfetto: pole position, vittoria nella Sprint e trionfo nel Gran Premio. Una tripletta che segna il suo ritorno ai livelli di inizio campionato, quando era costantemente competitivo: terzo in Thailandia, quarto in Argentina, vincitore ad Austin approfittando della caduta di Márquez, poi secondo in Qatar e terzo a Jerez. Un avvio incoraggiante, seguito però da un crollo che lo aveva relegato a una crisi tecnica e di risultati.

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La rinascita di Bagnaia è arrivata dopo il test di Misano e ha preso corpo a Motegi, ma resta il mistero sulle reali cause di questo salto di qualità. Durante l’anno si è parlato di forcelle Öhlins più lunghe, di telai e forcelloni differenti, ma spiegazioni ufficiali non sono mai arrivate. Ducati mantiene il riserbo, forse per non ammettere di aver assecondato troppo a lungo richieste poco efficaci o, al contrario, di aver tardato a fornire a Bagnaia ciò che chiedeva. In entrambi i casi, l’immagine non è delle migliori.

Ed è qui che si apre l’interrogativo: perché non spiegare chiaramente quale modifica tecnica ha permesso a Bagnaia di ritrovare competitività? Non sarebbe un segreto utile ai rivali, ma soltanto un modo per chiarire ai tifosi e agli osservatori cosa sia cambiato davvero. Il silenzio, al contrario, alimenta sospetti e complottismi. Per questo, cara Ducati – caro Gigi Dall’Igna – una spiegazione tecnica sarebbe il modo migliore per dare valore a un successo che, altrimenti, rischia di essere letto come un miracolo senza logica.

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Marco Caregnato