Siamo già proiettati verso il Gran Premio di Indonesia, ma è impossibile non tornare con la mente a quanto accaduto domenica scorsa a Motegi. In Giappone abbiamo assistito a due veri e propri miracoli. Il primo porta la firma di Marc Márquez, tornato a vincere un Mondiale dopo il 2019. Un’impresa che assume i contorni della leggenda se si considera l’incidente del 2020, le quattro operazioni subite e la lunga strada percorsa per ritrovare competitività. La sua è stata una vittoria di resilienza, di forza mentale e di fiducia in se stesso, resa possibile anche dal sostegno costante della famiglia e del fratello Álex.
Il calore che Márquez è riuscito a generare attorno a sé lo si è visto nel dopo gara: non solo Ducati e il fratello a congratularsi, ma anche tutta la squadra HRC, nonostante il divorzio ormai imminente. Un segnale di quanto il campione spagnolo sia stato capace di creare legami profondi, al di là dei confini tecnici e contrattuali.
Ma a Motegi c’è stato anche un secondo “miracolo”, quello di Pecco Bagnaia. L’italiano ha completato un fine settimana perfetto: pole position, vittoria nella Sprint e trionfo nel Gran Premio. Una tripletta che segna il suo ritorno ai livelli di inizio campionato, quando era costantemente competitivo: terzo in Thailandia, quarto in Argentina, vincitore ad Austin approfittando della caduta di Márquez, poi secondo in Qatar e terzo a Jerez. Un avvio incoraggiante, seguito però da un crollo che lo aveva relegato a una crisi tecnica e di risultati.
La rinascita di Bagnaia è arrivata dopo il test di Misano e ha preso corpo a Motegi, ma resta il mistero sulle reali cause di questo salto di qualità. Durante l’anno si è parlato di forcelle Öhlins più lunghe, di telai e forcelloni differenti, ma spiegazioni ufficiali non sono mai arrivate. Ducati mantiene il riserbo, forse per non ammettere di aver assecondato troppo a lungo richieste poco efficaci o, al contrario, di aver tardato a fornire a Bagnaia ciò che chiedeva. In entrambi i casi, l’immagine non è delle migliori.
Ed è qui che si apre l’interrogativo: perché non spiegare chiaramente quale modifica tecnica ha permesso a Bagnaia di ritrovare competitività? Non sarebbe un segreto utile ai rivali, ma soltanto un modo per chiarire ai tifosi e agli osservatori cosa sia cambiato davvero. Il silenzio, al contrario, alimenta sospetti e complottismi. Per questo, cara Ducati – caro Gigi Dall’Igna – una spiegazione tecnica sarebbe il modo migliore per dare valore a un successo che, altrimenti, rischia di essere letto come un miracolo senza logica.