Il nostro Carletto Pernat commenta il Gran Premio del Giappone a Motegi, che ha visto Marc Marquez conquistare il suo nono titolo iridato, andando ad affiancare Valentino Rossi in questo prestigioso conteggio. Lo spagnolo è stato perfetto, non ha mai esagerato pensando semplicemente a portare a casa il titolo portando a termine uno dei ritorni al top più clamorosi della storia dello sport. La grande festa Ducati è stata poi completata da un Pecco Bagnaia finalmente al massimo, capace di dominare la Sprint ed il Gran Premio ed aprendo ad un futuro per le Rosse a dir poco splendido. Questo il commento di Carletto come sempre davanti a dell'ottimo Prosecco DOC.
"Corsi e ricorsi storici, diceva Gian Battista Vico. Nel 2007 Ducati vinse il suo primo mondiale MotoGP con Casey Stoner, qui in Giappone, proprio a Motegi. Il gran premio che lo consacrò fu quello vinto da Loris Capirossi. Le cose si ripetono: mondiale vinto da Ducati con Marc Márquez e gran premio vinto alla grande da Pecco Bagnaia. È uno dei tanti record di Marc: chiudere il mondiale con cinque gare dalla fine è incredibile, considerando che oggi c’è una gara in più, la Sprint Race del sabato.
Márquez rimane nella storia non solo per i titoli vinti, ma per come ha conquistato questo. È andato all’inferno, ci è stato parecchio, si è bruciato all’inferno. Non so come abbia fatto mentalmente, con che coraggio e con che forza sia riuscito a tirarsi su. Ricordiamoci tutto quello che è successo: gli infortuni, le operazioni, i rientri. Si è messo in condizioni estreme, ha detto “o tutto o niente”. Non so come abbia fatto ad avere tutto, ma un uomo che reagisce così, in quelle condizioni, merita un applauso. Questo è un mondiale della sua testa.
Ha detto che qui, a Motegi, aveva un macigno sulle spalle. Quando ha tagliato il traguardo ha rivisto tutto quello che gli era successo dietro: cose brutte, bruttissime, quasi impossibili da risolvere. Ce l’ha fatta, ed è un fenomeno. Mondiali ne vincerà ancora, perché oggi è il più forte di tutti. E non solo per come guida o per la moto che ha, ma anche per come si è dimostrato uomo. Perché ha detto: “Ho sbagliato”. È difficile che un campione lo ammetta. Lui ha confessato di essere tornato troppo presto dopo gli incidenti. Questa è una prova di forza ancora più grande, perché dimostra che è umano.
Un grande applauso anche a Pecco Bagnaia. Qualche scusa gliela dobbiamo, io per primo, perché ero convinto che fosse solo un problema psicologico. In parte lo era: avere vicino Márquez, averlo come compagno di squadra, uno che ha triturato quasi tutti i compagni che ha avuto, rendeva quasi impossibile resistere. Ma c’erano anche ragioni tecniche. In Giappone gli hanno dato praticamente la moto del 2024. Era poco, ma era quello che cercava e che non riusciva a sviluppare. Con Márquez vicino tutto quello che è facile diventa difficile e quello che è difficile diventa quasi impossibile.
Credo che Bagnaia abbia vissuto il momento più brutto della sua carriera e della sua vita. Lo ha superato e adesso mi auguro che i prossimi cinque gran premi ci facciano divertire, come in un mini mondiale: un Bagnaia in queste condizioni che può giocarsela con Márquez, un Bezzecchi più a posto e meno sfortunato. Secondo me un piccolo campionato del mondo lo possiamo ancora creare, tanto per dare un’idea, perché altrimenti il mondiale vero, grazie a Márquez ma soprattutto per lui, è già finito molto, molto presto".