La volontà di Jorge Martin di lasciare l’Aprilia a fine stagione, facendo leva su un cavillo del contratto, è stata un fulmine a ciel sereno su un mercato piloti che sembrava ancora calmo. Il campione del mondo non è comunque nuovo a certe mosse e ne sa qualcosa la KTM. Lo spagnolo, infatti, nel 2021 avrebbe dovuto debuttare in MotoGP con la Casa austriaca e non con la Ducati, come poi è successo.
Martin, infatti nel 2019 era passato alla Moto2 con KTM con un contratto che prevedeva per lui la classe regina due anni dopo. C’era però una clausola: Jorge avrebbe potuto liberarsi se nell’anno precedente, a giugno, nessun pilota KTM fosse nei primi 10 della classifica del campionato mondiale. Cosa che effettivamente accadde, ma solo perché scoppiò la pandemia del Covid e il primo Gran Premio quell’anno si corse a metà luglio. Jorge e il suo manager Albert Valera dimostrarono già all’ora di sapere leggere molto bene tra le righe degli accordi e con una penale irrisoria (si parlò di circa 40.000 euro) poterono firmare con il team Pramac e Ducati.
Negli anni recenti, non sono stati molti i piloti a rescindere i propri contratti in essere, ma qualche precedente c’è. L’ultimo in ordine di tempo è ben conosciuto e riguarda Marc Marquez. Il campionissimo aveva firmato con Honda un contratto quadriennale nel 2020, ma nel 2023 decise di romperlo con un anno di anticipo sulla scadenza naturale. In questo caso le parti trovarono un accordo insieme e non volarono stracci. Marc aveva dato tantissimo alla HRC (compresi 6 titoli mondiali) e, dopo l’incidente al braccio e la crisi tecnica della moto, i giapponesi si comportarono da signori, lasciando che il loro pilota potesse ricostruirsi una carriera in Ducati. Una scommessa vincente, come sappiamo.
Il caso più simile a quello di Martin riguarda però Crutchlow. Cal arrivo nel team ufficiale Ducati nel 2014 con un contratto biennale, ma il 2 agosto di quello stesso anno arrivò la comunicazione del divorzio. Il britannico (per cui si parlava di un ingaggio fra i 6 e gli 8 milioni di euro a stagione) non si era mai trovato con la Desmosedici, prima dell’annuncio dell’addio aveva corso 10 gare ottenendo solo 36 punti (un terzo di quelli di Dovizioso, suo compagno di squadra). Crutchlow nel 2015 corse per Honda e il team LCR, ma riuscì a salire sul podio con la Rossa (ad Aragon) prima di andarsene. Si mormorava che Cal avesse un’opzione a suo vantaggio per il secondo anno in Ducati, ma i dettagli non furono mai comunicati.
In altri due casi, invece, i piloti non arrivarono nemmeno a fine stagione. Johann Zarco era arrivato nel team ufficiale KTM nel 2019, con in tasca un contratto biennale. Dopo il GP d’Austria, però, arrivò l’annuncio dell’addio a fine stagione. Le parti non riuscirono a terminare l’anno insieme e, ad Aragon, il francese fu sostituito da Mika Kallio. Johann corse poi le ultime tre gare del 2019 con la Honda del team LCR prima di passare a Ducati.
Continuiamo con Vinales. Lo spagnolo dimostrò una certa propensione al divorzio già in giovane età. Nel 2012 si rifiutò di correre in Malesia con il team Blusens Avintia quando era in lotta per il campionato Moto3. La rottura più clamorosa, però, fu quella con Yamaha nel 2021. Dopo il GP del Sachsenring, Lin Jarvis annunciò la fine del contratto a fine stagione, con un anno di anticipo rispetto al previsto. Non si arrivò a quella data, perché Yamaha sospese Maverick per il GP d’Austria, dopo che lo spagnolo cercò di rompere il motore della sua M1 rientrando ai box in quello di Stiria. La rescissione del contratto fu immediata e Vinales finì la stagione con Aprilia.
Terminiamo con Melandri. Marco nel 2008 chiuse in anticipo il suo biennale che aveva firmato con Ducati a causa degli scarsi risultati ottenuti insieme. La storia si ripetè nel 2015, quando era in Aprilia. La sua avventura con Noale (l’ultima per lui in MotoGP) terminò dopo appena 8 Gran Premi insieme. In entrambi i casi si trattò di divorzi consensuali.
