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Aldeguer: "Il podio in un GP è speciale. Da Austin ho cambiato mentalità"

"Quando ho visto dietro di me Marc e Alex mi sono detto "e ora che faccio?". La gara è stata molto lunga, in più a me mancava esperienza sulle rain, ma piano piano ho preso confidenza e gestito bene tutto. Siamo veloci da diverse gare, ma devo continuare a imparare"

MotoGP: Aldeguer: "Il podio in un GP è speciale. Da Austin ho cambiato mentalità"

Le battute iniziali del Gran Premio di Francia sono state come l’atto primo di una piece teatrale post-strutturalista. I capricci acquosi della volta azzurra sono bastati per mandare gambe all’aria le normali coordinate di lettura del reale e le convenzionali strutture di svolgimento delle corse. Piove. Non piove più. Anzi, ripiove. Gomme slick. Gomme rain. Partenza della griglia. Partenza dalla pit-lane? Metà schieramento da un lato, metà dall’altro. Metà con penalità da scontare, metà senza. Questa non è la Formula1. Nella MotoGP residua ancora lo scarto di ciò che all’uomo non è dato controllare, razionalizzare. C’è ancora il valore della pura contingenza, sulla quale scommettere, in un modo o in un altro.

In un contesto così radicalmente caotico, spesso è l'esperienza a fare da salvagente. Eppure Fermin Aldeguer, oggi al suo primo podio in un Gran Premio di MotoGP, di esperienza in classe regina ne ha giusto uno scampolo, accumulato nelle sei gare fin qui disputate. Il rookie si è saputo barcamenare con lucidità e velocità tra cambi moto, long lap penalty ed una conoscenza con le gomme rain ancora alle fasi di presentazione. Il tutto culminato nella poderosa rimonta degli ultimi giri su Pedro Acosta, dove il languorino del podio avrebbe potuto indurre all'errore anche piloti più navigati. 

Insomma, se molti, dopo la scorsa altalenante stagione in Moto2 avano considerato un pelo prematura la scelta da parte di Ducati di promuovere in MotoGP il classe 2005, mettendolo sotto contratto già da Marzo 2024, con il doppio podio di Sprint e gara lunga il giovanissimo ha iniziato a costruire su mattoncini di risultati la propria reputazione in classe regina.

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Oggi è un giorno speciale. Ieri ho chiuso terzo nella Sprint, ma fare il podio la domenica, in una gara lunga, è qualcosa di diverso, è più importante. La gara nella prima parte è stata abbastanza pazza. Prima le slick, poi le rain, la gara con il flag-to-flag, il cambio moto – lo spagnolo prova a riavvolgere un nastro tutto disordinato - Con le slick mi trovavo bene, ma con le rain non ho molta esperienza. Sono contento per come mantenuto saldi i nervi e gestito il tutto. Dopo aver preso la moto con le rain non mi trovavo benissimo, ma giro dopo giro mi sono sentito sempre meglio, ho compreso il comportamento dell’elettronica e delle gomme. Siamo finiti sul podio ed è un giorno incredibile per me. Devo dire grazie al team Gresini, a tutta la Ducati, perché abbiamo una grande moto e siamo una grande famiglia”.

Com’è stato doversi confrontare per la prima volta in MotoGP con una gara flag-to-flag. Deve essere mentalmente molto stressante.
Si. La gara è stata davvero lunga. Nella prima parte andavo un pò più forte perché seguivo gli altri piloti con più esperienza anche se non sai bene quello che fai. Dopo, quando abbiamo cambiato le gomme, ho guardato i giri che mancavano ed erano ancora 20… - Aldeguer sigla con un “pfff” l’espressione per rendere tutta al complessità della situazione – Il tracciato non era in condizioni perfette, nemmeno il mio feeling lo era. Ma sono stato calmo. Ho provato a mettere la mia piccola esperienza sulla moto, a divertirmi in questa battaglia. È stata questa la mia gara”.

Ad un certo punto della corsa sei stato anche in testa.
Vero, ho leaderato un po' - dice il 54 con un sorrisetto contento - Guardavo gli schermi e quando ho visto Marc e Alex dietro di me mi sono chiesto “e ora che devo fare?”. Loro sono andati al box un giro prima di me. Il primo ed il secondo settore erano completamenti bagnati, sono rimasto sulle slick ma il giro successivo anch’io sono rientrato, ho cambiato la moto e a quel punto bisognava vedere cosa sarebbe successo in gara. E’ andata bene e sono felice”.

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E’ stato un week-end nel quale ti abbiamo visto veloce in ogni condizione: nelle qualifiche e nella Sprint sull’asciutto, così come oggi sull’acqua. Ti senti pronto per provare a occupare stabilmente la top3?
“Lo spero, lo spero! Ma sono anche un rookie, dobbiamo stare calmi. In questo momento siamo veramente veloci, il feeling con il team è incredibile, lavoriamo nel modo giusto e sono soddisfatto. Oggi è quadrato tutto anche grazie alla velocità che abbiamo da diverse gare. Se a Jerez non fossi caduto, credo anche lì avrei avuto il ritmo per giorcami il podio, ad Austin il quarto posto sarebbe stato un grande risultato ed in Qatar anche siamo stati veloci. Poi sai, in altri circuiti dovrò continuare ad imparare. Il nostro piano è chiaro: essere sempre in Q2 e combattere per la top10".

Nel finale di gara hai recuperato tanto su Pedro Acosta. Hai preso molti rischi per ottenere il tuo primo podio o in un certo senso ti è venuto naturale?
Io ho spinto al 100%. Sicuramente non oltre il limite, perché oggi chiudere al quarto posto sarebbe stato comunque un buon risultato per me. In ogni caso avevo un buon passo, se fossi andato più piano avrei perso la concentrazione e magari sarei caduto. In quel momento ho solo pensato a raggiungere il podio, vedevo che Pedro non aveva molto grip e ripeto, ho spinto al 100% per arrivare, ma entro i limiti”.

Nel corso di queste prime gare hai fatto grandi miglioramenti. Sembra che tu ti sia adattato molto velocemente alla MotoGP.
“Ho un vantaggio perché ho la moto più forte della griglia, ma comunque c'è da guidarla. Credo che durante la prime gare il setting non fosse perfetto per il mio stile di guida e gara dopo gara abbiamo lavorato nella giusta direzione. Contemporaneamente io capivo meglio la moto, il team ed i miei feedback sono diventati gradualmente migliori, più tecnici. Dopo il GP di Austin, quando ho visto che avrei potuto stare nella top5, ho fatto un cambio di mentalità”.

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Gianluigi Mazza