È una domenica che ha il sapore di storia quella di Assen per Andrea Locatelli. Al TT il pilota bergamasco centra il suo primo successo in SBK, regalando a Yamaha quel gradino più alto del podio che da tanto aspettava.
Vince Loka e con lui festeggia tutta la sua famiglia e gli amici, compreso Yuri Danesi, ovvero il manager che da diversi anni lo segue in pista e fuori. Proprio con lui abbiamo parlato del pilota bergamasco, protagonista del round olandese.
Questa è la prima parte dell’intervista.
“La prima cosa che ci tengo a dire è che il campanile di Selvino è ancora al suo posto – esordisce scherzando – penso sia stata una bellissima domenica quella di Assen per Andrea, tutte le persone che hanno creduto in lui e ovviamente la Yamaha e i ragazzi coinvolti nel progetto”.
Da Selvino alla vittoria di Assen: cosa ci passa nel mezzo?
“Andrea è un ragazzo cresciuto sui monti, che non ha mai voluto rinunciare alla sua terra e di cui ne va orgoglioso. A lui mai nessuno ha regalato nulla, tutto ciò che si è preso in questi anni è frutto di umiltà, cuore, dedizione e lavoro. Ci ha sempre messo sudore ed è questa la cosa che apprezzo di più, perché rappresenta tutti noi bergamaschi”.
Ad Andrea ho detto una cosa dopo Gara 2: la Federazione italiana dovrebbe prendere lui come esempio da portare ai giovani che sognano il motociclismo.
“Ti ringrazio! Soltanto suo padre e la sua famiglia sanno i chilometri percorsi per lui. Penso a quei viaggi di 3 ore per andare ad allenarsi col cross o addirittura 5 ore per girare sull’asfalto. Purtroppo, nella bergamasca, non abbiamo strutture vicine come può essere la Romagna, di conseguenza sveglia presto alla mattina e in viaggio per allenarsi”.
Te lo saresti immaginato lassù sul podio di Assen?
“Quando l’ho conosciuto pensavo diventasse uno sciatore o un endurista (sorride). Che dire: sì, io ero convinto che prima o poi sarebbe arrivato alla vittoria. Andrea è sempre stato un lavoratore, umile, a testa bassa. È cresciuto con dei valori veri, senza troppi fronzoli, e oggi può finalmente festeggiare il suo traguardo. Lui per me è un top rider e le difficoltà dello scorso anno gli hanno dato ulteriore consapevolezza nei propri mezzi”.
Con la testa ha saputo reggere prima Toprak e poi Johnny…
“Esatto, lui ha sempre cercato di vedere i rispettivi compagni come una motivazione per fare del proprio meglio, alzando l’asticella e perfezionandosi. Con Toprak c’è sempre stato un ottimo rapporto mentre con Johnny tengo a sottolineare che mi dispiace molto per gli infortuni di queste ultime due stagioni”.
In questi anni si è parlato molto della Yamaha, considerata la moto più longeva dello schieramento.
"Innanzitutto io volevo fare i miei complimenti a tutti i ragazzi della Yamaha, persone stupende, che hanno dato il 110% affinché Andrea potesse arrivare a questa vittoria. Penso sia stato fatto un grande lavoro tanto da raccogliere i frutti tra Portimao e Assen. La priorità era vincere, ovvero mettere dietro tutti gli altri e Andrea ha dimostrato di saperlo fare. Adesso bisogna cercare di essere competitivi su ogni tracciato, perché solo con la costanza si può sognare qualcosa di grande”.
Lo step successivo immagino sia quello di pensare al Mondiale?
“Il Mondiale è la conseguenza del vincere le gare. Ad Andrea serviva un primo passo, ovvero arrivare alla vittoria e questo è stato fatto, complice lo sfortunato ritiro di Bulega. Ora lui deve essere lì davanti con costanza, in qualunque situazione, consapevole che ha tutte le qualità di un top rider”.