Domani Ducati potrebbe festeggiare la sua vittoria numero 100 in MotoGP, un risultato storico che riflette il dominio attuale della Casa di Borgo Panigale. Uno degli artefici è Gigi Dall’Igna, direttore generale che negli ultimi 10 anni ha dato la sua impronta. “Sono numeri importanti e raggiunti in un tempo abbastanza ridotto. Le ultime 50 vittorie le abbiamo ottenute in poco più di 4 anni” ha sottolineato in un’intervista rilasciata a La Stampa.
L’ingegnere veneto è soprannominato l’Adrian Newey della MotoGP: “mi fa piacere essere paragonato a una persona che ha fatto la storia nel suo mondo. Siamo uomini, a tutti piacciono i complimenti e tutti hanno difficoltà ad accettare le critiche”.
Gigi, più che un progettista, si definisce un “gestore di persone”. In tanti pensano che questa abilità gli servirà molto il prossimo anno, quando troverà Bagnaia e Marquez nello stesso box.
“Serve sicuramente una capacità per gestire i campioni: ognuno ha la propria personalità, vuole primeggiare, è normale che sia così. Bisogna fare sì che la situazione resti all’interno della professionalità e dell’intelligenza - ha dichiarato - Marc e Pecco non devono diventare amici, andare a cena insieme il sabato sera, ma all’interno del sistema Ducati devono comportarsi in maniera corretta per raggiungere nostro obiettivo. Il mio compito non è fare le cose facili, vincere un campionato del mondo non lo è”.
Per farlo, ha deciso di giocare con due punte.
“L’obiettivo era trovare il modo di tenere sia Martin sia Marc, purtroppo abbiamo capito che non sarebbe stato possibile - ha spiegato - Abbiamo scelto di fare una squadra con i migliori due piloti del campionato, perché nelle corse non è mai scontato vincere, una squadra del nostro livello con una moto del nostro livello ha bisogno di due campioni e secondo me li abbiamo”.
L’obiettivo è continuare con il dominio rosso in MotoGP, ma Dall’Igna è una persona eclettica, a cui piacciono anche mondi distanti da quello delle due ruote.
Alla domanda su quale veicolo vorrebbe progettare, ha risposto: “Sicuramente le barche mi appassionano, anche se sono tutto sommato ignorante in materia. La competizione della Coppa America mi affascina, penso che ci sia tanta tecnologia e tanto spazio per la fantasia, che è una delle cose che mi piacciono di più”.
Parlando della sua storia in Ducati, ha invece ricordato i tre momenti scolpiti nella sua mente: “il primo è debutto della Desmosedici 2015, la prima Ducati progettata da me. Il secondo è la prima vittoria con Iannone in Austria nel 2016 e poi, sicuramente, la vittoria del campionato del mondo con Pecco. Mi commuovo sempre quando ci ripenso”. E il rimpianto: “l’uscita di Dovizioso da Ducati non è stata sicuramente piacevole”.