Quelle appena trascorse sono state delle giornate intense e piene di ricordi per Andrea Dovizioso. Oltre ad essere tornato in sella a una Yamaha M1 per sostituire l’infortunato Cal Crutchlow nei test a Misano, il forlivese è stato ospite dell’amico Andrea Migno nella nona puntata di Mig Babol, in cui ha ripercorso alcuni dei momenti più importanti della sua carriera.
Non poteva quindi mancare uno sguardo agli otto anni trascorsi con i colori Ducati. “Un percorso molto tosto, ma che mi ha arricchito tantissimo e mi ha formato” ha ricordato Dovizioso, che nel triennio 2017-2019 è stato tre volte vice-campione del Mondo con il costruttore bolognese. Stagioni piene di soddisfazioni, ma anche di frustrazione e fatica. Come ha ammesso il 38enne parlando dei motivi che lo hanno spinto a separarsi dalla Ducati e delle numerose battaglie all’ultimo respiro vissute con Marc Marquez.
“Nel 2020 si era rotta la relazione, per vari motivi. In otto anni succedono tante cose che non si sanno. In quegli anni siamo arrivati più di una volta quasi a dividerci, ma ero talmente focalizzato sull’ottenere il risultato che almeno due contratti li ho accettati accettando delle cose che non mi andavano bene. Ma questo è stato il vero vantaggio, perché ha creato quella situazione per cui siamo riusciti a giocarci il campionato. Poi però ero arrivato al limite e non ero più disposto a mandare giù certe cose - ha raccontato - Se posso essere contento degli anni in Ducati? Sì, è mancata la ciliegina del titolo, ma c’era Marquez in forma in HRC”.
Lottare contro il pilota di Cervera si è rivelata un’impresa ardua per il forlivese, che non ha mai potuto abbassare la guardia.
“Battagliare con Marquez? È stato pesante, perché era il suo momento migliore e l’HRC andava ancora forte, anche se non era così superiore o a posto. Era lui che ci metteva una pezza - ha osservato - Tipo negli anni delle nostre lotte in Austria, lui non era nelle condizioni per arrivare all’ultima curva con me, però ci arrivava. Io ho fatto il capolavoro perché ho letto la situazione e ho fatto l’azione perfetta, ma lui non doveva essere lì. Quindì chapeau. Ha fatto qualcosa di straordinario”.
Intensi duelli rimasti impressi nella memoria degli appassionati e ancora vivi anche nella mente di Andrea.
“Sono stati tre anni bellissimi, ma troppo stressanti perché facevamo delle gare bellissime, ma poi devi tirare la riga a fine del campionato e lui riusciva sempre a portarla a casa - ha sottolineato - L’unico rammarico è stato nel 2018, perché era l’anno in cui eravamo più competitivi e l’avremmo potuto mettere in crisi. Ma per varie dinamiche ed errori ci siamo allontanati e il campionato non è rimasto aperto per molto, perché lui si è creato un gap che poi ha gestito. Hai presente quando hai l’ ansia e sei stressato, e ti viene un po’ di fiatella? Mi ricordo ancora quella situazione negli ultimi giri delle gare in Austria, perché sapevo cosa dovevo fare, conoscevo i nostri punti di forza e i nostri punti deboli, cercavo di crearmi una situazione, ma Marc all’ultima curva era sempre lì e io mi dicevo: ‘che cazzo mi invento adesso?’. Poi mi è andata bene, ma ricordo che quando avevo vinto avevo la fiatella ed era brutto perché era un momento bellissimo, ma era stressante”.
Un periodo intenso, che però ha certamente aiutato il costruttore bolognese a raggiungere il momento d’oro che sta vivendo adesso.
“Se la Ducati di adesso frutto è quella costruita da me? Sicuramente sì, ma è sempre il lavoro di uno squadrone, perché dietro c’è veramente tanto. Se la Ducati è arrivata a questo livello in questo momento è perché è stato fatto un lavoro di tantissimi anni, in un certo modo, con tante difficoltà e tante litigate, che ha portato una continua evoluzione. Secondo me, in tutti i progetti così importanti e così grossi, non hai la situazione sotto controllo, ma continuando a spingere tanto ti rendi conto di avere dei vantaggi nei confronti degli avversari e quando riesci a capirlo e a capire come continuare a evolverti, riesci ad amplificare i lati positivi e così si è creata questa situazione di superiorità” ha osservato Andrea, parlando del dominio Ducati nella classe regina: “Negli ultimi dieci anni è proprio cambiata la MotoGP e in Ducati, dal 2014 in poi, hanno capito che dovevano creare una struttura diversa in pista e a casa, con molti più ingegneri, che analizzano cose diverse da quelle che si guardavano prima. Adesso ci sono molti più dati, ci sono tanti più parametri, che se li sai leggere ti fanno evolvere nello sviluppo della moto e ti fanno rendere tantissimo in un weekend di gara. Poi, negli ultimi anni, con otto piloti forti che si spronano a vicenda e che sono disposti a tutto per arrivare davanti agli altri, anche con la moto dell’anno prima, il livello si alza. Pure se la moto non migliora. È il mix di queste due cose che ha creato questo strapotere Ducati”.