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SBK, Fogarty: "Quando correvo io odiavo tutti e tutti mi odiavano, oggi sono amichetti"

"Per fortuna non esistevano i Social, altrimenti mi avrebbero bannato come Donald Trump per quello che avrei scritto. Il WDW resta un'emozione incredibile, essere qui mi fa sentire in famiglia, la mia famiglia allargata"

SBK: Fogarty: "Quando correvo io odiavo tutti e tutti mi odiavano, oggi sono amichetti"

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Carl Fogarty è una vera leggenda per i ducatisti di tutto il mondo e la sua presenza al WDW di Misano attira da sempre una incredibile folla di appassionati che vogliono una foto o un autografo di King Carl. L'abbiamo incrociato nel paddock e nonostante lo sguardo di ghiaccio sia lo stesso capace di incutere timore negli avversari, gli anni l'hanno di certo addolcito rendendolo una persona molto più gentile e disponibile a scambiare due chiacchiere. Con Carl abbiamo parlato della moderna SBK, di quanto siano cambiati i rapporti tra i piloti ed anche della MotoE di Ducati. 

"Essere qui è sempre incredibile. I ducatisti mi ricordano i bei tempi di quando correvo - ha detto Fogarty -  La Ducati organizza questo evento ogni due anni e lo fanno sempre alla grande. Per me è come una famiglia, non vedevo tutti assieme dal 2018. Persone come Davide Tardozzi, Paolo Ciabatti e Claudio Domenicali erano proprio quelli al mio fianco quando correvo e vederli qui assieme è bellissimo. Per me è come se fosse la mia famiglia estesa". 

Proprio Tardozzi ci disse che secondo lui tu hai vinto due mondiali, ma gli altri due li ha vinti tua moglie Michaela. Cosa ne pensi?
"Si, è vero. Davide ha ragione. Hai sempre bisogno di qualcuno di speciale al tuo fianco, sia per quando le cose vanno bene che quando si fanno difficili. Ero concentrato sulle vittorie e quando qualcosa andava storto, Michaela era quella che si beccava il peggio! I problemi ricadevano molto su di lei e senza dubbio mi ha aiutato molto. Hai sempre bisogno di qualcuno molto forte al tuo fianco quando fai un lavoro come il mio e lei è davvero forte". 

Alla fine Rea ha seguito il tuo consiglio ed ha firmato con Kawasaki. 
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Rea ha fatto la scelta giusta. In realtà non credo che avesse poi tante alternative, secondo me voleva solo cercare di far finta di parlare con altri per avere più soldi dalla Kawasaki, non saprei. Ma ha fatto bene, dopo tanti successi con quella moto sarebbe stato sbagliato lasciarla. Se io potessi tornare indietro non rifarei quell’errore, sarei rimasto senza dubbio in Ducati. Avrei vinto di più, ma sono cose che servono per imparare". 

Oggi i piloti sono molto diversi rispetto a quando correvi tu, sembra che le grandi rivalità siano finite. Come mai?
"Oggi sembra che tutti piacciano a tutti, sembrano tutti amichetti del cuore. Spesso vanno anche in bici assieme ad allenarsi. Ma ricordo che quando correvo io, odiavo tutti e tutti odiavano me. Certo tante cose sono cambiate, lo scenario è davvero diverso. Nello sport in generale e non solo nelle gare di moto, gli sportivi devono essere più diplomatici, più bravi per gli sponsor e i media. Quando correvo io non c’erano i Social, se ci fossero stati io sarei stato bannato come Donald Trump. Di certo non mi avrebbero permesso di scrivere quello che avrei scritto. Meglio che sia così!".

Il futuro è alle porte con la Ducati MotoE. Cosa ne pensi?
"La Ducati MotoE è molto bella, si tratta del futuro e sono cose che non si possono fermare. Anche nel mondo delle auto ormai è il presente, la tecnologia va avanti e non si ferma mai. Sulle moto c’è una quantità di elettronica impressionante. Quando correvo io bastava fare una regolazione, due viti e la moto andava. Oggi è tutto diverso e la MotoE è uno step in avanti, niente resta uguale per sempre". 

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