L’anomalia prosegue e anche dopo il GP di Austin, il terzo del mondiale 2026, le Case non hanno ancora svelato le carte sulla firma del prossimo contratto quinquennale con la ex Dorna, oggi MotoGP Sports Entertainment.
Intendiamoci: non c’è alcun rischio di uno strappo: il problema non è solo economico, è di status. Honda, Yamaha, ma soprattutto Ducati, Aprilia e KTM vogliono infatti avere una parte attiva nel business della MotoGP.
Vogliono essere pagate per ciò che rappresentano, in base ad investimenti e risultati. Un po’ come accade in F1 dove la Ferrari gode addirittura di uno status privilegiato come unica scuderia che ha partecipato dall’esordio del mondiale della massima categoria automobilistica.
Nel mondo delle due ruote non esiste una tale posizione di potere. Non ce l’ha nessuna casa. Quasi tutte sono entrate ed uscite e nessuna, da sola, può vantare ciò che vanta la Ferrari, sempre al centro degli interessi anche se non vince un mondiale costruttori dal 2008 e un titolo piloti dall’ormai lontano 2007 con Kimi Raikkonen. Fate voi il calcolo degli anni.
Il motociclismo ha presenze relativamente giovani. E se all’esordio era dominato dalle giapponesi, dopo l’uscita di scena della MV Agusta, e questi non si sono quasi mai imposti per tradizione culturale sull’autorità, le cose sono cambiate con Ducati ed Aprilia, soprattutto.
Quindi più denaro sì, ma anche meritocratico, in modo che chi più vince più incassa.
E’ un momento chiave, questo, per il motociclismo, abituato a ben altre dinamiche. Sicuramente più statico dell’automobilismo, anche perché gli interessi in ballo sono minori. Quanto minori? Da uno a dieci, secondo noi, ma forse anche di più.
Il problema è che se nel passato TUTTE le classi portavano pubblico, ed anzi era questo il punto di forza del Continental Circus che poteva attirare spettatori anche con la 50 cc - amici spagnoli, ricordiamocelo quel periodo, quando dopo le gare di Angel Nieto il pubblico abbandonava gli spalti mentre scendeva in pista Mick Doohan - oggi lo sport globalizzato vuole solo supereroi.
E ciò significa che se non hai un pilota in MotoGP, a livello di nazione conti zero. Anche se ci sono le eccezioni come la Francia (Le Mans), l’Olanda (Assen) ed in un certo senso anche la Germania (Sachsenring), dove il pubblico c’è a prescindere, anche se poi i media non lo rappresentano.
Questa situazione - non tanto la mancanza di una firma, quanto un accordo comune che dica come crescere insieme - sta paralizzando il motociclismo.
Fabio Quartararo, Pedro Acosta, Pecco Bagnaia, Alex Marquez, Jorge Martin, solo per citare i top player, hanno già cambiato casacca, ed in alcuni casi si capisce dalle loro dichiarazioni, ma ormai nessuno sembra più fare caso a questa anomalia. Un’altra delle caratteristiche del motociclismo: non se ne parla più, a parte le fiammate iniziali.
Come non si parla del fatto che in Texas, ad Austin, la sala stampa era desolatamente vuota. Aumento dei costi, certo, ma anche disinteresse (per il momento) di Liberty Media e mancanza di visione da parte delle Case che spendono milioni in pezzi di ricambio ad ogni caduta e non investono nella comunicazione.
Eppure lo sport, inteso come spettacolarità, è secondo a nessuno e non ha bisogno della ‘Formula Dyson’, come argutamente la ha soprannominata il collega Emiliano Perrucca, per avere sorpassi. Da noi sono tutti veri, alcuni addirittura ‘a vita persa’ come si diceva una volta.
Ora abbiamo, causa guerre sparse, quasi quattro settimane di vuoto prima del GP di Jerez del 26 aprile.
Speriamo almeno che ‘MotoGP Sports Entertainment’ e Case in occasioni della firma diamo maggiore pubblicità all’evento. Cosa che non è stata fatta quando Liberty ha riunito i principali attori in Spagna per dire loro quanto sono belli, forti ed intraprendenti, senza considerare che difficilmente pronunciando simili parole davanti allo specchio, si migliori.
A proposito: visto che nel 2027 debutteranno le nuove 850 questi signori - Fabio Quartararo, Pedro Acosta, Pecco Bagnaia, Alex Marquez, Jorge Martin - quando le potranno provare, dando per scontato che nessuna delle loro attuali case vorrà svelare le carte con divorziati in casa?