Con molta probabilità questo sarà l’ultimo anno nel quale assisteremo a questa pagliacciata che spacciano come campionato del mondo chiamata MotoE.
Chiariamo subito uno cosa: non ce l’abbiamo né con le moto elettriche né con i piloti che le guidano. Dal primo tentativo con la Energica, attrezzo volenteroso ma decisamente low-tech, alle attuali Ducati V21L il passo in avanti è stato enorme.
Moto ed elettrica non sono parole che vanno bene assieme, perché scooter a parte, non crediamo alla locomozione elettrica su due ruote a medio-lungo raggio, ma qui parliamo di corse. Ed è tutto un altro discorso.
La nostra critica è rivolta, al contrario, alla ghettizzazione della categoria, che altrimenti avrebbe potuto essere un buon trampolino di lancio, non solo tecnologico, ma anche di promozione per quello che le due ruote a livello di commuting urbano possono significare.
Lanciata in grande pompa con l’appoggio di ENEL e la promessa da parte di Dorna di utilizzare energia sostenibile per la ricarica delle batterie, ad onta dei disastri iniziali, con l’incendio di Jerez che fece posporre la prima gara e successivi incidenti determinati dalla instabilità delle batterie sotto carica (al Red Bull Ring), non c’è mai stata una programmazione adeguata né una continuità, ma anche semplicemente una idea basica, con la quale promuovere la categoria.
Il punto più basso, probabilmente, si è toccato con l’ingresso nella serie di un fenomeno mediatico, nonché bravo pilota ed eccellente Youtuber, Luca Salvadori.
Una occasione persa, quella con Luca che man mano che proseguiva la sua esperienza era sempre più frustrato dai veti che gli impedivano di compiere la sua missione: promuovere la categoria nel modo professionale e simpatico che gli era proprio.
Impossibilitato a fare video Salvadori si è sganciato e, non solo per questo ovviamente, la MotoE si è avviata velocemente verso l’oblio.
Oggi è ridotta al sotto-clou del fine settimana della MotoGP, ma al di là della brevità delle gare - 8 giri, le batterie non consentono di più - le corse vengono ridotte ulteriormente al minimo incidente. In Ungheria dopo la bandiera sotto si è gareggiato in una super-sprint di appena 4 giri!
Ma ormai siamo ai titoli di coda. Magari il prossimo anno vedremo in sostituzione una edizione della King of the Baggers riservata alle sole Harley-Davidson Road Glide. Nel MotoAmerica perlomeno ci sono anche le Indian Challenger. Ma se crei un dualismo, perdi la sponsorizzazione.
Viene quasi il dubbio che certi esperimenti, come la MotoE, non vogliano esser fatti crescere. Perché l’alternativa è che manchi la fantasia e la professionalità per renderle interessanti. Per non parlare dei zero investimenti per promuoverla.