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Addio Toni Merendino, la vita non è tutta asfaltata e gli anni sono sabbia

Vinse il mondiale 1981 con Marco Lucchinelli nel team Gallina. Merendino era l'indispensabile uomo-tuttofare nel box. Oggi si direbbe il team manager. Gestì HB con Romboni e Lucky Strike, con Cagiva

Dakar: Addio Toni Merendino, la vita non è tutta asfaltata e gli anni sono sabbia

Toni. Una sigaretta fra le labbra, sempre, ed in mano la lavagna delle segnalazioni sul muretto dei box per supportare le imprese di Marco Lucchinelli. Erano gli anni di Lucky, Stella Fortuna, gli anni '80 del team Gallina, dell'invincibile Suzuki e Toni Merendino l'indispensabile uomo-tuttofare nel box. Oggi si direbbe il team manager come Roberto sarebbe stato il team Principal, ma allora erano semplicemente il Gallo e Toni. 

Una amicizia nata nel paddock e poi cresciuta - enormemente cresciuta - quando assieme al collega, giornalista, fotografo, pilota, brother from a differente mother Juan Porcar, assieme a Toni Merendino creammo la più irrazionale squadra che si potesse immaginare e ci iscrivemmo alla Parigi-Dakar.

La Paris-Dakar quella vera, di 14.000 Km, plein sud, CAP 180, verso la capitale del Senegal partendo il 1 gennaio da Place de la Concorde a Parigi.

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Io trovai l'auto, la fantastica Merrcedes GE230 4X4, Juan si occupò della logistica e Toni - allora uomo chiave della HB - lo sponsor. Era il 1984.

La finimmo, e devo dire che fu grazie alle grandissime qualità di navigazione di Juan e alla resilienza di Toni alla guida. Era capace di stare incollato dietro al volante una giornata, dall'alba alla notte. Non si stancava mai e fumava, fumava in continuazione, un pacchetto dopo l'altro, così cominciai a buttare nel deserto tutti i pacchetti che trovavo sparsi per la vettura, perché fra i 200 litri di carburante della GE ed il fumo, l'abitacolo della Mercedes era peggio della death zone dell'Everest. I pacchetti non finirono mai. Toni, che mi aveva anticipato, li avevi nascosti dietro le paratie delle portiere. Lo scoprii solo a Dakar terminata.

Fu una avventura durissima e bellissima e tutti e tre rimanenno colpiti dal deserto e dal mal d'Africa. Juanito, che ne aveva fatta una anche in moto, con una BMW, continuò a correre tanto da diventare pilota ufficiale Nissan. Un top driver. Toni fondò la TOM42 dopo esser stato dietro al progetto Cagiva Lucky Strike. Ormai conosceva il Ténéré e le sette catene di dune di Bilma come le sue tasche.

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Il mondiale vinto con Marco Lucchinelli nel 1981, primo pilota italiano dopo Giacomo Agostini, è stato uno dei suoi fiori all'occhiello per la compostezza con cui trattava con un personaggio carismatico, esplosivo, unico, ma difficile da gestire, come Cavallo Pazzo.

I ricordi si affollano ma su tutti - scolpita nella sabbia come tutti i nostri imperativi categorici di vita - mi rimane la frase: conservo il mio stile di vita.

Toni ha sempre vissuto facendo quello che amava. Lo ribadiva in ogni occasione con questa sua frase-mantra.
 

Toni in piedi con la bandiera italiana sul Lago Rosa, ultima tappa. Sulla sinistra Juan Porcar

Ormai ci vedevamo una volta all'anno, magari al Mugello, dove tornava per salutare i vecchi amici e respirare l'aria di quel paddock dove era stato uno dei protagonisti di una delle più belle avventure di quelle stagioni irripetibili. Si scherzava con l'aria da reduci ricordando cosa era possibile fare in quegli anni ad avere un po' di fantasia. 

Ce lo immaginiamo, occhiali scuri, sguardo rivolto al sud. Il volante fra le mani. Attento a tutti i controlli di passaggio sul road book, mentre la luce dell'alba sfavillava sulla sabbia, per poi diventare piatta a mezzogiorno e sfumare nei colori dell'arancio prima della notte.

Toni, lì in fondo non ti sembra di vedere il lampeggiante di fine tappa? 

Sarà possibile salutare Toni martedì alle ore 14:00 presso l’obitorio di Sarzana (sp) situato dentro l'ospedale San Bartolomeo di Sarzana.

 

 

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Paolo Scalera