Il recente passato delle due ruote rappresentato da Valentino Rossi resta tutt’oggi irraggiungibile. Grazie a quanto ha saputo costruire in carriera e a livello mediatico, il Dottore continua ad essere sulla cresta dell’onda anche in termini di popolarità. Ben 16,2 milioni sono infatti i suoi seguaci su Instagram. Numeri che nessuno dei suoi ex colleghi sembra per il momento in grado di eguagliare, neppure il suo più grande rivale degli ultimi anni in MotoGP. Quel Marc Marquez che, rinato dopo l’infortunio di Jerez 2020 e le molteplici problematiche di salute che si sono susseguite, ha appena conquistato il suo nono sigillo iridato portandosi alla pari con l’asso di Tavullia.
Dati alla mano, i follower del campione di Cervera sono 8,2 milioni, la metà di Vale, ma di gran lunga superiori a quelli degli altri protagonisti della griglia attuale. Basti pensare che il secondo pilota più apprezzato dagli internauti, Fabio Quartararo, è fermo a quota 2,5 milioni. Semplice, alla mano e con tanta voglia di divertirsi, nell’arco di poche stagioni, il francese della Yamaha ha saputo costruirsi una solida base di sostenitori, conquistata altresì per una combattività fuori dal comune e per un carattere schietto al limite del politicamente scorretto, in controtendenza rispetto all’atteggiamento normalmente più diplomatico dei suoi avversari. Malgrado non ami e non ricerchi la visibilità a tutti i costi Pecco Bagnaia risulta il più seguito tra gli italiani. Sulla piattaforma sociale dedicata alle foto sono 1,8 milioni gli utenti che attendono con ansia gli aggiornamenti del pilota Ducati, mentre il campione uscente della classe regina Jorge Martin ne ha raggruppati 1,3 milioni. Di tutto rispetto anche la fanbase di Marco Bezzecchi. Il portacolori Aprilia, sbocciato in questa seconda parte di stagione, ha aumentato i tifosi raggiungendone 719mila.
Ciò che però desta sorpresa, non è tanto vedere i mattatori della top class del Motomondiale fare incetta di tifosi, quanto l’inserimento in questa speciale classifica di un rappresentante della SBK, serie che per molto tempo è stata semplicemente considerata un’anticamera della pensione, una categoria in cui i piloti ormai privi del phisique du role per battersi tra i più forti, andavano a spendere le loro ultime stagioni nelle competizioni. Amato da alcuni e mal sopportato da altri per le scenette irridenti che di frequente hanno accompagnato le sue vittorie, Toprak Razgatlioglu ha scritto un capitolo importante del motociclismo anche per questo suo traguardo.
Spinto da tutta la Turchia, ma soprattutto dalla sua città natia Alanya, il 29enne ha toccato quota 1,9 milioni supporter. Una cifra già di per sé significativa, che lo diventa maggiormente se si fa il paragone con altri big della disciplina. Aiutato dalla sua progressiva trasformazione da atleta a uomo di spettacolo alle prese con starlette più o meno famose della tv e della canzone italiana Andrea Iannone per ora non è comunque andato oltre 1,5 milioni. Sempre meglio però, di altri due rappresentanti del motociclismo nostrano come i ducatisti Danilo Petrucci e Nicolò Bulega fermi rispettivamente a 549mila e 235mila seguaci.
Decisamente lontani anche i numeri di due grossi calibri della serie come il bicampione del mondo Alvaro Bautista, il campionato venturo, a 41 anni suonati, ancora sullo schieramento in sella alla Ducati del team Barni, stazionato sui 423mila follwer, e Jonathan Rea, il più vincente di sempre tra le derivate di serie con ben sei Mondiali in tasca, incapace di andare oltre i 457mila.
Tutto casa, famiglia e golf, il nordirlandese, a dispetto dei suoi risultati in pista, non ha saputo suscitare grande appeal nemmeno tra i suoi compaesani. Umile e discreto, ha sempre tenuto un atteggiamento di basso profilo diversamente dal campione turco, talvolta criticato proprio per il suo essere sopra le righe e per il suo desiderio di “mettere in evidenza i muscoli”. Se finora abbia effettivamente peccato o meno di superbia, sta al singolo giudicare, quel che è sicuro è che ha saputo portare una categoria prima rivolta ad un pubblico ristretto, ad una platea molto più ampia e magari nemmeno troppo appassionata dell’argomento. Se poi diventerà Razgatlioglu- mania come da noi fu per Alberto Tomba o Marco Pantani negli anni ’90 ce lo dirà solo il futuro.
