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Lorenzo Dalla Porta alla terza operazione: "Qualcuno ha finalmente capito tutto"

Il campione Moto3 del 2019 soffriva da tempo di un problema che non riusciva ad identificare: "mi sentivo dire che “era tutto a posto”, che a volte “i problemi sono più nella mente che nel corpo”, e che dovevo solo continuare ad allenarmi. Porcellini ha capito tutto"

SBK: Lorenzo Dalla Porta alla terza operazione: "Qualcuno ha finalmente capito tutto"

Lorenzo Dalla Porta ha finalmente trovato la causa dei problemi fisici che lo accompagnano ormai da troppo tempo e che hanno penalizzato in questi anni la carriera di un pilota che solo nel 2019 si era laureato campione del mondo in Moto3. Il dolore alla spalla per un infortunio mai completamente guarito l'aveva provato della possibilità di giocarsela almeno alla pari con gli altri piloti ma adesso tutto potrebbe cambiare per Dalla Porta, che ha spiegato tutta la storia nel dettaglio attraverso i propri canali Social. 

"Finalmente, dopo tre anni di dolore e una totale mancanza di forza alla spalla sinistra, è arrivato anche per me il momento di affrontare l’operazione. La terza.
Tre anni in cui ho girato da un medico all’altro, tra visite, esami, pareri diversi… e ogni volta mi sentivo dire che “era tutto a posto”, che a volte “i problemi sono più nella mente che nel corpo”, e che dovevo solo continuare ad allenarmi.

Ma io lo sentivo, ogni giorno, che qualcosa non andava. Il dolore era reale. La debolezza era reale. Solo che nessuno sembrava volerlo vedere. Poi, a gennaio di quest’anno, ho incontrato due persone che hanno fatto la differenza: il mio attuale allenatore, Riccardo, e il professor Porcellini.

Riky, alla prima occhiata, mi ha detto chiaramente che, nelle condizioni in cui ero, non solo non potevo correre, ma era impensabile andare avanti così. Senza perdere tempo, ha fissato un appuntamento con il professor Porcellini per la settimana successiva. Appena il professore mi ha visitato, ha capito subito che la situazione era seria. Mi avrebbe voluto operare già a febbraio. Ma avevo preso un impegno con il CIV e ho deciso di portarlo a termine, correndo fino all’ultima gara della stagione.
Dopo l’intervento, il professore mi ha spiegato finalmente la verità: il mio tendine era attaccato a una parte della testa dell’omero che si era rotta.

In quelle condizioni era normale provare dolore e non avere forza. Finalmente qualcuno aveva trovato davvero la causa del mio male. E lì, per la prima volta dopo tanto tempo, ho tirato un sospiro di sollievo e mi sono sentito capito. Ora inizia la parte più dura: il recupero. Tre mesi intensi, in cui dovrò dare tutto per tornare a essere quello di prima. O, meglio ancora, per tornare meglio di prima. Perché dopo tutto questo tempo, dopo tanta sofferenza e incomprensione, merito di tornare al 100%. E lo farò.

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Grazie a tutte le persone che mi sostengono e mi vogliono bene".

 

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Marco Caregnato