Tra presente e futuro. Il Mondiale Superbike si appresta alle battute finali e alla vigilia del round di Estoril abbiamo condiviso una lunga chiacchierata con Andrea Dosoli. Il responsabile dell’attività SBK per Yamaha ha tracciato un quadro della situazione di questo 2024 volgendo però lo sguardo alla stagione che verrà.
Per la Casa dei Tre Diapason non è stata certamente una stagione semplice: da una parte ci sono gli infortuni di Rea, dall’altra la spirale di negativa in cui si è entrati nelle ultime gare. Come se non bastasse, la concorrenza ha alzato in maniera importante l’asticella.
Di questo e molto altro ne abbiamo quindi parlato con l’ingegnere prossimo a diventare responsabile Motorsport per Yamaha Europe.
“Al momento Yamaha è il costruttore più impegnato in questo paddock – ha esordito - più del 30% delle moto sono blu e questo conferma lo sforzo della nostro gruppo. Sul mercato sviluppiamo in continuazione nuovi modelli come ad esempio la R1 e la recente R9. A questo aggiungiamo poi i rispettivi campionati come ad esempio il Femminile o il BluCrue,a conferma ulteriori di quello che è il nostro impegno”.
Andrea, non mettiamo certamente in discussione l’impegno di Yamaha. Il problema, forse, è la direzione che questa SBK sta prendendo e che Yamaha sta accusando.
“Questa è la nostra preoccupazione. Nel momento in cui si ripercorrono gli step del 2012, dove la griglia aveva meno di 20 piloti e solo con moto factory costose potevi essere competitivo, a mio avviso si sta percorrendo una strada che la SBK non dovrebbe seguire. Il fatto è che stiamo livellando le prestazioni verso l’alto, forzando i costruttori ad allontanarsi dal modello di serie. Tutto ciò non rappresenta la nostra visione”.
Cosa bisogna fare allora?
“La Superbike deve offrire a chiunque la possibilità di essere competitivo volgendo soprattutto lo sguardo al percorso di crescita dei giovani come stiamo facendo noi in Yamaha. Secondo il mio punto di vista, penso che nessuno sia contento di andare verso questa direzione, considerando che nei prossimi anni dovremo ridurre drasticamente le prestazioni delle moto. Noi continueremo a lavorare e al tempo stesso siamo convinti che voglia fare lo stesso anche la Federazione e l’Organizzatore, arrivando ad offrire una piattaforma che possa consentire a tutti di essere competitivi”.
In molti sostengono che la Yamaha sia diventata la quinta forza del Campionato…
“Soli 12 mesi fa la Yamaha R1 vedeva più di un pilota presente sul podio. Personalmente sono dell’idea che la moto sia migliorata e ad inizio stagione abbiamo rischiato di vincere, inoltre i tempi sono più bassi rispetto al 2023. Se devo analizzare la situazione, posso dire che fino a Most il trend era incoraggiante, ma nelle ultime 3 abbiamo faticato, entrando in una spirale negativa complice anche l’assenza di due piloti. Penso quindi sia necessario fare un ragionamento a 360 gradi, cercando di capire quali siano le ragioni di tutto ciò. Credo però che l’impegno di Yamaha in questo paddock non sia mai stato forte come ora, considerando che stiamo dando l’opportunità a livello internazionale ai giovani per correre a spese nostre”.
Avete pensato di rivedere la distribuzione delle risorse ed eventualmente incentivare quelle in SBK?
“Non faremo assolutamente questo errore. Voglio ricordare che questo è il motivo per cui nel 2011 abbiamo chiuso il progetto SBK nonostante fossimo super competitivi. La nostra priorità è consentire ai nostri clienti di divertirsi ed essere competitivi a livello nazionale e internazionale con la nostra moto, senza che si segua l’attuale strada che si sta percorrendo”.
Parliamo di Rea. Per lui è stato un 2023 davvero travagliato.
“Nel momento in cui il pilota che dovrebbe fare la differenza viene a mancare è un grosso problema interno, perché agli altri manca il riferimento. La sua è stata una stagione davvero sfortunata perché lui stava crescendo sulla moto e penso sia difficile dare un giudizio in merito a questo Campionato. È un vero peccato, perché Rea stava crescendo in modo importante sulla R1, infatti mi aspetto un 2025 in crescita con l’obiettivo di lottare per il podio”.
Quanto manca Toprak alla Yamaha?
“Siamo contenti di vederlo lottare per il Mondiale, dato che abbiamo investito su di lui credendo nel suo talento e vincendo un titolo. Penso sia il miglior pilota sfornato da questo paddock e merita questo momento”
Tra i rumors del mercato c’era anche Iannone. Come mai non è andato in porto l’affare?
“A noi piace la continuità e l’obiettivo era proseguire con questo assetto, infatti siamo andati verso questa direzione. Abbiamo fatto tutte le dovute valutazione tra le varie possibilità, ma alla fine ci siamo mossi seguendo un'altra direzione"
E la R9?
“La vedrete a Jerez dal vivo. È un progetto importante, che va nella direzione che chiede il mercato, ovvero una moto meno estrema rispetto alla R6, ma che darà grande soddisfazione ai nostri clienti per l’utilizzo stradale”.
Andrea, per concludere: pensi che vedremo il V4 sulla R1?
“Non conosco i programmi futuri di Yamaha. La nostra R1 è una moto facile da gestire e con un carattere eccezionale, infatti i nostri appassionati. Stiamo attenti a valutare soluzioni diverse.