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Bassani: “Kawasaki ha tirato fuori il meglio e il peggio di me, lasciando la motosega"

L'INTERVISTA - “La gente può dire che se arrivi fuori dai 10 non vai forte, ma sento di essere migliorato rispetto all’anno scorso. Con la Kawasaki guido al limite per 20 giri e con la Ducati non facevo. Toprak? Nei test dello scorso inverno capii che avrebbe vinto il titolo"

SBK: Bassani: “Kawasaki ha tirato fuori il meglio e il peggio di me, lasciando la motosega"

Mancano solo due Round ormai alla conclusione della prima stagione di Axel Bassani con il Kawasaki Racing Team. Il primo anno da pilota ufficiale non è stato certamente dei più semplici per il 25enne di Feltre, che ha faticato a estrarre il massimo dalla sua ZX-10RR. È nelle difficoltà però che si tempra il carattere ed è proprio per questo che Axel non ha perso il sorriso, cercando di fare tesoro di tutto ciò che di buono gli sta dando questo 2024.  

È stata sicuramente una stagione dura perché i risultati sono un po’ mancati, ma sono migliorato rispetto all’anno scorso. Anche guardando i tempi sul giro, tante volte sono più veloce del 2023. Il problema è che il livello si è alzato, girare un po’ più forte dell’anno scorso non basta e così molto facilmente resti escluso dai primi dieci - ha raccontato Bassani al nostro inviato Riccardo Guglielmetti nel giovedì all’Estoril - Il problema è che questa è una moto molto difficile. Ha del potenziale, ma devi conoscerla bene e non sempre è così semplice andare al limite, perciò i risultati non arrivano. So che alla gente magari non interessa, ma io mi sento un pilota più forte dell’anno scorso. Poi uno che guarda da casa magari dice: ‘arrivi fuori dai 10, quindi non vai forte’. Sono punti di vista: ognuno può pensare quello che vuole”.

Un aspetto che ha sempre colpito di te è che tu sai cosa vuol dire soffrire e non ti abbatti. Quello che ritroviamo dopo questa stagione è lo stesso pilota, o sei cambiato in qualche modo?
“Fare una stagione così, 5 o 6 anni fa, mi avrebbe depresso molto di più. La verità è che noi piloti siamo forti mentalmente, ma siamo persone normali e se non vai forte soffri. Non sono forte di testa, cerco di fare il meglio che posso e quando un weekend non va bene, sto male due o tre giorni e poi me la faccio passare, perché so che devo continuare. Sono ‘contento’ per come sto reagendo, perché avrei sofferto di più qualche anno fa. Mentre adesso cerco di trovare il lato positivo delle cose. Non è facile, ma se non molli prima o poi arrivi dove vuoi arrivare. O almeno ci hai provato”.

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Essere un pilota ufficiale come cambia la vita ?
“Fai un po’ più di viaggi. Nel senso che c’è molto più lavoro rispetto a prima, fai molti più test e stai più giorni lontano da casa. Prima facevo le gare, ma poi ero abbastanza libero. Mentre così diventa un vero e proprio lavoro, perché lavori per una Casa e devi cercare di dare sempre il 100% e sviluppare il mezzo. Non avverto più pressione in Kawasaki. Anzi, credo ci sia più tranquillità qui che in squadre più piccole, ma anche più determinazione ad arrivare dove si vuole arrivare”.

Vai ancora nel bosco a tagliare la legna?
“No. Come dicevo, adesso è un lavoro vero e devo fare solo questo dalla mattina alla sera. Stando attento a non farmi male e a non fare cazzate, perché poi bisogna rispondere alla Casa madre”.

È migliorata la situazione con l’inglese e a livello di conto corrente?
“Con l’inglese mi faccio capire. All’inizio avevo un po’ più di mal di testa, ma adesso è più facile (ride). Il conto corrente? Sì è cambiato, ma secondo me tutti, non parlo di me ma in generale, prendiamo un po’ meno di quello che dovremmo prendere in confronto ad altri piloti. Però non ci si può lamentare”.

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Cosa ti manca della Ducati?
“Il motore, perché noi nelle marce dalla quarta alla sesta soffriamo rispetto agli altri. Ci mancano un po’ di velocità e di potenza. Il motore Ducati era un bell’aiuto. Ti agevolava abbastanza anche nei sorpassi”.

Cosa ti sta dando invece la Kawasaki?
“La Kawasaki ha tirato fuori il meglio e il peggio di me. Mi ha portato a guidare al limite per 20 giri, cosa che con la Ducati non ho mai fatto. Qui devi sfruttare quello che hai al 120% e questo ti aiuta a lavorare sui tuoi difetti, a cercare di capire la moto e ad adattarti, continuando a spingere al 100%, per questa è una moto che smette di funzionare se da metà gara inizi ad andare al 90%. È una moto molto fisica, che ti fa lavorare tanto, e questo ha cambiato anche il mio allenamento. Credo che nel bene o nel male mi abbia migliorato”. 

Qual è il peggio di te? 
“Tante volte mollo un po’ il colpo. Mi abbatto un po’ e sono incazzato, o scorbutico. Quando non vai bene è così. Succede a tutti di alzarsi con le palle girate ogni tanto. Anche ai piloti”.

Lo scorso anno si parlava tantissimo di te, mentre adesso sei meno sotto ai riflettori.
“A me va bene così. Io sarei contento se potessi vincere e nessuno mi guardasse! (ride). Quello che mi interessa è riuscire a fare il risultato per me e per la squadra, perché credo che la soddisfazione più grande sia vedere il tuo team e la tua famiglia contenti quando vai forte. È questo che mi appaga, non i giornali che parlano di me. Fa comunque piacere, ma a piace anche essere normale: fare il mio lavoro e poi tornare a casa il giorno dopo dal mio cane”.

Cosa ne pensi della lotta per il Mondiale?
“Dicevo già dall’anno scorso che per me vinceva Razgatlioglu. Quest’inverno l’ho visto guidare nei test a Jerez e l’ho trovato molto a posto. Non era al limite con la Yamaha, riusciva e gestire. Secondo me, quest’anno vince lui e anche il prossimo. Secondo me in questo momento Toprak ha un mezzo che è molto buono e lui è mezzo scalino, o forse anche uno intero, sopra a tutti”. 

L’avvio di Bulega ti ha sorpreso?
“No, la squadra è molto buona. La moto anche e lui è un bravo pilota, quindi l’insieme funziona”.

Che idea ti sei fatto della stagione di Bautista?
“Fa il suo lavoro e vince le sue gare, come al solito. Come ho sempre detto, non è uno dei piloti che mi entusiasmano di più, ma è sicuramente un gran pilota”.

Nel 2023 si è parlato tanto anche della rivalità tra te e Rinaldi, che quest’anno ha preso il tuo posto in Motocorsa. Non è andata come si sperava, tanto che adesso Michael rischia di restare senza sella. Te lo aspettavi?
“Non me l’aspettavo, però pensavo sarebbe stata difficile perché hanno due personalità molto forti. Mauri è un gran lavoratore, ha le sue idee e cerca sempre di seguire e anche Rinaldi è uno molto convinto. Quando hai due persone che non vogliono abbassare la testa, rischi sempre lo scontro. Secondo me Michael sta ottenendo dei risultati che non rispecchiano il suo potenziale, perché un pilota che vince delle gare in SBK non è uno scarso, e se dovesse andar via dalla SBK perderemmo un bel personaggio. Sarebbe un peccato perderlo così”. 

Ti mancano le battaglie dello scorso anno?
“È ovvio che manchi stare lì davanti, a chi non mancherebbe? Però non è la rivalità con Rinaldi quello che mi manca, ma il poter lottare per le posizioni che contano. Secondo me, comunque, ci arriviamo”.

Qual è per te la moto di riferimento in questo momento?
“Non credo ce ne sia una. Penso sia un mix tra Ducati e BMW. Sono loro i più forti in questo momento, poi penso che Honda sia migliorata tanto nelle ultime due gare. Entrambi i piloti stanno andando forte e stanno lavorando tanto. Poi ci siamo noi e Yamaha: la moto è buona e le squadre lavorano bene, ma gli altri hanno lavorato e sviluppato tanto e quindi ci troviamo un po’ a inseguire in questo momento”.

Quando vinci la prima gara con la Ninja?
“Spero il prima possibile, anche questo weekend! (ride). Mi piacerebbe vincere, più che altro perché ti togli un peso. Poi non mi accontenterei sicuramente di vincerne una, perché può capitarti anche per culo. Bisogna riconfermarsi. È questo che è difficile”.

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Daniela Piazza