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SBK, Redding: “In Aprilia mi sentivo come in un circo, in BMW è un’altra storia”

INTERVISTA - “In Aprilia non avevo vie d’uscita ed è stato umiliante. Non è facile vedere Toprak vincere con la BMW, ma a volte serve qualcuno che ti stimoli per ridarti un po’ di fuoco. Marquez? È la mentalità da guerriero che lo rende diverso da tutti gli altri”

SBK: Redding: “In Aprilia mi sentivo come in un circo, in BMW è un’altra storia”

Cambiare squadra e colori non è bastato a Scott Redding per riuscire a fare la magia. Anche in questo 2024 sotto le insegne del team Bonovo Action, il 31enne sta faticando a trovare la chiave per estrarre tutto il potenziale della BMW M 1000 RR. Come dimostrano i poco memorabili Round con cui si è aperta la stagione del britannico, oscurato dalle vittorie del compagno di marchio Toprak Razgatlioglu. Un periodo difficile per Scott ma non certo il più duro della sua carriera, come ci ha raccontato lui stesso alla vigilia dell’appuntamento a Misano, in una chiacchierata a cuore aperto tra presente, passato e un pizzico di futuro.

Scott, sei soddisfatto per come è iniziata la stagione o avevi altre aspettative?
“Non sono davvero soddisfatto, ma allo stesso tempo quelli a inizio stagione erano i circuiti più difficili per me, quindi sapevo che sarebbe stata dura. Mi aspettavo di essere in una posizione leggermente migliore di quella in cui sono in questo momento, ma lo schieramento è davvero competitivo e piloti e costruttori sono tutti molto vicini in questo momento”. 

A Razgatlioglu sono bastate solo poche gare per portare la BMW al successo, mentre tu sembri essere sempre a un passo dal riuscire a fare quel “click” con la moto. Cosa ti manca?
“È una bella domanda. Da una parte è difficile per me vederlo vincere, perché ovviamente avrei voluto essere io il primo a farlo. Dall’altra però ne sono anche felice, perché mi ha portato a credere maggiormente nel progetto. Quando ci provi per diversi anni e non ci riesci, inizi a credere che quello sia il limite, ma il fatto che qualcuno abbia dimostrato che è possibile ti apre la mente e ti dà una spinta in più per cercare di raggiungere lo stesso risultato. A volte hai solo bisogno di qualcuno che ti stimoli per ridarti un po’ di fuoco”.

Dove e perché sta facendo tutta questa differenza?
“In frenata, si nota abbastanza chiaramente anche in TV. È un asso che ha nella manica e che lo sta aiutando, ma è molto bravo anche in altre aree e nella messa a punto della moto. È intelligente e sta lavorando molto bene con Phil (Marron, capotecnico di Razgatlioglu ndr.). Credo che BMW l’abbia ascoltato ed è positivo che segua la direzione in cui si sente a suo agio e in cui mostra del potenziale. Si vede anche dal suo stile di guida che è affamato”.

Tu hai un’opzione con BMW anche per il 2025. Pensi di restare?
“Al momento, il mio obiettivo è quello di restare dove sono. Sono felice qui e mi sono inserito meglio dopo il cambio di squadra di quest’anno, perché qui l’ambiente è più famigliare e un po’ più rilassato”. 

È più complesso il momento che stai attraversando adesso o il periodo che hai vissuto in Aprilia?
“L’Aprilia mi ha quasi finito e mi ha quasi portato al ritiro. È doloroso accettare che ci sono milioni di persone in tutto il Mondo che ti guardano e tu sai di poter fare determinate cose e la moto fisicamente non te lo permette. Non avevo vie d’uscita, dovevo restare lì ed è stato umiliante per me. Dentro di me mi sentivo come se fossi in un circo. Ho imparato molto ed è stato parte della mia crescita e della mia carriera, ma credo che nulla possa avvicinarsi a com’era allora e non penso che finirò per trovarmi di nuovo in quello spazio mentale”.  

Facendo un passo ancora più indietro, nel 2014 eri al debutto in MotoGP con Bautista come compagno di squadra e ora siete entrambi in Superbike. Quanto sei cambiato in questo decennio?
“Sono cambiato molto. Sono cresciuto tanto. Ero molto selvaggio e chiassoso. Forse non il pilota perfetto per squadre e sponsor, ma questo si impara crescendo. Adesso sono un un uomo sposato, con un figlio in arrivo ed è cambiato molto da allora”.

Che importanza ha avuto tua moglie Jacey in questo percorso di crescita?
“Ha contribuito molto. Nel 2019 avevo probabilmente raggiunto il picco più alto della mia balordaggine. Vivevo una vita folle, mi godevo le gare e facevo festa con gli amici. Mi godevo la vita al massimo ma così facendo non hai longevità, perché poi la gente si stufa. Quando è entrata nella mia vita mi ha dato una calmata e ho cominciato a pensare più al fatto di avere una famiglia in futuro che a far festa con i miei amici. Adesso ho trovato un bell’equilibrio”.

Hai già cominciato a pensare a come sarà essere padre?
“Mi spaventa un po’. Ho sempre detto a mia moglie che volevo assicurarmi che ogni cosa fosse al suo posto prima di provare ad avere un figlio, poi lei è rimasta incinta e mi sono dimenticato di tutte quelle cose, perché l’unica cosa importante in quel momento era pensare al bambino e a fare il meglio per lui”.

Saresti contento se un giorno tuo figlio ti dicesse che vuole seguire le tue orme e diventare un pilota?
“Mio figlio sarà su una moto prima ancora che possa chiedermi di guidare (sorride ndr.). Che sia in pista o su sterrato, ci piacerebbe dargli quell’opportunità”.

Hai qualche rimpianto? C’è qualcosa che cambieresti se potessi tornare indietro nel tempo?
“Onestamente, sì e no. Sono sempre stato quel genere di persona che pensa che se non avessi fatto una determinata cosa, quello che è venuto dopo non sarebbe successo. Non ho veramente dei rimpianti, perché anche ciò che penso non sia stato un bene mi ha permesso di imparare qualcosa, di incontrare qualcuno o di fare esperienza. Se potessi cambiare qualcosa però avrei voluto avere la mentalità da adulto che ho adesso, quando ero in Moto2 e in MotoGP e avevo tra i 17 e i 23 anni. Sarebbe stato perfetto”.

Guardando i social, sembra che le persone facciano fatica a capirti. Molti ti reputano arrogante e lagnoso perché dici sempre ciò che pensi. Come vivi questa situazione?
“A volte è irritante, ma ci sono un sacco di idioti sui social che commentano per avere una replica, senza curarsi dei tuoi sentimenti o di qualsiasi altra cosa e che probabilmente nemmeno leggono ciò che scrivi. Non dico stronzate ma espongo la mia opinione e sono contento se qualcuno esprime un’opinione, anche diversa dalla mia, perché il mondo ha bisogno di persone che siano loro stesse e abbiano delle opinioni. Non cambierò questa situazione, ma dopo due anni è stato finalmente introdotto il limite minimo di peso e, come ho già detto, non è soltanto per me ma per tutti quanti, anche perché ne ho parlato nel paddock con altri piloti ma nessuno ha le palle per parlare sui social, perché non vogliono farsi odiare dalle persone. Qualcuno però deve pur farlo, perché se nessuno parla non cambierà mai niente. Spero che questo sia un passo avanti per migliorare le cose in futuro”.

Credi che essere così diretto sia stato un ostacolo per la tua carriera?
“Mi sono scontrato con alcune persone, ma poi ci si stringe la mano e si trova il modo per sistemare tutto. A me non piace parlare alle spalle, preferisco dire le cose come stanno e anche se alle persone non piace, credo che poi riconoscano che se non altro sono stato sincero. Forse non è la politica giusta, ma io non ho mai avuto quel tipo di background. Ero uno spirito libero che faceva ciò che riteneva giusto e ho sempre vissuto in base a questo principio”. 

Come vedi il passaggio di Marc Marquez nel team ufficiale Ducati? Cosa ti aspetti?
“Sono felice di vederlo divertirsi ed essere se stesso. Ho corso contro Marc per gran parte della mia vita, quindi lo conosco bene, conosco la sua personalità e non la si è mai vista quando era in Honda. Ora invece la si vede ed è fantastico vederlo lottare in sella a questa moto e vederlo così felice di essere lì, anche perché io so cosa significa essere dove non vorresti ma dove devi stare. Ha dimostrato che a volte devi fare un passo indietro per andare avanti e adesso c’è la moto ufficiale che lo attende. Se vincerà il titolo? Penso di sì. Mi piacerebbe vederlo vincere almeno un altro titolo, perché ha attraversato un sacco di difficoltà e ha continuato a provarci. Ce ne sono di piloti forti, ma lui è il più tosto che conosco, quello che se avesse un muro davanti non ci penserebbe neanche a fermarsi. È la sua mentalità da guerriero ciò che lo rende diverso da tutti gli altri”. 

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