Giù il sipario sui test di Misano. Alle ore 18 è infatti terminata l’attività in pista, che ha visto Alvaro Bautista e la Ducati chiudere al comando la giornata di giovedì. Nel finale di sessione, lo spagnolo del team Aruba è riuscito a dare la zampata vincente, fissando il crono sull’1’33”574.
Una prestazione che gli ha consentito di scalzare Garrett Gerloff dalla vetta, il quale deteneva la leadership fino a pochi minuti dal termine del turno. Un Bautista soddisfatto e al tempo stesso sorridente, proprio come l’americano, di nuovo in sella alla Yamaha dopo il test di dieci giorni fa ad Aragon.
In casa Aruba il numero 19 ha portato avanti il lavoro di sviluppo, ottenendo sensazioni che gli hanno lasciato fiducia. Più staccato il suo compagno di squadra, Michael Rinaldi, costretto a consolarsi con il quinto tempo di giornata, anche se la ricerca del crono non rappresentava certo la priorità per il numero 21. Michael ha infatti svolto un lavoro di comparativa, provando per la prima volta il nuovo forcellone, utilizzato a Jerez da Bau Bau.
Tornando ai piani alti, sorprende il terzo posto di un super Lucas Mahias, in luce con la Kawasaki di Puccetti, seguito a sua volta da Philipp Oettl, il cui apprendistato con la Ducati di Go Eleven sta andando oltre le aspettative. Anche quest’oggi il tedesco ha mostrato di poter rimanere vicino ai migliori, mostrando grande confidenza in quella che è la sua seconda uscita con la Rossa in versione SBK.
Costretto invece a rincorrere Scott Redding, soltanto sesto con quasi un secondo da recuperare nei confronti di Bautista. Il pilota britannico si è rivelato però il più veloce tra le M 1000 RR, tanto da precedere Baz e Laverty. A chiudere la top ten Nozane, poi la Ducati di Bassani, attardata di un secondo e tre decimi dalla V4 ufficiale. Importanti passi avanti giungono invece da Bernardi, che alla seconda uscita con la Superbike si porta alle spalle del portacolori Motocorsa per un solo decimo.
Tra le SSP la Kawasaki di Oncu sigla il nuovo record del circuito in 1’37”209, 2° Tuuli, poi Bulega e Montella.
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