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SBK, Baz: “La mia America tra solitudine, Superbike e Ducati”

L’INTERVISTA - “La prima volta che provai la V4 ad Austin mi sembrava di essere tornato in MotoGP. In America sono uscito dalla mia comfort zone, vivi il sogno, anche se è difficile essere pilota”

SBK: Baz: “La mia America tra solitudine, Superbike e Ducati”

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Toh, chi si rivede! Verrebbe proprio da dire così. La Superbike riabbraccia dopo quasi un anno di assenza Loris Baz. Sarà il pilota francese, reduce dall’avventura nel MotoAmerica, a salire sulla Ducati V4 di Go Eleven al posto di Chaz Davies.

Quest’oggi, di prima mattina, Loris si è presentato in circuito a Jerez per vedere da vicino la propria moto e conoscere tutti quelli che soni i componenti del suo team. Ha ritrovato per l’occasione alcuni volti noti e al tempo stesso ne ha scoperti di nuovi. Da domani, a partire dalle 10:30, lo rivedremo in azione in sella alla Ducati V4.

“Penso sia una bella opportunità chiudere la stagione in Superbike dopo l’esperienza in America – ha esordito Loris – ho parlato con Denis Sacchetti in settimana, così come Davies, e alla fine ho deciso di prendere la palla al balzo. Mi fa piacere ripartire per queste ultime gare, dove l’obiettivo sarà quello di fare del mio meglio”.

Dall’America all’Europa, quanto è grande questo salto?
“Cambia tutto. L’unica cosa che rimane uguale è la moto (sorride). Rispetto all’Europa in America le piste sono diverse. Sono bellissime, anche se piene di buche, per certi versi sembra di fare motocross (sorride). Devo però dire che negli Stati Uniti si parla poco di Covid in confronto a qua e credo che il Campionato abbia guadagnato grande appeal. Fai conto che a Road America c’erano 80 mila persone sugli spalti, mentre 60 mila a Laguna Seca”.

Loris, oltre che pilota possiamo considerarti un vero cosmopolita?
“Ti ringrazio, amo essere un cittadino nel mondo. Ovvio che quando sei in America molte cose non sono semplice come a casa. Cerchi di viverti il sogno americano, ma c’è anche la solitudine a tratti, con la quale devi convivere. Molto spesso mi sono trovato solo alle gara, ma ho avuto la fortuna di conoscere nuove persone e amici, con cui sono entrato da subito in sintonia, condividendo molti momenti. Comunque non sono isolato dal mondo, dato che sono a due ore da New York”.

 Hamburger quanti ne hai mangiati in questo anno?
“Ecco, questa è una cosa molto importante. In America non è facile seguire una determinata dieta per essere pilota. Ci sono tanti cibi che attirano, ma soprattutto hai un extra di calorie che spesso non consideri. Dico così perché i 100 grammi di insalata che mangio in Svizzera non sono gli stessi 100 grammi che posso mangiare negli States, dato che lì ha una botta di calorie e quello non è proprio il massimo per uno che fa il pilota”.

In molti si aspettavano vincessi il titolo, invece è andata diversamente.
 “Ovvio che mi dispiace non aver vinto il titolo, ma per me questa era un’esperienza completamente nuova. Dovevo imparare le piste, così come le gomme Dunlop e moto, dovendo conoscere tutte le dinamiche che circondavano. Ho inoltre dovuto fare i conti con un Gagne e una Yamaha super competitivi, capaci di fare i record in tutte le piste. Ho imparato molto da loro”

Quanto è diversa la R1 dalla V4?
“Penso sia difficile fare un confronto, dato che con le Dunlop c’è grande differenza rispetto alle Pirelli. La cosa che posso dire è che quando provai la V4 ad Austin mi sembrava di essere in MotoGP. La moto ha un grande potenziale, motore e centralina sono davvero impressionanti. Le sensazioni sono davvero incredibili”.

Il prossimo anno ti vediamo di nuovo nel Mondiale?
“Vorrei tornare, anche se la speranza è quella di avere una moto per lottare per il Campionato. Al 90% però rimarrò in America, dato che un lavoro da portare a termine, ovvero vincere il titolo”.

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