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SBK, Delusi e scontenti: a Donington l’ora della verità per Davies e Rabat

Destini che si incrociano quelli di Chaz e Tito nel Regno Unito, entrambi chiamati a mandare un segnale nonostante le nubi all’orizzonte

SBK: Delusi e scontenti: a Donington l’ora della verità per Davies e Rabat

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Delusi e scontenti, chi più, chi meno. Destini che per certi versi si intrecciano quellI di Chaz Davies e Tito Rabat, i quali arrivano alla tappa di Donington con una parola comune, ovvero riscatto. Misano ha infatti lasciato il retrogusto amaro al portacolori Go Eleven, tanto che in Riviera non ha raccolto nemmeno un punto.

Troppo brutta per essere vera la prestazione del gallese, autore di un weekend da incubo tra errori e cadute. Come se non bastasse, adesso ci si è pure messa di mezzo questa SCX portata dalla Pirelli, che sembra storcere non poco il naso ai piloti di grandi dimensioni come Chaz e Scott, a tal punto da limitarne le prestazioni con alte temperature.

Davanti al pubblico di casa, Chaz vuole però mandare un segnale ben chiaro con l’intento di confermare che quanto accaduto a Misano tre settimane fa è stato un incidente di percorso. Il Mondiale è ormai andato,  complici anche i 101 punti che lo separano dalla vetta, ma l’obiettivo è quello di confermarsi nella bagarre per i piani alti, come ad esempio all’Estoril, dove chiuse Gara 2 alle spalle del Cannibale.

D’altronde Chaz lo conosciamo bene e non è certo uno di quelli che si abbatte davanti alle difficoltà, anche se il Regno Unito è un esame di quelli dove sbagliare è davvero vietato. In un Campionato in cui Rea e Toprak hanno tentato di scavare il solco sugli inseguitori, avere uno come Davies in lotta per la vittoria potrebbe togliere punti pesanti nella lotta iridata. Lo sa bene il gallese, anche perché dopo l’ultimo round in Riviera non ha più nulla da perdere. Da una parte c’è quindi il presente con la tappa britannica, dall’altra un futuro che aspetta risposte. Al momento in casa Aruba non si è ancora deciso cosa fare, anche perché la priorità è quella di rinnovare per i prossimi tre anni la partnership con Ducati e in seguito capire verso quale direzione muoversi. Tra i temi non può mancare quello legato al sostegno da parte di Aruba e Feel Racing alla struttura Go Eleven di Gianni Ramello. 

Davies non ha comunque fretta, anche perché il mercato deve ancora entrare nel vivo e di conseguenza i tasselli sono in attesa di essere sistemati. Intanto, nel paddock, c’è già chi vocifera riguardo l' interesse da parte di Leon Camier per portarlo in Honda in vista della prossima stagione. Peccato che al momento questa CBR 1000 RR-R sia a tutti gli effetti una delusione e i rischi verso cui andrebbe incontro Chaz sono molti, se non addirittura troppi.

Rabat – Barni: a che punto siamo?

Una situazione certamente più complicata è quella che sta vivendo Tito Rabat in sella alla Ducati del team Barni. Lo spagnolo, dopo aver chiuso il capitolo MotoGP, pensava di rilanciarsi in grande stile nel paddock delle derivate, invece al momento sono più le delusioni che le soddisfazioni. Lo dice la classifica, che vede Tito comparire soltanto al 16° posto, addirittura dietro al debuttante Nozane.

Dopo il weekend di Misano, il pilota e il patron del team, Marco Barnabò, hanno chiesto rassicurazioni e ulteriore appoggio alla Ducati, tanto che la Casa si è mossa per ribadire il proprio sostegno. Per maggiori informazioni andarsi a rivedere i test MotoGP della scorsa settimana a Misano, quando la Casa di Borgo Panigale ha messo a disposizione di Tito i propri ingegneri, tra cui spiccava anche Zambenedetti, responsabile del progetto SBK.

Di sicuro l’impegno non manca a Rabat, che ogni volta inanella più di 100 tornate nei test, tanto da essere il pilota maggiormente presente in pista. Secondo quanto raccolto, nell’ultimo test svolto in Riviera, pare che l'iberico abbia cambiato metodo di lavoro, soffermandosi su alcuni aspetti diversi rispetto al solito. Per vedere i risultati di quanto fatto lo scopriremo a partire da domani, quando a Donington si alzerà il sipario sul quarto appuntamento stagionale della SBK. Una pista che Tito non vede da oltre 10 anni, più precisamente dal 2009, ovvero l’anno della 125. Un esame più difficile, per uno come lui, non poteva forse davvero esserci.   

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