Lucchinelli: "oggi gira più droga"

AUDIO. L'ex iridato sul caso Kawasaki:"Escludo che i piloti spaccino"

Lucchinelli: "oggi gira più droga"

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La notizia del Team ufficiale Kawasaki trovato ieri con un pesante carico di cocaina, cannabis e anfetamine ha letterlamente colto in contropiede il mondo del motociclismo sportivo. Non è ancora chiaro ciò che è accaduto realmente in quel bilico che trasportava le moto di Tom Sykes e di Chris Vermeulen dall'Inghilterra, diretto a Monza per la prossima tappa della Superbike. Tra l'altro pare (cosa peraltro molto più probabile), che l'episodio sia accaduto al ritorno in Inghilterra provenendo da Assen...

In questo sport, la droga è un argomento tabù che raramente è affiorato alle cronache, forse perché certa polvere è meglio tenerla nascosta sotto i tappeti, o più probabilmente perché di fatto c'è poco su cui argomentare. Chi non ricorda la triste vicenda del pilota Superbike Mauro Lucchiari, trovato con 7 kg di cocaina e finito nelle patrie galere francesi? O lo scandalo che scoppiò quando il Campione del Mondo Marco Lucchinelli, tra carcere e domiciliari pagò un lungo scontrino di sei anni?

Ne abbiamo parlato proprio con lui, Luky, che però non ne sapeva ancora nulla...

“Non mi stupisce nemmeno più di tanto - ha detto Lucchinelli - C’è gente che ne approfitta, visto che ora si passano le dogane molto facilmente ma non è il mio caso. Quando c’è stata la mia vicenda non mi è stato trovato niente, sono stato accusato da altre persone quindi ho pagato i miei debiti con la giustizia e adesso sono a posto. L’unica cosa che posso pensare è che nella vicenda Kawasaki potrei escludere i piloti. Uno magari può avere un vizio, ma da avere il vizio a fare traffico di droga c’è una differenza davvero enorme. Io penso che potrebbe essere forse qualcuno del team che ne approfitta per farsi due soldi in più ma difficilmente penso che sia un pilota. Un pilota con i suoi soldi se la va a prendere dove la vendono e la usa e basta, non va a fare dei traffici, anche perché nello sport la droga non aiuta. Non guardare nel mio caso dove c’è stato Maradona e ce ne sono stati mille altri che sono stati presi , c’è un altro 70% di quelli che si fanno che non sono stati presi. E’ una cosa molto in grande, non è che si droghino in pochi, però nello sport della moto è più difficile, perché la droga non è una sostanza che ti aiuta ad andare più forte, e se facessero dei controlli antidoping io escluderei i piloti, lo dico da ex pilota preso in parte”.

Secondo te, questa vicenda è la punta dell’iceberg di una situazione sommersa che potrebbe ora emergere con questa vicenda, o il motociclismo è uno sport pulito nel quale finora non è venuto fuori quasi nulla perché di fatto non c’è quasi nulla?

“Penso che nel motociclismo non ci sia questo tipo di problema; un conto è se c’è qualcuno che fa uso di sostanze, ma qui non si tratta di usare sostanze ma di fare traffico internazionale, è tutta un’altra cosa. Io direi che ne siamo al di fuori perché, come ho detto, queste sostanze non aiutano. Lo spero”.

Nell’epoca in cui correvi tu, negli anni ’70-’80, di droga ce n’era di più o di meno nel motociclismo?

“Ce n’era di meno. Intanto era più difficile trovarla, era una cosa che stava al di fuori di quello che era il modo di vivere di un motociclista. C’ero io che ero un po’ ‘fuori’, però il problema di oggi è che la trovi da tutte le parti e poi non è più cocaina, sono polveri messe assieme che fanno del male, come forse già lo faceva la sola cocaina. Però direi di stare tranquilli, questo non è l’ambiente. Volevo approfittarne per dire un’altra cosa: adesso magari uscirà il paragone con Lucchinelli. Lucchinelli non ha mai fatto trasporti e traffici, Lucchinelli è stato preso quando la roba la portavano degli altri fuori dal settore moto e con delle ‘valige invisibili’. Non ho vergogna a parlarne perché di tutto quello che ho fatto ne ho pagato le conseguenze. Un’altra cosa però: vedi che ai miei tempi mi presero il giorno dell’inaugurazione del Motorshow il 6 dicembre del 1991 e come un delinquente abituale con le manette mi hanno messo dentro per tre mesi e poi tre anni domiciliari. Si vede che oggi sono un po’ più aperti, perché li hanno trovati con un carico che ci vuole un muletto per spostare la roba e li hanno rimessi fuori. Si vede che ci sono due pesi e due misure, sempre. Meno male che sono lontano da loro, non sono nelle corse, non lavoro nel mondo delle corse e non vado alle corse, perché sennò sicuramente avrei la mia buona dose di problemi, essendo un recidivo, sai come funziona...”

Dici che sono cose che ti rimangono attaccate tutta la vita?

“Sì, esatto, te lo posso garantire: per tutta la vita. Per fortuna io non vado a vedere le corse, né alla Superbike né alle GP, e ci vado solo perché mi pagano per fare il mio lavoro”.

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