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Sparisce il Warm Up per Moto3 e Moto2: un rischio per la sicurezza

PRIMA PARTE I minuti di 'riscaldamento' per i piloti la domenica mattina non sono un accessorio. Sono al contrario indispensabili per prendere le misure alla pista, che cambia, e soprattutto per verificare l'integrità delle moto. Farne a meno è pericoloso


Sparisce il Warm Up per Moto3 e Moto2: un rischio per la sicurezza

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Non si tratta solo della Sprint Race, di una gara in più da correre il sabato, nella conferenza stampa tenuta oggi da Carlos Ezpeleta è stato rivoluzionato l’intero motomondiale. I Gran Premi quali erano nel passato non esistono più.

Questo vale sicuramente per le due cilindrate minori, Moto3 e Moto2, i cui tempi delle prove sono stati ulteriormente compressi e che hanno visto addirittura sparire il warm up. Indispensabile in ogni competizione motoristica, ma anche in altri sport dove è concesso agli atleti per scaldarsi. Nel caso del motociclismo c’è di più: serve per verificare l’efficienza della moto in caso di caduta o di sostituzione di un componente.

Va bene lo show, ma qui è anche questione di sicurezza. Che facciamo, torniamo ai vecchi tempi durante i quali si usciva dal circuito dopo un rimontaggio per provare il mezzo sullo stradone prospiciente il circuito?

Non ci siamo. Evidentemente Moto3 e Moto2 sono considerate zero. Secondo qualcuno non portano pubblico né sponsor. Hanno ragione, se vengono considerate solo come un serbatoio di pilotini da spingere avanti nella corsa dei lemming a chi importa?

Peccato che per anni nella stessa Spagna fossero considerati più della classe 500 grazie a piloti del calibro di Angel Nieto, Ricardo Tormo, Aspar Martinez. Attenzione: non sono cambiati i tempi, non è nostalgia. E’ semplicemente che allora era permesso anche ai piloti delle piccole cilindrate di diventare personaggi, erano conosciuti dal pubblico, che accorreva numeroso a vederli.

Di loro si parlava, in TV e sui giornali. Il risultato è che tutte le nazioni erano rappresentate dal proprio campione. E proprio in Spagna, che ha atteso il 1999 per avere un campione del mondo della 500, si scrivevano articoli epici sui tanti iridati iberici.

Colti da sconforto, dopo aver letto e riletto la programmazione del mondiale nel 2023 abbiamo alzato il telefono e parlato con Luigi Brenni, l’ingegnere svizzero che è stato a lungo l’idolo dei piloti. Presidente della CCR (Commissione Corse su Strada), si è battuto con loro per la sicurezza e gli ingaggi. Oggi è fuori dalla FIM, perché la FIM, che dovrebbe salvaguardare la sicurezza dei piloti, con l’eliminazione di qualcosa che non è un dettaglio nel motorismo - il warm up - ha dimostrato di non avere più chiaro quale è il suo ruolo ed il suo obbligo.

Non scriveremo l’opinione dell’ingegner Brenni. E’ stata una chiacchierata, non una intervista, ma sì siamo nostalgici di quando nel motociclismo c’erano uomini simili.

E la Sprint Race e gli orari della MotoGP? Ne parleremo più avanti, anche lì ci sono cose che vanno dette. Perché il motociclismo è ANCHE uno show. Non solo uno show.

Nella foto, da sin.: Takanao Tsubouchi (segretario) Carmelo Ezpeleta (Dorna), Jorge Viegas (Prs. FIM), Luigi Brenni, Mike Trimby (IRRTA)

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