Il 'caso Marquez': brutta storia di scelte sbagliate, chi è il responsabile?

Una catena di eventi: la voglia del pilota, l'assenso di Mir, la condiscendenza di Charte, l'OK finale di Puig. Analizziamo le singole responsabilità parlando anche di 'imperizia, negligenza ed imprudenza' dei soggetti medici coinvolti


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Il terzo intervento sull’omero destro di Marc Marquez è stato eseguito giovedì scorso dai medici Samuel Antuña, Ignacio Roger de Oña, Juan de Miguel, Aitor Ibarzabal e Andrea García Villanueva presso la Clinica Ruber di Madrid.

E’ durato più di otto ore, un tempo necessario affinché i vari specialisti si occupassero ognuno delle problematiche relative ad una frattura che rifiutava di saldarsi per vari problemi, infezione inclusa.

Tre operazioni, in poco più di 4 mesi non sono uno scherzo, anche per un atleta preparato come Marc Marquez e indubbiamente ora il pilota più forte del mondo si sta interrogando su chi pesa la responsabilità di tale ordalia.

Per quanto lo riguarda Marc ha già precisato in una intervista a DAZN le proprie responsabilità: “un pilota vuole sempre tornare in pista il prima possibile, ma sta agli specialisti dargli le indicazioni giuste”.

Emilio Alzamora, il suo manager, ha rincarato la dose: “Marc si fidava dei medici e seguiva i loro consigli, non è stupido".

Apparentemente, pochi giorni fa, Marquez ha messo una pietra sull’intera vicenda con un tweet che dice tutta la sua determinazione: “A poco a poco mi sento meglio, ma la cosa più importante in questa gara è tagliare il traguardo. E lo faremo!”.

Il 'caso Marquez': una brutta storia di scelte sbagliate

Questa brutta storia di scelte sbagliate sembrerebbe dunque finire qui, ma è proprio così? Probabilmente no.

Già il fatto che Marc Marquez abbia abbandonato, per il terzo intervento, il team guidato dal dottor Xavier Mir e l’ospedale universitario Dexeus di Barcellona la dice tutta. Ovviamente dal clan dell’otto volte iridato trapela poco, ma ogni tanto una frase è resa pubblica.

Sempre Alzamora, poco prima del terzo intervento, era stato chiaro: “La ripresa sta andando più lentamente del solito, perché fin dall'inizio le cose non sono state fatte bene”, aveva detto.

Il 'caso Marquez': l'ombra della negligenza medica sulla valutazione di idoneità

C’è dunque l’ombra delle negligenza medica sull’intera faccenda, a partire da una errata valutazione dell’idoneità fisica che ha permesso a Marc Marquez di tornare in pista a Jerez appena quattro giorni dopo l’incidente.

Ora c’è da capire nella catena delle responsabilità chi ha la maggiore, e se escludiamo il pilota stesso, che ovviamente ha dato il suo assenso, ma fidandosi delle parole di illustri primari, c’è da interrogarsi sulle valutazioni di chi, attorno a lui, aveva il compito, e l’esperienza, di frenarlo. Tre sono i nomi: il dottor Mir, Angel Charte, che è il responsabile del servizio medico della Dorna e Alberto Puig.

Su Alberto, team manager della squadra, ha parlato il suo predecessore in HRC, Livio Suppo, che ha ricordato il caso di Jack Miller che nonostante il suo parere contrario corse due Gran Premi prima di fermarsi. E’ evidente che un team manager ha il potere di non far correre un pilota, ma deve anche adeguarsi al parere di luminari della scienza. Ha l’ultima parola, ma se il pilota vuole correre e due medici lo autorizzano, la sua decisione è politica, e nulla ha a che fare con la medicina.

Il 'caso Marquez':  Puig aveva l'ultima parola, ma è il meno responsabile

Per questo motivo ci sentiamo di dire che, fra i tre personaggi coinvolti in questa brutta storia Alberto Puig è quello con meno responsabilità.

Inoltre, da ex pilota, Alberto era probabilmente l’ultimo a voler fermare Marc, di cui riconosce la grandezza.

Anche Mir, probabilmente, causa la sua vicinanza ai Marquez deve aver avuto qualche difficoltà a prendere la decisione giusta, ed il fatto che Charte sia un suo collega all’ospedale universitario Dexeus, che appartiene al gruppo Quiron Salud, non deve aver aiutato. Vogliamo credere che nessuno dei medici coinvolti in questo caso abbia voluto sfruttare pubblicitariamente il miracoloso rientro di un idolo nazionale dopo appena quattro giorni da un grave incidente, ma certo una maggiore distanza fra i protagonisti avrebbe giovato.

Così in questa collusione di interessi, di colleganza ed amicizia, a Marc Marquez è stato dato il permesso di correre. Una catena di eventi che ora sappiamo aver causato un grave errore di valutazione che potrebbe addirittura avere conseguenze sulla carriera del campione. E non parliamo solo del fatto che il terzo intervento lo costringerà probabilmente a saltare ulteriori Gran Premi.

Si entra, a questo punto, nell’intricatissimo terreno della responsabilità del chirurgo, che risponde peraltro anche degli eventuali errori dei sottoposti come garante dell’intera operazione.
Da qui si potrebbe dedurre la mancanza di responsabilità di Mir, posto per assunto che la prima operazione fosse stata perfetta. Ma comunque era suo compito sconsigliare Marquez di sottoporre una piastra allo sforzo di controllare una MotoGP.

Il 'caso Marquez': Imperizia, negligenza od imprudenza dei medici?

Come del resto avrebbe potuto fare il dottor Charte, ma avrebbe dovuto sconfessare un collega. Si dovrebbe a questo punto distinguere fra Imperizia, negligenza ed imprudenza.

Può parlarsi di imprudenza quando il medico agisce con avventatezza, con eccessiva precipitazione, con ingiustificata fretta, senza adottare le cautele indicate dalla comune esperienza o da precise regole dettate dalla scienza medica.

Negligenza al contrario si ha quando, per disattenzione o per superficialità, non si rispettano quelle norme comuni di diligenza che è legittimo attendersi da una persona abilitata all’esercizio della professione medica, poiché sono osservate dalla generalità dei medici.

Dunque, mentre l’imprudenza consiste in una condotta attiva, contraria alle regole fondamentali che la comune esperienza consiglia per tutelare la salute del paziente, la negligenza consiste in una condotta omissiva, nel senso che non viene fatto ciò che la scienza medica consiglia di fare nel caso concreto.

L’imperizia ricorre invece quando la condotta del medico è incompatibile con quel livello minimo di cognizione tecnica, di cultura, di esperienza e di capacità professionale, che costituiscono il presupposto necessario per l’esercizio della professione medica.

Ma qui siamo alla periferia di in un campo minato, nel quale dovranno decidere se entrare Marc Marquez o, addirittura, la Honda, come parte lesa. E forse potrebbe non essere una decisione presa unicamente da Marc. Solitamente in questi casi ballano infatti costose assicurazioni ed i Lloyd di Londra, o chi per loro, prima di coprire i premi accertano le responsabilità.

 

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