MotoGP, Jarvis, Yamaha: Rossi e Vinales rischiano di perdere i propri tecnici

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In settimana la Dorna ha ufficializzato quello che sarà il calendario del 2020. Le moto sono quindi pronte a tornare in pista il 19 luglio insieme ai loro protagonisti, sul tracciato di Jerez, ma c’è un problema. Avete capito bene! Già, perché in occasione di un’intervista rilasciata a Speedweek, Lin Jarvis ha voluto fare luce su una questione con cui si stanno confrontando le Case giapponese, ovvero Honda, Yamaha e Suzuki.

A causa delle norme di prevenzione legate alla diffusione del COVID-19, i giapponesi e gli australiani non possono ancora viaggiare nel Vecchio Continente: “La più grande preoccupazione della Yamaha è quella legata agli spostamenti in Europa dei membri australiani e giapponesi – ha dichiarato  Lin – al momento loro non possono entrare nel nostro Continente, anche se in possesso di un tampone che certifichi la negatività al virus. Da qualche giorno a questa parte, però, l’Australia ha consentito delle eccezioni dettate da ragioni importanti  a scopo professionale, di conseguenza ci faremo pervenire la nostra richiesta”.

Questa cosa andrebbe a ricadere su alcuni dei componenti del team di Rossi, come  Alex Briggs e Brent Stephens, i quali vivono con le rispettive famiglie in Australia e Nuova Zelanda. 

Jarvis entra poi nel merito della questione: “Tra il team di Rossi e quello di Vinales, Yamaha porta solitamente 55 persone al Gran Premio durante il weekend – ha sottolineato - con il "protocollo a porte chiuse" il numero si riduce a 45. Tenendo conto di questa situazione, al momento 10 persone della nostra squadra rimarrebbero bloccate a casa, ovvero sette giapponesi e tre australiani”.

La cosa preoccupa il managing director, tanto che la questione andrebbe poi a ricadere anche sulle altre squadre.

"Nessuna persona di uno Stato non membro dell'UE può trascorrere più di 90 giorni nello spazio Schengen nell'arco di sei mesi. Se si rimane qui per 92 giorni, è illegale. È una condizione in cui forse una singola persona può essere coinvolta. Ma come azienda globale, noi della Yamaha dobbiamo osservare scrupolosamente tutte le leggi. Pertanto, non correremo alcun rischio in questo settore. Nella nostra politica aziendale, il rispetto della legge è una priorità assoluta. Una società come Yamaha non farà e non farà nulla che non sia conforme alla legge. Punto"

“Parteciperemo al Mondiale solo se si trova una soluzione – ha commentato - soprattutto per quanto riguarda le possibilità legate ai nostri ingegneri giapponesi di presenziare al GP. Qualora non potessero venire avremo notevoli difficoltà a partecipare alle gare. È il caso nostro, ma anche di Honda e Suzuki. Tutto ciò comporterebbe infatti un vantaggio sleale a favore dei team europei, i quali parteciperebbero alle gare con il pieno organico”.

Jarvis è quindi chiaro sulla questione: “Il nostro timore è che qualora non venisse risolta questa situazione, tutto ciò comprometterebbe seriamente la nostra partecipazione al Campionato del Mondo”.

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