Moto2, Joe Roberts: "Volevo riportare in alto gli Usa, ora posso farlo"

"L'anno scorso ero lento, ma ora ho tutto ciò che mi serve per emergere. Avrei voluto vincere in Qatar, ma il quarto posto ottenuto significa tanto per me"

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Si sa, le belle storie di rivincita e rinascita sono l’anima dello sport, e dunque anche del motociclismo. In questa annata tribolata ed interrotta sul nascere c’è già stata una bella storia da raccontare, ed è quella di Joe Roberts. L’americano infatti è alle prese con la sua terza stagione in Moto2, ed in sella alla Kalex dell’American Racing pare abbia finalmente imboccato la retta via, cogliendo in Qatar la sua prima pole ed un ottimo quarto posto in gara.

“L’anno scorso sono stato molto lento – ha raccontato Joe a MotoGP.com - e spesso non mi sentivo per nulla a mio agio in sella. Il mio obiettivo era di lottare per la top ten, o comunque finire sempre in zona punti: ricordo di averlo scritto nelle note del cellulare, ma in molti mi consigliarono di non puntare subito troppo in alto, del resto la Moto2 è una categoria in cui si lotta sul filo dei centesimi”.

Joe racconta le sue aspirazioni una volta sbarcato nel mondiale, con il massimo del candore e della sincerità.

“Quando sono arrivato nel mondiale volevo riportare in alto gli Usa, come i miei eroi hanno fatto quando ero piccolo. Ovviamente sono un tipo competitivo, che vuole essere il migliore, sia per me che per il paese”.

Il weekend di Losail ha in qualche modo aperto gli occhi a Roberts, che racconta le sensazioni provate.

“Dopo il primo tempo fatto segnare venerdì sentivo di poter fare anche meglio, e di poter stare nelle prime posizioni in tutte le piste. La qualifica è stata incredibile, sembrava un’illusione ed invece ero veramente in pole position, è stato incredibile. Prima della gara mi sono immaginato tante situazioni e tante possibili battaglie dell’ultimo giro per un posto sul podio: nel post gara ero super felice, ovviamente volevo vincere ma il quarto posto è un grande risultato, ho capito di avere tutto ciò che serve per puntare in alto”.

Una figura importante nella crescita di Joe è senza dubbio John Hopkins, coach del californiano da questa stagione.

“Sinceramente non mi sono mai trovato così bene – racconta l'ex pilota Suzuki in MotoGP - e così a casa come in questo team. Cercavano un rider coach esperto ed io ho accettato, cerco di parlare con Joe e di aiutarlo il più possibile, è davvero un qualcosa che amo fare”.

Ovviamente merita una menzione d’onore anche il proprietario dell’American Racing, Eitan Butbul.

“Dall’anno scorso abbiamo rivoluzionato la struttura - spiega - chiamandola “American Racing” e cercando di creare una piattaforma per i giovani piloti statunitensi. Gli Usa hanno una grande tradizione di piloti, e l’idea sarebbe quella di calcare le orme del passato: credo tanto in Joe, è al secondo anno con noi e l’obiettivo è quello di essere il più avanti possibile, mi piacerebbe che fosse spesso tra i primi cinque”.

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