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Dovizioso-Honda e Dorna: quella tentazione di infrangere le regole

Da più parti arriva la richiesta per Dorna di 'fare una eccezione' per far correre Dovi con il team Repsol-Honda. Una suggestione che non risponde all'unica domanda reale: chi paga? Ezpeleta contrario


Dovizioso-Honda e Dorna: quella tentazione di infrangere le regole

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Quella di piegare alle proprie esigenze le regole è sempre stata una tentazione dei regimi totalitari.

In effetti le regole sono una costrizione e molte volte risolvere i problemi attenendosi alle suddette è un problema.

Perché allora non risolvere gli intoppi semplicemente facendo finta che non esistano? Addirittura abolendole ‘ad personam’ se del caso?

Che magnifica tentazione! E del resto non sarebbe nemmeno una primizia assoluta. Per far debuttare Fabio Quartararo in Moto3 dopo la vittoria nel Cev fu creata una eccezione, ed anche il debutto di Marc Marquez direttamente nel team ufficiale Repsol Honda senza passare per un team satellite fu frutto di una eccezione alle regole.

Dunque che male c’è, che male ci sarebbe a far correre tre Honda nel team ufficiale, portando a cinque le RC213-V? Non corre, del resto, la Ducati addirittura con sei moto?

Nel passato, del resto, si facevano correre più piloti senza problemi. E dunque?

L'incitazione rivolta alla Dorna di non rispettare le sue stesse regole

Il fatto è che la richiesta di eccezione viene da un post di Sky (che trovate QUI), in seguito ad una ipotesi precedente che invitava l’HRC a chiedere alla Dorna di poter schierare una terza moto per Andrea Dovizioso. Non come sostituto temporaneo, ma proprio come pilota titolare, in modo da dare l’opportunità a Marc Marquez di guarire con calma. Così che al suo rientro potesse riprendere il suo posto in squadra, senza però che Dovi - immaginato ovviamente in lotta per il mondiale della MotoGP - fosse costretto ad abbandonare la sella.

Che c’è di male? Lo ripetiamo. Beh, in realtà si contravverrebbe alla regola che vuole che i team siano di soli due piloti. Ci sarebbe anche la regola che un team deve avere due piloti. E poi il particolare di tre moto per un unico sponsor, ma questo è veramente un peccato veniale, perché del resto la prossima stagione avremo Monster sul team ufficiale Yamaha ma anche sulle carene di Petronas. Per non parlare del fatto che in MotoGP quasi sicuramente il team Esponsorama avrà per Enea Bastianini e Luca Marini finanziatori diversi…ma se ci pensate il fatto che Tito Rabat sia stato costretto ad abbandonare la MotoGP per far posto a Marini è proprio la riaffermazione del principio che si vorrebbe infrangere.

Dunque: si può fare?

La domanda è: perché esistono le regole?

Una domanda che porta a porsene un’altra: perché esistono le regole? E la risposta, ancorché scontata, non è ovvia: per far sì che tutti i partecipanti siano sullo stesso piano, senza avvantaggiarne alcuno. Ma qui dove sarebbe il vantaggio?

La risposta è evidente: qualora la Honda schierasse tre piloti titolari nella stessa squadra questa avrebbe due (supposte) punte, che non è lo stesso di schierare tre punte in tre squadre diverse. Per ovvi motivi di costi. Dunque se Honda vuole schierare una quinta moto, se vuole ottemperare alle regole, dovrebbe presentare un terzo team con altri due piloti, uno dei quali potrebbe essere Dovizioso.

Ovviamente poiché la Dorna garantisce un sostanzioso contributo economico a tutte le squadre presenti tutti gli altri dovrebbero essere d’accordo, a meno che…

A meno che questo team ‘in eccesso’ rinunciasse al suddetto contributo. Un altra eccezione alla regola, ma volontaria. Della serie: paghiamo tutto noi, non ci rompete le scatole.

Il 'numero chiuso' dei team è a garanzia dell'investimento dei team

Si potrebbe fare, se non che aprirebbe le porte della MotoGP ad un super ultra miliardario, che so Jeff Bezos, oppure Elon Musk, in grado di poter dire alla Dorna, io voglio correre in MotoGP con i miei soldi, pago tutto io, moto e tutto, non voglio una lira, ma solo competere. A chi romperebbe le scatole?

Beh, ma è chiaro: con le regole di oggi i team sono un numero finito, ed è per questo che hanno un valore. Se uno sponsor, od una casa, vogliono entrare, hanno un limitato numero di opzioni disponibili per riuscirci. E per la legge della domanda e dell’offerta, si è creato un valore per quei manager che hanno investito nel tempo. Lasciate libero di entrare chiunque e quel valore crollerebbe. Per questo Carmelo Ezpeleta si è già dichiarato contrario.

Come abbiamo visto disattendere una regola facendo una eccezione porta ad un effetto domino. Ma si può fare. Tutto si può fare. Resta da capire perché quando a Simone Battistella e a Andrea Dovizioso fu offerta la KTM, prima che a Danilo Petrucci, rifiutarono.

Pensate quante rotture di…regole si sarebbero risparmiati!

P.S. Ed è risparmio, o costo, a seconda da che parte viene visto il problema, il vero nodo dell'iniziativa che, nel migliore dei casi, porterebbe gli attuali partecipanti al mondiale a chiedere, ognuno, la qualunque, in cambio del 'favore' concesso. Già perché sarebbero sul tavolo il costo di altre due MotoGP, dei ricambi, e della gestione (personale, viaggi e trasporti) per l'intero campionato. Si, certo, Andrea potrebbe correre praticamente gratis, lo fece anche Luca Cadalora con Erv Kanemoto per una stagione, ma da quello che è emerso fino ad oggi sembra che questa opzione non sia sul piatto. Ed oggi i tempi sono più difficili.

 

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