I re non si destituiscono, si decapitano ed è esattamente ciò che sta tentando di fare Liberty Media con questa assurda idea di riscrivere la storia e contare solo i titoli della 500/MotoGP.
A qualcuno, probabilmente totalmente ignorante della storia del motociclismo, deve essere venuto in mente che i 15 titoli di Agostini sono inarrivabili, dunque perché non rendere il 2026 più attraente con la possibilità di far raggiungere a Marquez - perché solo lui può farlo visto che Valentino Rossi si è ritirato - gli 8 titoli conquistati dal re dei re nella classe regina?
Quel che sfugge agli americani, è che Giacomo, Mino, Ago, è il re dei re proprio perché ne ha vinti 15, perché ha corso è vinto all’esordio nella 200 miglia di Daytona e perché, infine, ha vinto titoli iridati anche da team manager gestendo miti del motociclismo come Kenny Roberts ed Eddie Lawson.
All’Ignoto bisognerebbe spiegare che la F1 è diversa, e che se il pilota più titolato è Michael Schumacher con 7 allori a pari merito con Lewis Hamilton, seguito dai 5 titoli di Manuel Fangio e dai 4 di Alain Prost, Sebastian Vettel e Max Verstappen, nessun tifoso della massima formula si sognerebbe di sminuire i 3 titoli che Ayrton Senna possiede in condominio con Jack Brabahm, Jacky Stewart, Niki Lauda e Nelson Piquet…
A meno di separare i titoli iridati vinti con i motori aspirati, da quelli turbo! Vogliamo creare una differenziazione con i motori ibridi? Perché questa è esattamente quello che LM vuole fare, visto che Agostini nei suoi anni ha vinto con due tipi di motorizzazioni, a 4 e 3 cilindri, con una 6 cilindri nata e dimenticata. E smettiamola di dire che ha raggiunto quel numero perché correva due gare al giorno: c’erano mondiali con soli 8 appuntamenti. Semplicemente faceva due stagioni in una.

E’ vero che per gli appassionati veri i numeri contano sino ad un certo punto, come ha detto Marquez parlando di Messi, perché ci sono i campioni, i fuoriclasse ed i Miti. Senna è stato fermato dalla sorte, in una macchina, la Williams, poco competitiva. Avrebbe potuto ritardare l’ascesa di Schumi? Non lo sappiamo, ma è probabile, e si dice che sia stato Il Più Grande e personalmente, avendo visto correre entrambi siamo d’accordo.
Questo potrebbe voler dire che Liberty Media può provare a cambiare la storia, ma a nessuno fregherà niente di questo piccolo imbroglio. Eppure lo troviamo sbagliato, perché è vero che la F1 è sempre stata eguale a sé stessa, ma è altresì innegabile che il motociclismo non ha mai fatto differenziazioni sui propri campioni, in qualsiasi cilindrata corressero.
Beati i popoli che non hanno bisogno di eroi, diceva Brecht, ma noi appassionati di sport abbiamo bisogno di Miti, di leggende che non si costruiscono in un giorno e ci è bastata la seconda, ridicola, hall of fame per i piloti con almeno due mondiali in classe regina. Dani Pedrosa è dentro per i TRE titoli mondiali nella classi minori o per numeri di Gran Vinti o, più semplicemente, perché ha combattuto, vincendo e perdendo con il migliori? E perché non è stato inserito Angel Nieto, 12+1 titoli mondiali?
Ce ne rendiamo conto: è una polemica sterile, ma il 7° titolo di Marquez non renderà, eventualmente, Marc maggiormente mitico perché nel 2026 potrebbe raggiungere re Ago in Top Class. La miticità dello spagnolo nasce da ragioni diverse, dal un grandioso ritorno dall’inferno, non dal fatto che probabilmente non raggiungerà mai il 15 allori di Agostini.
E la grandezza di Valentino Rossi non risiede nei 7 titoli, e nel mancato 10° che lo avrebbe portato ad eguagliare Giacomino in Top Class, ma nel COME li ha vinti e per quello che ha rappresentato per la classe regina.
Insomma questo attaccarsi ai numeri per creare personaggi ci sembra una grande fesseria, che non rappresenta meglio i grandi uomini di sport che gestiscono Liberty Media a partire da Stefano Domenicali, di cui abbiamo grande stima.
I personaggi nascono perché raccontiamo le loro storie, al meglio delle nostre possibilità. E sarebbe bene che LM pensasse al racconto piuttosto che alle stories di Instagram. Perché il racconto dura, ma ha bisogno di spazio e di tempo. Internet corre troppo veloce. Non si fa la storia con 15 righe o 15 secondi. E’ vero che oggi molto (tutto?) si basa sui social dove è facile creare rapidamente (falsi) miti. Ma i Beatles ed i Pink Floyd, come le toccate di Bach, rimarranno per sempre nella storia della musica. Vedremo se i Maneskin resisteranno all’ingiuria del tempo.