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Ducati, 10 anni con Audi, di evoluzione e “rivoluzione”

Una decade che ha visto salire la qualità e la tecnologia da un lato, ma anche ad abbandonare soluzioni storiche, come il telaio a traliccio (Monster) o la distribuzione desmodromica (Multistrada V4)

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In questi giorni cade il decimo anniversario del matrimonio italo tedesco, che ha portato la casa di Borgo Panigale ad evolvere, nel bene…e nel male. Era il 18 aprile 2012 infatti, quando arrivò la comunicazione ufficiale dell’acquisizione, per un prezzo di 860 milioni di euro (cifra che però metteva in conto anche debiti che al momento erano di circa 200 milioni). Da allora sono cambiate tante cose, alcune sarebbe sicuramente mutate anche senza la partnership con il gruppo tedesco, ma in gran parte la storia di Ducati è legata a doppio filo agli investimenti, al know how ed alle strategie del “proprietario”.

COMPETITIVA NELLE GARE, MA MANCA L’ACUTO ASSOLUTO

L’ultimo anno senza Audi, il 2011, ha visto Ducati vendere poco più di 42 mila moto, con un fatturato di 480 milioni di euro. Valori che se allora erano già un record, sono nettamente inferiori rispetto agli attuali, con il 2021 chiuso con quasi 60 mila moto prodotte e 878 milioni fatturati. Anni di successi, che curiosamente hanno visto la casa di Borgo Panigale protagonista anche nei principali campionati, ma mai vincente nei Mondiali piloti SBK (l’ultimo è proprio quello 2011 con Carlos Checa), e MotoGP. C’è da dire che negli ultimi due anni ha conquistato il Mondiale costruttori e che è saldamente ai vertici, con una infilata di secondi posti (da quelli di Andrea Dovizioso all’ultimo di Pecco Bagnaia) negli ultimi campionati, senza però toccare la vittoria assoluta (piloti e costruttori) come nel 2007 con Casey Stoner e Loris Capirossi.

RIVOLUZIONE NELLA PRODUZIONE

Dove si sono visti i più grossi cambiamenti è però su fronte prodotto, visto che in 10 anni abbiamo vissuto una vera e propria rivoluzione. Nei primi anni i segnali si sono visti nei dettagli, con un evidente passaggio di know how che ha portato benefici in termini di qualità e tecnologia sulle già Premium moto della casa di Borgo Panigale, (non va negato che nel 2012 già tanto era cambiato da quella Ducati che nelle decadi antecedenti era additata di poca affidabilità).

Il cambiamento vero e proprio avviene pero dal 2016 in poi. La prima grossa novità è l’avvento del brand nel brand, Scrambler, che riprende un modello storico, ma allarga ad una parte di mercato inedita la proposta di Ducati. L’anno successivo inizia il passaggio dallo storico bicilindrico a V al V4, con il debutto della Panigale V4. Una rottura con il passato, soprattutto per l’adozione del Desmosedici Stradale 1100, di derivazione MotoGP, ma dalle gare arrivava anche l‘adozione del Front Frame. Una moto che qualche purista non ha inizialmente gradito, ma che rappresenta l’incarnazione dell’eccellenza italiana, marchiata Ducati.

Negli ultimi anni la rivoluzione ha poi subito una accelerazione, con il passaggio da V2 a V4 che ha visto il debutto della Streetfighter e delle Multistrada V4, con quest’ultima che ha fatto molto discutere per la rinuncia alla distribuzione desmodromica, per una più tradizionale soluzione, in grado però di allungare gli interventi di manutenzione. L’ultima vera rivoluzione è targata Monster, che con il 937 ha visto l’adozione di un telaio tutto nuovo, senza telaio a traliccio, ma in grado di prestazioni decisamente superiori alle sue antenate.

In dieci anni ne sono successe di cose e molte ne succederanno ancora, sicuramente Ducati deve molto alla proprietà Audi perché l’attuale gamma rappresenta un’eccellenza italiana nello scenario delle due ruote. Una curiosità: ve la ricordate la Diavel AMG? A distanza di 10 anni in molti se lo saranno dimenticata, ma prima dell’entrata nel gruppo Audi, Ducati aveva una partnership con un’altra casa tedesca, Mercedes, poi interrotta proprio in virtù del nuovo scenario.

DAL DIVORZIO ANNUNCIATO ALL’ELETTRIFICAZIONE DEL MATRIMONIO

Negli ultimi due anni si sono spente, sembra in modo definitivo, le voci legate ad una possibile cessione (qui ne abbiamo parlato quando sembrava cosa fatta). Dal momento in cui il gruppo Volkswagen – Audi ha deciso di tenere il suo gioiello di famiglia a due ruote, è stato chiaro che si è concretizzato un cambio di strategia. Se da un lato è abbastanza evidente che una eventuale cessione sarebbe stata figlia in qualche modo del “Dieselgate” che nel 2015 ha visto il Gruppo come principale imputato e che si è poi tradotto nella chiusura dei principali piani lato sport, con l’uscita dal Mondiale WRC e non solo, il consolidamento del matrimonio si è consacrato con l’impegno nella MotoE, che dal prossimo anno vedrà protagonista proprio Ducati. L’elettrificazione è un chiaro obiettivo strategico del gruppo VW-Audi ed ora diventa un importante tassello anche per Borgo Panigale.

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