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MotoGP, Fernandez: "Il riferimento è Quartararo, anche lui non ha vinto in Moto2"

VIDEO - Intervista esclusiva al rookie di KTM: "Volevo arrivare da campione, ma alla fine ci sono andato vicino due volte in Moto2 e Moto3 e va bene così. Un privilegio lavorare con Pedrosa"

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Raul Fernandez era uno dei piloti più attesi ai test di Sepang. Lo spagnolo è indicato da molto nel paddock come uno dei talenti più impressionanti degli ultimi anni e c'era tanta curiosità di vederlo all'opera in pista assieme a tutti i rivali. Il pilota di Tech3 non ha deluso le aspettative, chiudendo il test in 19a posizione ma a poco meno di 4 decimi da Miguel Oliveira, il mitlgior pilota KTM in classifica. 

Un risultato molto positivo, con Fernandez che non ha voluto strafare preferendo accumulare esperienza in una categoria che può essere brutale con i rookie. Abbiamo avuto l'opportunità di intervistare Raul dopo i tre giorni di Shakedown, restando anche sorpresi da quanto padroneggi la lingua italiana. Il nostro Matteo Aglio ha parlato di tantissimi argomenti con Fernandez, che non si è sottratto a nessuna domanda. 

Allora Raul, come ti senti adesso che ci sei davvero in MotoGP?
"Sensazione un po’ strana, perché quasi non sembra vero. Ma sono contentissimo di essere qui, perché quando sei un pilota giovane sogni di salire su una MotoGP e quando lo fai, è quasi difficile credere al 100% che sia vero". 

L'anno scorso non sembravi convinto che fosse la scelta giusta. Adesso cosa pensi?
"All’inizio ho pensato che fosse troppo presto per la MotoGP, perché già in Moto2 sono arrivato abbastanza presto e non sapevo come mi sarei trovato. Magari pensavo mi ci sarebbe voluto più tempo, ma poi sono andato forte e questo mi ha aiutato a convincermi. Un vero sogno". 

Avresti voluto vincere prima in Moto2, ti dispiace non averlo fatto?
"Alla fine ho sempre pensato che arrivare in MotoGP sarebbe stato meglio farlo dopo aver vinto un titolo. Ma in realtà negli ultimi due anni non ho vinto il titolo sia in Moto3 che in Moto2 per pochi punti, quindi ho capito di essere al livello giusto. Quando raggiungi quella consapevolezza devi fare un passo in avanti. In KTM il progetto è giovane, dobbiamo lavorare tanto ed essere qui così presto rende possibile anche fare presto un bel campionato". 

Chi è il tuo riferimento?
"Quartararo è il riferimento, perché sia con le Moto3 che con le Moto2 non ha vinto il titolo pur andando molto forte. Poi è arrivato qui in MotoGP ed ha vinto il titolo. Aveva una marcia in più nel 2021, anche se ora si deve capire come è messo per il 2022. Gli è riuscito facile fare pole e vincere le gare, è stato fortissimo l'anno scorso". 

Ma avevi un pilota a cui ti ispiravi da ragazzino?
"All’inizio Valentino era il mio idolo, per un anno non ho corso con lui. A casa era lui l’eroe che vinceva tutto. Poi quando sono diventato più grande ho iniziato a seguire molto Vinales, mi piaceva il suo stile di guida ed ho pensato a seguire le sue orme. Mi piace molto. Mi sono anche allenato con lui ed è stato bellissimo". 

Un rookie potrebbe soffrire molto la pressione in MotoGP. Come ti senti al riguardo?
"Qui è tutto diverso, c’è più pressione e devi tenere tutto sotto controllo. Ma alla fine sono giovane e devo pensare di salire sulla moto e andare forte più che posso. Ho una squadra che mi aiuta, che ha esperienza e sa anche come aiutarmi ad esempio con le interviste. Poi il team di tecnici mi aiuta anche a fare un percorso con la moto più facile". 

Fernandez: "Con la KTM dalla Rookies alla MotoGP. Un matrimonio!"

Una vita in KTM. 
"Ho sempre detto che il mio sogno era arrivare qui con la KTM. Dalla Rookies alla MotoGP ho corso tutta la mia vita con loro ed è bello averlo fatto. E’ come un matrimonio, è come se mi fossi sposato. Questo è quello che ho adesso e devo dare il massimo con quello che ho, penso di poter fare una bella stagione e voglio divertirmi". 

Hai chiesto molte cose a Pedrosa?
"Pedrosa mi sta aiutando, è una brava persona. Ricordo quando da bambino sono andato a Jerez e l’ho visto vincere e l’altro giorno ero in pista con lui e non mi sembrava vero. Bellissimo avere uno come Dani che lavora con noi, per tutto. Quando non capisco qualcosa, arriva lui e ti aiuta tantissimo. E’ un vero privilegio lavorare con lui". 

Ma ti farà da rider coach?
"Lui lavora per KTM, il suo lavoro è quello di sviluppare la moto. Non viene in pista con noi sempre per farci da coach, anche se in alcune gare ci sarà. Penso che lui sia perfetto per il suo ruolo. La cosa importante è avere una squadra che ti aiuta. Non va bene se hai 200 persone che lavorano per te e ognuno ti dice cose diverse. Devi sapere chi può aiutarti dove e quando e nel modo giusto. Abbiamo tante persone in KTM, se in futuro dovesse servire un coach in pista sono certo che avremo chi può farlo". 

Nel box c'è con te Remy, con cui c'è stata una sfida bellissima l'anno scorso. Come vanno le cose?
"E’ bello avere Remy nel team, abbiamo un ottimo rapporto. In pista lotti con tutti, ma penso che siamo persone adulte e sappiamo che quando la gara finisce, finisce. Se dobbiamo fare delle interviste assieme le facciamo, per me è tutto a posto e penso lo sia anche per lui. Avere un pilota forte nel box è importante. Anche l’anno scorso è stato fondamentale, ci siamo osservati a vicenda ed abbiamo fatto salire il livello della moto assieme. Averlo nel box mi mette pressione per dare il massimo, perché abbiamo la stessa moto ed entrambi vogliamo portarla al limite". 

La cosa che ti ha stupito della MotoGP. 
"Mi ha stupito la potenza della MotoGP e mi piace tantissimo. In questi giorni di test ho cercato solo di imparare, non ho chiesto niente di particolare. Ho pensato solo a fare esperienza". 

Grazie Raul e complimenti per il tuo italiano. Ci avevi mentito, lo parli benissimo!
"Ho avuto un capotecnico italiano per due anni ed a furia di ascoltarlo, ho imparato qualcosa!"

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